venerdì 14 febbraio 2020

sabato 11 gennaio 2020

Metavisione - Il metodo Downey non è attendibile

Dopo aver sentito parlare, sin troppo oserei dire, di "metavisione", ho deciso io stesso di sperimentare in questo campo, per poter capire i limiti e le potenzialità delle numerose tecniche ad oggi conosciute e note ai più.
Prima di procedere, ritengo necessario informare, i "non addetti ai lavori", del significato del termine metavisione.
È convinzione, degli studiosi di parapsicologia, ed anche mia a dire il vero, chè sia possibile ottenere messaggi (spesso casuali), immagini o suoni, provenienti da cronotopi differenti (dimensioni spazio-temporali differenti dalla nostra, spesso identificate come l'al di là, o con altri nomi).
Per fare questo si ricorre a tecniche di metafonia o metavisione, a seconda che si voglia captare suoni o immagini.
Tra le tecniche di metavisione (anche detta psicovisione) più note, vi è la tecnica downey.
Questa consiste nell'utilizzo di 3 elementi, o strumenti:
- uno specchio,
- acqua,
- una videocamera.
Per prima cosa occorre riempire un recipiente d'acqua, capiente al punto da poter ospitare uno specchio in maniera agevole (la bacinella non deve essere in metallo e non deve riflettere la luce).
Lo specchio va sommerso completamente, l'ambiente deve essere bene illuminato, anche artificialmente (meglio puntare un faro sopra la nostra bacinella)
Fatto ciò bisogna iniziare a filmare e in qualche modo agitare l'acqua dolcemente.
Mentre l'acqua viene agitata, le riprese dovranno mettere bene a fuoco lo specchio, che non dovrà riflettere oggetti o lo stesso operatore.
Poi, dopo 2 minuti, si porta il video su un computer e lo si osserva con programmi in grado di rallentare il tutto, mostrando il video fotogramma per fotogramma.
Tra le increspature dell'acqua, tra i mille riflessi, tra i giochi di ombre e luci, sarà possibile osservare volti ed altre figure.

Affascinante secondo alcuni, a mio avviso però è praticamente impossibile non incappare in ovvie pareidolie (immagini astratte che la nostra mente interpreta come figure note, volti o altre forme conosciute), ergo, ai fini di una vera ricerca, questo metodo risulta essere praticamente inutile.
Nell'immagine allegata, potete osservare il risultato del mio esperimento: sembra un volto, e forse lo è sul serio, ma nessuno scienziato potrebbe dare credito a simile ipotesi, e con giusta ragione.
Per questo motivo, pur volendo, per assurdo, concedere il beneficio del dubbio, ritengo che tale metodo di indagine non posa rispondere alle esigenze dei veri ricercatori, che invece cercano prove concrete, tangibili, scientificamente valide.

Mario Contino
Copyright, vietata ogni riproduzione non autorizzata.

sabato 28 dicembre 2019

Il Diavolo nel Salento

Il Diavolo era un personaggio molto presente nella vita quotidiana degli antichi salentini.
Questa presenza costante, dovuta ad una fortissima influenza religiosa, ha influenzato ogni arte, dalla scultura, alla pittura, alla poesia e letteratura.
Lu tentatore (il tentatore), lu nemicu the Diu (il nemico di Dio), lu cifru (contrazione del termine Lucifero), e tanti altri nomi furono attribuiti al diavolo (lu tiaulu), sempre pronto ad innescare liti tra le famiglie, rovinare i raccolti, seminare discordia e chi più ne ha più ne metta.
I nomignoli sopra riportati erano gli unici modi con cui identificare il diavolo, infatti si temeva che pronunciare il termine “tiaulu” o “luciferu” potesse portare quest’ultimo ad apparire improvvisamente, terrorizzando i presenti. A riprova di quanto detto, esiste ancora oggi il “modo di dire”: Nomini lu tiaulu e ni spuntanu le corna (Nomini il diavolo ed ecco che gli spuntano le corna).
Il rapporto tra i salentini ed il diavolo, detto anche “Lu temoniu” (il demonio), è tale da aver originato numerose leggende.
Secondo alcune credenze popolari, ormai quasi del tutto dimenticate, il diavolo abiterebbe nei pozzi o nei ruderi delle antiche masserie, lo si potrebbe ascoltare mentre suonerebbe il suo strumento, un flauto, e vedere mentre sonnecchia tra le pietre possenti dei vecchi ruderi.
Proprio sul flauto io mi soffermerei un istante, il diavolo che nell'immaginario assume un’aspetto caprino, da satiro, e che suonerebbe un flauto, ben ricorda la figura dei fauni, esseri mitologici legati alla natura e che sono spesso raffigurati nell'atto di suonare un flauto.

Sempre il diavolo sarebbe custode di numerosissimi tesori: “le archiature”, che di tanto in tanto potrebbe concedere in dono a persone di mal affare o a personaggi che grazie alla loro astuzia siano riusciti ad ingannarlo, quasi come se questa concessione dovesse rappresentare una sorta di oscura ricompensa, o un segno di rispetto.
Al Diavolo e ai suoi seguaci, i demoni, si attribuiscono numerosissime opere architettoniche o naturali.
A Tricase vi è la famosa “Chiesa dei diavoli”, che si narra sia stata edificata dal demonio in persona, leggenda analoga fa riferimento al “campanile del diavolo”, la famosissima torre sita in Soleto, città della stregoneria.
Nel tratto costiero di Punta Ristola, possiamo rintracciare la famosa “grotta del diavolo”, ritenuta la dimora dell’anima del malvagio Barone di Castro, un uomo che per via della sua cattiveria sarebbe stato dannato in eterno e trasformato in un demone.

In Lecce possiamo riscontrare la leggenda legata alla Chiesa di San Matteo: La colonna del diavolo. Parrebbe che il demonio, impressionato dalla maestria dello scultore e spaventato dalla folla che tale bellezza avrebbe potuto attirare in chiesa, uccise il maestro prima che questi potesse ultimare il lavoro. La facciata della Chiesa, ancora oggi, mostra una delle due colonne poste ai lati del portone di ingresso, non ultimata.
Persino il mal tempo o la grande siccità erano considerate opera “di lu sette corna” (del sette corna), altro appellativo utilizzato per identificare il diavolo.
In passato, durante i violenti nubifragi che non di rado si abbattono nel Salento, le donne erano solite gettare per strada un pezzettino di mollica presa dal pane benedetto il giovedì Santo.
Seguiva un’antica litania:

“Ausate San Giuvanni e nu durmire, ca tre nuvule sta visciu passare, una te acqua, una te ientu, una te tristu e male tiempu. Mannale a ddu nu canta jaddru, a ddu nu luce luna, a ddu nu crisce nuddra criatura”

(Alzati San Giovanni e non dormire, che tre nuvole vedo passare, una e di pioggia, una e di vento, una e di brutto mal tempo. Mandale nel luogo in cui nessun gallo canta, in cui la luna non risplende mai, li dove non cresce nessun essere vivente)

Ancora oggi alcuni anziani, consci dell’antica tradizione, sono soliti ripetere questo antico rituale per “esorcizzare” il mal tempo.
Il diavolo doveva essere esorcizzato ad ogni costo, così gli antichi salentini escogitarono diverse soluzioni tra sacro e profano.
Il 15 agosto, giorno della Vergine Assunta, le donne erano solite partecipare ad un interessante rituale, oggi del tutto estinto.
Ci si segnava cento volte con il segno della croce, dopo ogni segno si recitava un’ave o Maria seguita dai versi che riporto:

Bruttu nemicu, fuscime the nanti!
Nu te la dau, no, l’anima mia,
ca m’aggiu fatte centu cruci sante,
lu giurnu te la Vergine Maria.

(Brutto nemico, sparisci d’avanti a me, non te la darò la mia anima. Ho fatto cento croci sante, il giorno della Vergine Maria)

Questa pratica potremmo definirla una specie di sigillo protettivo che la cultura popolare, il folklore, aveva creato al fine di proteggere i fedeli ed esorcizzare il diavolo.
La cultura salentina dunque, ha da sempre convissuto, al pari della forte fede cristiana, con il forte timore del diavolo e della dannazione eterna delle anime.
Se ancora oggi l’argomento è sentito, non è certo per ignoranza ed arretratezza, ma perchè il popolo salentino, forse più di altri, ha saputo onorare, conservare e tramandare le antiche tradizioni locali.

Mario Contino
Copyright, vietata ogni riproduzione non autorizzata

LE ARTI DEL DIAVOLO. INQUISITORI, STREGHE, ALCHIMISTI E MAGHI ED IL LORO RIFLESSO IN PUGLIA

“Che tutti gli eretici siano scomunicati e anatemizzati e, una volta condannati dalla
Chiesa, abbandonati al giudice secolare per subire il meritato castigo”
(Gregorio IX )

Una vera e propria crociata contro Satana ebbe il suo incipit sotto il pontificato di Gregorio IX, tra gli anni che intercorsero tra il 1227 ed il 1234.
Il Tribunale dell’Inquisizione vede un primitivo abbozzo sin dal Concilio di Verona del 1184, presieduto da Papa Lucio III e Federico Barbarossa quando fu costituita la cosiddetta “Bolla di Ruscigli” allo scopo di combattere l’eresia; la disposizione in essa contenuta – sconosciuta al diritto romano – prevedeva la possibilità di essere accusati di eresia e, dunque, subire un processo anche in assenza di prove tangibili o testimoni.
Questa disposizione trovò, successivamente, conferma durante il Concilio Lateranense IV del 1215 mediante il quale si istituirono le procedure d’ufficio utili a contrastare la minaccia ai danni della Chiesa.
Nel 1252, con la bolla Ad Extirpanda vi fu l’approvazione pontificia del mezzo della tortura al fine di “estirpare” i movimenti eretici; comparendo come un giudice quasi straordinario, il Tribunale dell’Inquisizione doveva
punire con toni severi la magia, l’astrologia, il paganesimo, gli adoratori del Diavolo ed i funzionari ecclesiastici che si erano macchiati di reati che risultavano incompatibili con la loro carica.
Nel 1235 toccò ai domenicani e, successivamente, ai frati francescani il compito di contenere la minaccia dell’eresia; moltissimi furono gli uomini e le donne – le quali erano in numero maggiore rispetto ai primi – accusati di adorare il demonio e di praticare arti occulte che si contrapponevano ai dogmi di fede imposti da una Chiesa che con coercizione imponeva il rispetto dei dogmi di fede, quali verità assolute.
Del termine “inquisizione” vi è la prima traccia negli atti emessi dal Concilio di Tolosa tenutosi nel 1229 in Francia, durante il quale, al tavolo intorno ove sedevano gli ecumenici si discusse per cercare un modo per fermare l’emorragia dell’eresia.
Con la bolla pontificia “Summis desiderantes affectibus” – promulgata il 5 dicembre 1484 da Papa Innocenzo VIII – iniziò la soppressione dell’eresia e della stregoneria nella Valle del Reno; ma fu solo tre anni dopo, nel 1487, che il libro sacro della repressione della stregoneria vide la luce ad opera di due domenicani tedeschi: Jacob Sprenger e Heinrich Kramer, autori del “Malleus Maleficarum”, conosciuto anche come “Martello delle Streghe”.
A questo secolare testo – ristampato 34 volte sino al 1669 e mai adottato dalla Chiesa cattolica, ma neppure inserito nell’Indice dei Libri Proibiti – seguì, nel 1608, il “Compendium Maleficarum”, manuale di demonologia redatto da Francesco Maria Guazzo.
L’opera, suddivisa in tre volumi, vide la luce a Cleve – città presso la quale Guazzo era stato convocato per presiedere ad un processo indetto dall’Inquisizione nei confronti di un anziano sacerdote accusato di stregoneria. All’ interno del Compendium – annoverato tra i manoscritti più autorevoli della stregoneria – son citati numerosi casi curati dal Procuratore della Lorena, Nicolas Rémi, e raccolti nel Daemonolatreiae Libri Tres del 1595.
La Chiesa, nei secoli medievali, ideò una stretta correlazione tra Stregoneria e Satanismo, la quale fu messa in risalto dalle tesi teologiche di Agostino contenute nel De Civitate Dei in cui il filosofo difende il cristianesimo dall’attacco dei pagani, trattando il conseguimento della salvezza umana.
“Il corpo, contaminato irrimediabilmente dalla stregoneria, dev’essere bruciato perché l’anima se ne distacchi. La pubblicità del rito del rogo ristabilisce la comunione degli osservanti. Il culto della donna tutta, sotto la specie di Dio, della Vergine o della Chiesa sancisce il rogo quale punta estrema del rispetto della liberazione”: questo il mezzo di espiazione sancito dal Martello delle Streghe.
Una presenza costante nella vita e nel pensiero degli uomini del Medioevo – così come testimoniano le numerose iconografie del tempo – l’emblema del male veniva rappresentato con la forma di un serpente o di una bestia selvatica deforme i cui connotati risiedevano nella capacità di tentare, sedurre e persuadere; Soltanto con l’Editto di Costantino del 313 d.C. e con quello di Nicea del 325 d.C. la divinità del male viene identificata con un aspetto similare a quello del dio Pan: volto barbuto, busto umano, gambe e corna caprine, zoccoli, artigli ed un’espressione terrificante.
Solitamente, a mettere in moto le accuse del Tribunale erano le informazioni provenienti dal popolo e, secondo alcune leggende, durante i periodi di carestia, i credenti erano invitati, mediante un tempus gratiae, a fornire informazioni sull’eventuale presenza di streghe le quali, sarebbero state ritenute la causa di ogni sciagura che si abbatteva sul popolo e sul raccolto.
Verso la fine del Quattrocento, periodo contrassegnato dalla riforma luterana e dallo scisma della cristianità, l’Inquisizione romana punì severamente coloro i quali abbandonarono il credo cristiano per approcciarsi alle arti magiche; processi, esecuzioni pubbliche si diffusero in gran parte del territorio europeo, mentre in Germania vedeva la luce l’opera “De occulta philosophia” dell’alchimista, astrologo, esoterista e filosofo Heinrich Cornelius Agrippa di Nettesheim.
L’analogia tra stregoneria e satanismo si mantenne viva a lungo sia nel folklore popolano che negli atti normativi ecclesiastici, divenendo quasi una fonte consuetudinaria.
La magia cerimoniale si diffuse sempre più ed i metodi di invocazione trovavano ispirazione nelle antiche dottrine pagane ed ebraiche.

Nella letteratura medievale, molti erano i formulari magici alla portata dei dotti e, con la nascita della stampa, molti testi furono tradotti dall’arabo, favorendo una diffusione delle conoscenze alchemiche e magiche.
Molti inquisiti subirono aspri processi ai quali seguì l’ordinanza dell’esecuzione della pena capitale, monito per gli altri disertori della fede cristiana i quali rispondevano dinanzi al Tribunale della colpa di “pensare” e “sentire”.
Annoverati nel “pensare” erano tutti quei crimini più gravi commessi con la parola o con l’assunzione di un atteggiamento contrastante con la fede e retribuiti con la stessa vita; erano, invece, annoverati nel “sentire” quelle colpe relative alla sfera sessuale.
Le pene variavano a seconda della gravità del fattispecie e si uddividevano perlopiù in spirituali (retribuite con penitenza), giudiziarie (confisca o ammenda) e corporali (pena di morte o tortura).
A cavallo tra il Basso Medioevo e l’età moderna molteplici furono i dogmi che vennero strumentalizzati dalla Chiesa di Roma al fine di contenere le rivolte di coloro che accusavano l’istituzione ecclesiastica di corruzione ma, non di rado, le credenze popolari presero il sopravvento; a testimonianza del modus operandi utilizzato dell’istituzione ecclesiastica vi è il caso
di Laura Stella de Paladini, vittima della Caccia alle Streghe di Bitonto avvenuta nell’ultimo decennio dei Cinquecento (1593-1594).
La giovane bitontina, poi assolta dall’accusa nel 1594 a seguito di un attento studio del caso, fu vittima di un piano architettato dall’ arcidiacono Ottavio Bove il quale sfruttò la situazione di fragilità psichica della de Paladini al fine di ottenere lustro, inducendola ad autoaccusarsi di stregoneria e praticante dei sabba.
Quella di Laura Stella de Paladini è solo uno dei casi di processo inquisitorio nel Meridione che non risparmiarono neppure i membri degli ordini monastico- cavallereschi del tempo: è nelle città pugliesi di Brindisi e Lucera, che durante il periodo di tramonto dell’Ordine del Tempio, alcuni seguaci furono inquisiti e condannati per aver respinto la fede della Chiesa di Roma, a favore di pratiche “diaboliche”.

Antonia Depalma  (esperta in Criminologia Clinica e con riferimento al satanismo)

Culti ed aspetti settari in Puglia – Studio degli aspetti criminologici sul territorio

Il fenomeno religioso, sin dalle origini dell’uomo, ha avuto una rilevanza primaria dato il nesso esistente tra i valori scaturenti dai fattori educativi che plasmano l’individuo e la determinazione della condotta umana.

Il termine “religio”, secondo lo stesso Cicerone, deriva da “rilegare” o “ripercorrere”, così come si rinviene in un passo dell’opera “De Natura Deorum”: «qui autem omnia quae ad cultum deorum pertinerent diligenter retractarent et tamquam relegerent, sunt dicti religiosi ex relegendo, ut elegantes ex eligendo, diligendo diligentes, ex intelligendo intelligentes»

[invece coloro che riconsideravano con cura e, per così dire, ripercorrevano tutto ciò che riguarda il culto degli dei furono detti religiosi da relegere, come elegante deriva da eligere (scegliere), diligente da diligere (prendersi cura di), intelligente da intelligere (comprendere)].

Il culto è dunque nato con l’uomo il quale, da sempre, ha considerato le forze della natura come strettamente correlate al volere di esseri superiori nei confronti dei quali si trovavano in una posizione di soggezione;

per placare l’ira o assecondare il volere degli dei si compivano messe, rituali e sacrifici che, spesso, avevano ad oggetto il sangue umano o animale il quale è, da sempre, rivestito di una valenza simbolica particolare.

Scorrendo tra le storie delle culture più antiche – dalle civiltà precolombiane ai popoli che si insediarono nelle aree geografiche che spaziavano dall’Atlantico ai Carpazi, giungendo sino alle grandi pianure del Nord e alle coste mediterranee – il rituale sacrificale è un connotato costante;

fonte storica indiscutibile sono i “Commentari de bello Gallico” di G.I. Cesare e gli “Appunti di Viaggio” del geografo Posidonio, il quale- nel 56 a.C , quando condusse le legioni romane verso il Canale della Manica – testimoniò l’usanza celtica del sacrifizio.

Ai tempi coevi, tuttavia, con la rinascita delle religioni che il CE.S.NU.R. definisce “nuove”, il culto e l’uso di rituali è oggetto di studio degli esperti ricercatori e dei cultori della materia.

Tra il 1999 ed il 2001, gli studi condotti in nord America dalla “American Religious Identification Suvery”, hanno rivelato che il numero dei praticanti di questo Credo era pari a 307.000 ca. e, secondo le indagini statistiche compiute dalla DEA, il numero degli aderenti alle religioni neopagane è soggetto ad un significativo aumento.

Wicca, Dodecateismo, Religione Etnica Ellenica, Neopaganesimo e Satanismo sono, attualmente oggetto di studio dei centri di ricerca.

L’utilizzo del termine “setta” attribuito a queste religioni è sempre più frequente, seppure talvolta risulta essere carico di un’ accezione negativa: il termine, deriva dal latino “secta” e “sequi” (seguire una direzione, un’ideologia o un maestro illuminato) e dal verbo “secare”, nel suo significato di “tagliare” o “disconnettere” e si intende come il distacco dalla Chiesa madre.

I movimenti religiosi a cui si fa riferimento con il termine “setta” sono di varia natura e si possono distinguere in religiosi e non-religiosi ma tutti, al loro interno, presentano una struttura gerarchicamente organizzata.

La maggior parte delle sette monopolizzano la psiche umana, e talvolta l’attività da queste perseguite presenta lo scopo di lucro e quello di effettuare un controllo sul comportamento dell’ adepto (Behavoiur Control), sulle informazione a sua disposizione (Information Control), sul pensiero (Thought Control) e sulle emozioni (Emotions Control).

Focalizzando lo studio nell’area della Penisola, uno dei fenomeni più diffusi e presenti sul territorio è, senz’altro, il Satanismo.

Tra i gruppi operanti in Puglia si annoverano gli Eletti di Satana – presenti a Gravina di Puglia dal 1989 e guidati da W.L.M. –  e l’Universale Fratellanza della Luce Nera – presenti a Bari, guidata da M.C. e conta una decina di affiliati; a questi si aggiungono gruppi numericamente “minori”.

Il Satanismo non si colloca sotto un’unica corrente e, la sua distinzione risulta essenziale per comprenderne il modus operandi dal punto di vista psicologico-comportamentale, criminologico ed investigativo.

Quello che suscita maggior timore e che, nella maggior parte dei casi, lede l’incolumità e l’integrità psico-fisica degli aderenti è il c.d. “Satanismo Acido” il quale potrebbe collocarsi anche nel fenomeno sociologico di devianza, connessa all’agire della sottocultura giovanile.

L’esempio di Satanismo Acido più famoso dai connotati criminosi che ha interessato l’intera Italia, è quello che ha riguardato, nel Varese, le c.d. “Bestie di Satana”, ritenuti dal G.U.P. di Busto Arsizio come “un’aggregazione di personalità deboli, immature, ineducate, sostanzialmente svantaggiate che hanno costruito un maldestro edificio nel quale albergare la loro assoluta povertà morale”

I rituali “fai da te”, tipici dei movimenti acidi, sono stati al centro della cronaca nera italiana e mondiale; non risparmiando neppure la Puglia: nell’ottobre dello scorso anno la Corte di Cassazione si è pronunciata su una questione avvenuta tre anni prima e che è culminata con l’emissione di una condanna alla pena detentiva per i due educatori, protagonisti della macabra vicenda.

A Taviano, città salentina in provincia di Lecce, nel 2015 si sono registrati maltrattamenti a danno di alcuni minorenni, ospiti della struttura “Oberon”.

Il centro, il cui nome richiama – nella mitologia medievale – quello del re delle fate, era tutt’altro che un posto idilliaco e “sicuro” come ci si aspetta che sia una casa-famiglia, nido di ragazzi che hanno bisogno di essere seguiti nel processo di formazione e socializzazione.

“Punizioni fisiche severissime, l’obbligo di visionare film horror nonché la partecipazione obbligatoria a certi rituali e messe nere in onore di Satana che si svolgevano in una chiesa sconsacrata”: queste son state le testimonianze, accuratamente dettagliate, rilasciate da una minore “ricoverata” presso la struttura ed interrogata durante il processo penale.

Un’ospite della casa-famiglia ha raccontato ai magistrati incaricati di far luce sulla questione, macabri dettagli riguardanti il modus operandi di questa “setta” e delle ferite rituali inflitte sul suo corpo delle vittime e delle quali la testimone portava, al tempo del processo, segni visibili.

Gli stessi inquirenti, durante le ispezioni, hanno trovato del materiale corrispondente a quello descritto dai testimoni ascoltati durante le udienze: mantelli con cappuccio, tre crocifissi in legno e pezzi di vetro, utili per infliggere le ferite durante la celebrazione rituale.

Questo caso porta alla luce una certezza investigativa valida: spesso, l’utilizzo errato della simbologia esoterica o satanica, la mancata conoscenza di questa, l’improvvisazione rituale, lo scopo ed il modus operandi si rivelano preziosi connotati per la comprensione del fenomeno e della sua eziologia.

Antonia Depalma  (esperta in Criminologia Clinica e con riferimento al satanismo)

CORRELAZIONE TRA MUSICA E SATANISMO TRA TESI E ANTITESI,STUDIO COMPARATISCO DEL FENOMENO E CRONACA DI UN CASO CLINICO IN PUGLIA

Ritmi calcati, voce gutturale, canto distonico con scream o growl, riverbero, overdrive e distorsioni del sound prodotti da amplificatore e subwoofer ad alto wattaggio: questi i connotati del genere definito “Heavy Metal” .

Nato tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, il termine richiamante il rumore “ferraglioso” prodotto dalle bicilindriche Harley Davidson dei riders fu coniato dalla band canadese Stappenwolf;

nel singolo “Born to be Wilde” del 1968 – poi divenuto la colonna sonora del road movie di Dennis Lee Hopper, “Easy Rider” – viene adoperata l’espressione “heavy metal thunder”:

“I like smoke and lightning, heavy metal thunder, racin’ with the wind”

Le tecnologie di amplificazione sempre più sofisticate e l’influenza del genere blues e rock, presto, diedero vita alla cultura musicale Heavy Metal che porta con sé una lunghissima tradizione progenitrice: dai riff della Feder Stratocaster di Jimi Hendrix ai mellotron dei King Crimson di Robert Fripp.

Tra i primi esecutori del “nuovo” genere, i critici della musica annoverano i Led Zeppelin ed i Black Sabbath;

tuttavia è di fondamentale importanza specificare che in questo periodo non vi è una vera e propria scissione tra il genere definito “Hard Rock” e quello Heavy Metal: solo successivamente, con l’affermazione di sound più pesanti propri dei Van Halen, dei Mötley Crüe, dei Metallica o degli Iron Maiden si provvederà a creare una distinzione tra gli aggettivi “Heavy” e “Hard”.

La questione relativa alla “scissione dei generi” risulta essere tutt’oggi oggetto di dibattito tra i critici e gli storici della musica, poiché, non è raro che gruppi come i Led Zeppelin o Deep Purple vengano erroneamente etichettati come appartenenti al filone musicale “Heavy Metal”.

Comunemente, con l’utilizzo di questo termine, si designa un genere definito, progenitore di innumerevoli sottogeneri tra i quali si annoverano il Thrash, il Black, il Death,l’Epic, il Doom, il Progressive, il Viking, il Folk, l’Air Metal e molti altri, ciascuno dei quali è caratterizzato da influenze differenti che spaziano dal genre punk alla musica classica o sinfonica.

Come il sound, anche i temi trattati nei testi delle canzoni hanno origini differenti: le questioni affrontate spaziano dall’amore, alla politica e/o religione;

quest’ultima è stata al centro di dibattiti sin dal 1971 quando i Led Zeppelin, nel loro album “Led Zeppelin IV” incisero “Stairway to Heaven”.

Il singolo, che occupava il 31° posto nelle classifiche delle 500 migliori canzoni secondo Rolling Stone, diede vita a polemiche riguardanti l’inserimento di messaggi subliminali: secondo le credenze, se riascoltata al contrario, la traccia del Led Zeppeli IV si rivelerebbe come un vero e proprio inno a Satana;

tuttavia, quest’accusa rivolta alla band prestò si rivelò scientificamente infondata e decadde.

Diversamente, nel panorama musicale nord europeo, per molti gruppi di matrice Black Metal degli anni Novanta, la veridicità dell’accusa non fu messa in discussione.

Sotto l’influenza dei gruppi pionieri del genere Black metal i Venom, Mercyful Fate e Bathory vennero accusati di dare in pasto ai loro fan ideologie sataniste che incitavano alla violenza.

Fu proprio il singolo “Mayhem with Mercy” che nel 1984 ispirò il nome di una delle band Black Metal di Oslo che suscitò non poche polemiche e che a lungo fu al centro della cronaca nera norvegese: i Mayhem, i quali diedero vita al Black Metal Inner Circle, altrimenti conosciuto come “Black Metal Mafia” o “Organizzazione Criminale di Oslo”.

Al civico 56 di via Schweigaards gate di Oslo – dove attualmente si trova lo store Neseblod Records, agli inizi degli anni ’90 sorgeva “Helvete”, un negozio di dischi gestito dal leader dei Mayhem, Euronymous, che, per meglio sfruttare i metraggi dei locali commerciali decise di mettere a disposizione un’area degli stessi al fine di organizzare dei veri e propri raduni a cui partecipavano ragazzi poco più che adolescenti, con la passione per la stessa musica, i quali presto divennero membri dell’ Inner Circle.

In quegli anni di violenza, timore e ribellione ai valori sociali, si susseguirono innumerevoli episodi che interessarono la cronaca nera: nel 1992 si contarono oltre 15.000 tombe profanate, le cui reliquie divennero arredi-trofeo di Helvete, e 52 incendi dolosi ai danni delle Stavkirke – edifici destinati al culto, caratterizzate da decorazioni richiamanti temi tipicamente pagani:

il 6 giugno 1992, Varg Vikernest – leader della band Black Metal, Burzum e assassino di Ostein “Euronymous” Aarset ed inventore del gioco di ruolo “Mytic Fantasy Role-playing Game” – diede alle fiamme la Fantoft Stavkirke, edificata nel 1150 e situata a Fortun, un villaggio non distante da Bergen.

I casi riguardanti i cosiddetti “signori del chaos” possiamo collocarli sotto il filone del satanismo acido il quale risulta tipico dei movimenti legati alla subcultura giovanile, all’utilizzo di sostanze stupefacenti e caratterizzato da comportamenti definiti “devianti”.

In maniera differente si pose, invece, il caso che ebbe come protagonista la cittadina di West Memphis, in Arkansas:

alle ore 20.00 del 5 maggio 1993 John Byers denunciò la scomparsa del suo figliastro di otto anni, Christopher, il quale – assieme ad altri due coetanei, Stevie Branch e Michael Moore – fece perdere le sue tracce.

Non trascorse molto tempo che i corpi senza vita dei tre bambini furono ritrovati in un torrente situato in Robin Hood Parker, area rinominata “tana del diavolo”.

Dal referto del medico legale, sui corpi dei bambini non risultava esserci alcun segno di lesioni inflitte da arma bianca ma, le braccia e le gambe dei bambini risultavano esser state legate con lacci di scarpe; una prima analisi parlò di castrazione eseguita su due dei tre corpi ma dopo una serie di accertamenti fu appurato che i segni rinvenuti in prossimità degli organi genitali corrispondevano a morsi di tartarughe, presenti nel torrente, avvenuti postumi.

La caccia al colpevole fu immediata e, non riuscendo ad investigare a causa della mancanza di inizi, si pensò immediatamente di accusare del crimine di omicidio tre adolescenti del luogo additati come “adoratori del diavolo”.

Musica Heavy Metal, personalità introverse, anelli decorati con teschi, abbigliamento dark, capelli lunghi ed interesse per i film horror e per le opere di Aleister Crowley fecero di Damien Echols, Jessie Misskelley Jr. e Jason Baldwin i colpevoli.

Durante le fasi processuali innumerevoli furono le prove controverse e “forzate” mosse dall’accusa nei confronti dei tre ragazzi: le testimonianze “fragili” e le prove contraddittorie e non sufficienti a far luce sulla morte dei tre bambini non impedirono al giudice di dichiarare colpevoli i tre imputati stabilendo come sanzione la pena di morte per Damian Echols.

Il caso fu, tuttavia, riaperto nel 2007 quando gli avvocati di Echols depositarono un memoriale per evidenziare che, sulla base degli esami del DNA, il materiale genetico recuperato sulla scena del crimine non era attribuibile ai tre imputati; al deposito di questo materiale seguì la richiesta di habeas corpus delineante le nuove prove che portavano alla luce una diversa verità dei fatti: secondo i difensori di Echoels, le tracce rinvenute sarebbero appartenute a Terry Hobbs, patrigno di una delle tre piccole vittime, sin dall’inizio correlato al caso.

Il contribuito di Johnny Depp, Eddie Vedder e altre star hollywoodiane – da sempre certe dell’innocenza dei tre – è stato decisivo per la riapertura del caso.

“Oltre ogni ragionevole dubbio”, così com’è sott’intitolato il film The Devil’s Knot, diretto da Atom Egoyan ispirato alla vicenda processuale dei tre ragazzi di West Memphis attualmente liberi ma ritenuti, agli occhi della legge, ancora colpevoli probabilmente al fine di evitare ai protagonisti di intentare una causa contro lo Stato.

Quello appena descritto è una fattispecie che va a sfatare il mito ed i luoghi comuni della correlazione esistente tra musica e satanismo;

tuttavia, si pone quasi come “antitesi” di questa affermazione, il risultato della percezione e rielaborazione dei contenuti di alcune canzoni del genere heavy metal o hard rock ad opera di una mente “fragile”.

Un Satana che funge da capro espiatorio è stato il protagonista della triste vicenda  avvenuta a Sannicola, nel leccese, il 17 ottobre 2001 che ha visto coinvolti due quattordicenni che tentarono di uccidere a coltellate una loro coetanea durante un rituale in onore del dio degli inferi.

I due, dicevano di dover eseguire delle indicazioni dal “reverendo” Manson, idolo musicale dei due ragazzini: la ragazzina, viva per miracolo, stava per essere accoltellata da uno dei suoi “compagni” ma, era riuscita ad impedire che la lama del coltello impugnato da uno dei due la ferisse, grazie alla prontezza nell’abbassare il mento impedendo così che avvenisse il peggio.

I giovani, vedendola svenuta in una pozza di sangue con diverse lesioni, hanno abbandonato la scena del delitto rientrando a casa con gli abiti che portavano i residue del crimine commesso.

il questore P.N. che si occupò del caso non escluse che i due ragazzini tentassero di entrare in un gruppo virtuale e che il macabro avvenimento potesse aver a che fare con un rituale di iniziazione;

questo, il più grave fatto commesso dai due ragazzini che già erano stati ammoniti per aver profanato alcuni monumenti funerari.

A seguito di quanto accaduto, il gip della Sezione Minorile del Ministero di Grazia e Giustizia di Lecce , P.S. ha ordinato un piano di recupero della durata pari a due anni e due mesi per i minorenni, con l’obbligo di recarsi a scuola e svolgere attività sportive e di volontariato utile ad una piena riabilitazione dei minori mirata al processo di risocializzazione.

Queste testimonianze, frutto di uno studio comparatistico, hanno messo a confronto tre fattispecie concrete che hanno dimostrato in tesi ed antitesi la correlazione tra la musica ed il satanismo, allontanandosi da ogni luogo comune ed analizzando con tocco scientifico la questione.

Antonietta Depalma
(esperta in Criminologia Clinica e con riferimento al satanismo)

L’INDICE DEI LIBRI PROIBITI: IL SAPERE OCCULTATO ED I ROGHI DI PUGLIA

In un contesto che vede il superamento dell’ antica tradizione di diffusione dei saperi proveniente dagli scriptoria dei monasteri benedettini, centri di cultura e di propaganda della conoscenza, il Santo Uffizio si propose di plasmare i fedeli, esercitando un controllo sulla divulgazione di essa.

A questo scopo, nel 1559 ad opera di papa Paolo IV, fu istituito l’Index librorum prohibitorum il quale si poneva come fine principale quello di proteggere la Chiesa dalle eresie che sul finire del Medioevo, all'alba dell’età moderna, comportavano una reale minaccia per il potere spirituale.

Non molti anni prima, nel 1487, in un Paese che risentiva ancora del culto della religio antica di stirpe germanica, i frati domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer – a seguito della bolla pontificia “Summis desiderantes affectibus” e sull’esempio dell’ inquisitore generale di Aragona, Nicolas Eymerich – pubblicarono il Malleus Maleficarum (conosciuto anche come “Martello delle Streghe”) allo scopo di reprimere il paganesimo, la stregoneria e, più in generale, i movimenti ritenuti “eretici”;

questo manuale-guida per inquisitori non fu mai adottato ufficialmente dall’istituzione ecclesiastica ma neppure inserito nell’Indice dei Libri Proibiti.

Con il precoce diffondersi dei saperi e delle conoscenze – grazie al supporto della stampa apportata nell’esperienza europea dal tipografo Johannes Gutenberg – si fece strada il timore che teorie “nuove” e razionali inibissero e screditassero le concezioni dogmatiche imposte nei secoli della cosiddetta “età di mezzo” dalla Chiesa romana.

L’autorità del potere temporale sulla cultura si andò rafforzando sempre più e la sua attuazione trovò sostegno nella bolla pontificia “Inter Sollicitudines” emanata il 4 maggio 1515 a seguito del V Concilio Lateranense che prevedeva l’esercizio dell’ Imprimatur la quale constava nella facoltà dell’ente ecclesiastico di concedere il nulla osta alla stampa all'autore o all'editore, su richiesta di quest’ultimo.

Sebbene la bolla Licet ab Initio (1542) non conferisse alla Congregazione di competenza il potere di censura, questa si arrogò il controllo della stampa attuando perquisizioni nelle biblioteche dei conventi, dei monasteri e delle abitazioni private, sottoponendo a requisizione i libri ritenuti “immorali”.

Tra i libri censurati dall'autorità ecclesiastica non mancarono diverse edizioni della Bibbia, con particolar riguardo a quelle scritte in volgare, nonché opere note tra le quali si annoverano il De Monarchia di Dante Alighieri, il Decameron di Giovanni Boccaccio, molteplici opere di Niccolò Macchiavelli ed altri testi filosofici, scientifici o, più in generale, contenenti nozioni di magia cerimoniale, alchimia ed esoterismo;

la censura fu dunque attuata per quelle produzioni scritte che si rivelavano essere in disarmonia con i principi accettati e divulgati quasi coercitivamente dal Sant’Uffizio.

Secondo alcuni studi storiografici, particolarmente consistente fu il patrimonio librario bruciato per volere delle congregazioni delle circoscrizioni territoriali della Penisola e dell’ Inquisizione; questo fenomeno non lasciò esclusa nessuna area geografica:

tra il 1556-67 il vescovo di Giovinazzo, Giovanni V (Briziano della Ribera) a proposito dell’istruzione decretò che il docente di grammatica “svolgesse le sue lezioni astenendosi, come stabilito dal concilio di Trento, dall'uso di libri proibiti o sospesi o da altri libri lascivi che potessero corrompere la morale dei giovani”.

Decreti e bolle di analogo contenuto son state emanate ad Otranto ove, nel 1630, l’arcivescovo affermò le sue intenzioni di sanzionare tutti coloro che, rivestendo cariche ufficiali quali giudice e doganiere, avrebbero permesso lo sbarco di manoscritti o libri rilegati ritenuti “proibiti”.

Non differente risultò essere la corrente di pensiero del vescovo di Lecce, Luigi Pappacoda il quale – imponendosi nel panorama culturale locale – nel 1660 dispose la prigionia per coloro i quali avessero mostrato interesse per i libri di medicina, astronomia, astrologia, agricoltura e arte della navigazione; fu altresì vietato ai tipografi di inserire immagini che potessero essere ritenute contrarie all’ordine pubblico ed al buon costume del tempo.

Tra i testi censurati e messi al rogo non fu risparmiata l’opera Lemegeton Clavicula Salomonis, grimorio diviso in cinque parti e rinominato “Piccola Chiave di Salomone, che costò una scomunica allo studente di medicina originario di Ruvo, Giovanni Andrea Rosello, trovato in possesso del libro.

“Osare alla conoscenza” – in un’epoca in cui il Sant’Uffizio deteneva il controllo culturale – significava dunque incorrere nel pericolo di sanzioni erogate dal tribunale civile ed ecclesiastico che talvolta potevano compromettere quei diritti dell’uomo che oggi definiremmo “irrinunziabili”.

Antonia Depalma.
Copyright, vietata ogni riproduzione non autorizzata

martedì 24 dicembre 2019

Folletti e Fate d'Italia

In questo libro scoprirai quanto il folklore italiano, su fate e folletti, sia stato influenzato dalla storia e dai popoli che occuparono le varie regioni.

Comprenderai come la medesima leggenda sia stata reinterpretata e divulgata nelle diverse zone d’Italia, mutandone di volta in volta le caratteristiche.

Potrai riflettere sulle similitudini tra gli “esseri” descritti nel folklore italiano e quelli descritti in altre zone del mondo, ad esempio Scozia o Giappone.

Nel libro sono presenti, oltre che l’elenco delle leggende su fate e folletti, regione per regione:
- Una breve descrizione della regione presa in esame, dal punto di vista storico e geografico.
- Riferimenti ad illustri studiosi che già si occuparono del tema.
- Interviste a studiosi, ricercatori e scrittori che hanno contribuito alla stesura di questo libro.


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domenica 22 dicembre 2019

Fantasmi, teorie e supposizioni

Oggi scrivo questo articolo in quanto continuo a notare un certo timore, del tutto ingiustificato, nell'affrontare le odierne tematiche relative all'argomento "fantasmi ed infestazioni".
Nello specifico ho notato che questo argomento viene considerato ancora un tabù, pochi lo affrontano liberamente e con la dovuta serietà, probabilmente per paura di essere giudicati e derisi da quanti fanno del pregiudizio la loro arma contro chi affronta tali tematiche.
I fantasmi esistono?
Personalmente ritengo di si, ma ammetto che il più delle volte si utilizza il termine "fantasma", e i suoi vari sinonimi, con troppa leggerezza.

Prima di iniziare ad analizzare il fenomeno, devo premettere che a mio avviso, in relazione ai miei studi, sono giunto alla conclusione che non tutte le apparizioni sono da attribuirsi ai "fantasmi", intesi nel senso comune del termine, ossia anime di persone defunte.
Esistono, secondo l'esoterismo ed il folklore, molte altre forme "spiritiche" più o meno evolute. Queste potrebbero comportarsi proprio come uno "spettro" ed apparire con sembianze tali da essere confuse con lo spirito del "caro defunto" o altro spirito umano.

Dopo tale, dovuta, premessa, torniamo alla domanda alla base di questo articolo:
Cosa sono i fantasmi?
Nessuno può, ad oggi, rispondere a questi quesiti, ma posso presentarvi alcune ipotesi personali, teorizzate a seguito di numerosi anni di studio e ricerca.

1) Teoria dell'anima o coscienza:
Secondo questa teoria, i fantasmi sono le anime dei defunti (anime intese come forma materiale di natura sconosciuta che sopravvivrebbe alla morte del corpo fisico) che rimangono su questa terra, o per meglio dire, in questa dimensione (Cronotopo), o per loro volontà o perché imprigionati, impossibilitati ad effettuare il salto dimensionale che le condurrebbe nell'aldilà (dimensione parallela che il folklore e molte teosofie riconoscono quale dimora eterna dell'anima e di altre creature spiritiche).
Ad ogni modo si fa spazio l'idea di "anima" come forma evoluta di coscienza, la nostra coscienza, quella che ci assiste durante la nostra vita che rimane tal quale anche a seguito della morte del nostro corpo. Secondo questa teoria, durante la vita dell'individuo, l'anima è da considerarsi come una coscienza superiore che (in maniera automatica) sfrutta ed organizza altre forme di energia per far funzionare l'intero organismo e dunque far restare vivo il corpo. Dopo la morte di quest'ultimo invece, la coscienza (anima) acquisisce consapevolezza piena delle sue facoltà e comprende (non bloccata da vincoli materiali) la piena realtà multidimensionale in cui noi tutti ci troviamo.
A questo punto "l'anima" potrebbe decidere (o essere costretta) ad apparire a determinate persone, o in determinati luoghi, per differenti ragioni. Per palesarsi deve però rendersi visibile, deve poter essere percepita dagli uomini, le cui coscienze operano in maniera limitata alla capacità dei 5 sensi principali sfruttati dal corpo umano. Per far ciò, altro non fa se non quello che ha sempre fatto quando manteneva in vita il corpo, ossia sfrutta altre forme di energia per materializzarsi. Ecco dunque che sfrutta i campi elettromagnetici, le molecole elementari del vapore acqueo, elementi bio-chimici di un determinato ambiente ecc..
Il questo modo si materializza "vestendosi" di una forma da noi concepibile, apparendoci come "il fantasma".

2) Teoria del ricordo universale o traccia magnetica.
Secondo questa teoria, l'universo stesso avrebbe una sorta di coscienza e quindi sarebbe in grado di registrare ogni avvenimento in una specie di memoria virtuale, un po' come noi registriamo nella mente i nostri ricordi. In occasioni molto particolari, questi ricordi tornano alla mente universale, così come a noi tornano in mente le scene di un film horror se ci troviamo in particolari circostanze.
I fantasmi sarebbero dunque semplici manifestazioni create da un'immensa coscienza universale che comprende persino la nostra stessa esistenza e realtà (secondo questa teoria sarebbe logico supporre che noi stessi altro non siamo che semplici pensieri in una coscienza pensante, che potremmo definire, impropriamente, Dio)
I fantasmi sarebbero quindi "Forme-pensiero", creati dalla mente dell'universo, o forse degli universi.

3) Teoria dell'armonia spazio-temporale
Secondo tale teoria, tutti noi viviamo in una realtà propria di un determinato spazio-tempo (cronotopo). Ogni nostra azione, compresa la nostra morte, dovrebbe essere in armonia con ogni parte della realtà che ci circonda, la nostra nascita, il nostro sviluppo, la nostra fine terrena, tutto sarebbe già stato programmato e registrato fin dalla notte dei tempi.
In questo sistema, nel nostro continuum spazio-temporale, passato, presente e futuro coesisterebbero da sempre, come punti distinti in un enorme fiume ghiacciato.
La teoria del "multiverso", in aggiunta, ci suggerisce che esistono moltissimi universi, moltissimi continuum spazio-temporali tangenti ma che non entrano in relazione tra loro. Per via di particolari squilibri, in alcuni luoghi potrebbero verificarsi anomalie spazio-temporali, potrebbero quindi verificarsi fenomeni come:
- Visioni di esseri appartenenti a dimensioni alternative;
- Visione di fatti appartenenti a differenti punti del nostro cronotopo (passato o futuro)
In ogni caso la nostra mente, non programmata per metabolizzare tali circostanze, costruirebbe una visione personale dell'evento, che possiamo interpretare come l'apparizione del "fantasma".

4) Esseri differenti da noi non percepibili.
Possiamo anche teorizzare, escludendo le ipotesi precedentemente discusse, l'esistenza di esseri molteplici e coesistenti con la specie umana, ma di natura bio-fisica differente, costituiti da materia da noi non percepibile o comunque in grado di rendersi non percepibili, sfruttando i limiti sensoriali propri dell'essere umano.
L'essere umano ha limiti uditivi, visivi ecc.. per via dei quali può percepire solo il 5% della realtà che lo circonda, percentuale incrementabile ad un misero 30% se si considera una realtà amplificata grazie all'ausilio di strumentazione scientifica.

Queste  4 teorie potrebbero essere anche tutte ugualmente valide, quindi i fantasmi potrebbero essere:
- Coscienza umana
- Ricordi di una coscienza universale (illusioni)
- Visioni di altre dimensioni o esseri multidimensionali.
- Esseri da noi non percepibili.

Spero che questo articolo possa esservi utile, soprattutto a farvi riflettere su quanto ancora poco sappiamo, su noi stessi e su ciò che ci circonda.

Articolo di Mario Contino
Copyright, vietata ogni riproduzione non autorizzata

Parapsicologia e Spiritismo, brevi cenni storici

Troppo spesso si sente citare il termine "Parapsicologia" identificandolo con pratiche che con questa materia nulla hanno a che fare. "Spiritismo e Parapsicologia" sono ormai considerati quasi sinonimi,erroneamente. I due termini identificano, infatti, discipline ben distinte tra loro, se pur collegate indissolubilmente sul piano pratico, più che concettuale. Senza il presupposto dell'esistenza “spiritica” non esisterebbe lo Spiritismo, esisterebbe invece la Parapsicologia, che si addentra anche in altri ambiti di ricerca. Spero che questo mio articolo possa essere utile a chiarire le idee in merito, soprattutto ai tanti autoproclamatisi “esperti” che spesso meglio farebbero a tacere.

Il lettore curioso, o il ricercatore neofita in questo settore di studio, si imbatte spesso in termini quali: Ricerca Psichica; Metapsichica; Parapsicologia.
Cosa indichino in realtà queste parole è spesso spiegato in maniera confusa, ed ancora meno chiara è l'origine di questi termini che, a rigor di logica, non sono certo stati coniati casualmente.
Il primo termine entrato in uso tra i ricercatori, per indicare la specifica ricerca oggetto di questo articolo, è “Ricerca Psichica” (psichical research).
Nel 1882 fu fondata in Inghilterra la prima società specializzata negli studi sulla parapsicologia: “Society For Psychical Research” (S.P.R.), i cui intenti erano quelli di investigare taluni fenomeni con metodica scientifica, senza pregiudizio, tentando di studiare, comprendere, provare e dimostrare i “fatti” descritti da presunti testimoni.
Due anni dopo nasceva la A.S.P.R. in America, società che adotto il medesimo sostantivo per i suoi studi.

L'ingresso del termine “Parapsicologia”, nel campo di studio specifico, avvenne nel 1889 ad opera dello studioso tedesco Max Dessoir. Bisogna sottolineare, a tal riguardo, che il nuovo termine ebbe molta fortuna e all'inizio non fu accolto di buon grado dagli altri ricercatori.

Per quanto riguarda il termine “Metapsichica” (dal greco: meta = oltre; psychè = mente o anima), fu coniato nel 1905 dal filosofo e medico francese Charles Richet, premio Nobel per la medicina nonché scopritore dell'anafilassi (il fenomeno clinico alla base delle reazioni immunitarie: "allergie") ed attento ricercatore impegnato nello studio dei fenomeni che oggi definiremmo ancora “paranormali”. Questo termine fu adottato sin da subito in quasi tutti gli ambienti di ricerca e solo negli ultimi 50 anni, è stato sostituito dal più noto “parapsicologia”. Il successo del sostantivo “parapsicologia” è direttamente legato agli organismi che ne fecero uso, organizzazioni (ma anche ricercatori autonomi) che incentrarono la ricerca più sulla sperimentazione scientifica che sulla semplice osservazione e comprensione del fenomeno. Si passò dunque a puntare su una multidisciplinarità della ricerca, utilissimi furono in tal senso i contributi di altre materie quali: la Fisica, la Chimica, l'Elettronica, la Medicina ed altre ancora, tutte essenziali per la “buona ricerca”.

Come nasce la Parapsicologia?
Se con tale termine si intende far riferimento all'osservazione di fenomeni “anomali”, “paranormali”, allora occorre tornare molto indietro nel tempo, alle narrazioni riportate nei testi sacri di antichi popoli che, spesso in forma romanzata, potrebbero benissimo riferirsi ad eventi che al giorno d'oggi sarebbero oggetto di studio parapsicologico. L'Antico Testamento, la Bibbia, è colmo di fatti che potrebbero essere ricondotti a Chiaroveggenza, Precognizione, Telepatia, Rabdomanzia ecc..
Se prendiamo come esempio la vita e la storia di Mosè, descritta nel testo sacro sopra citato, potremmo scorgere descrizioni di “fatti miracolosi” che potrebbero essere rivalutati nell'ottica della parapsicologia. Ad esempio Mosè, nel deserto, avrebbe fatto scaturire l'acqua dalla pietra toccandola con la sua bacchetta, tutto ciò potrebbe far pensare alla “rabdomanzia” una pratica all'origine della più nota e scientifica (almeno in alcune parti del mondo) “Radioestesia”.
Sarebbe stato impossibile per un grande iniziato ai misteri di Osiride (così come vorrebbero alcuni ricercatori) possedere simili conoscenze?
A mio parere si, ma è solo la mia modesta opinione e come tale vi prego di valutarla.
I Profeti, e le loro profezie, hanno da sempre affascinato l'uomo e lasciato un segno profondo nella storia.

Molto note erano le profezie degli Oracoli dei templi di Apollo, in Grecia, tra i quali il più importante era probabilmente quello di Delfi. Dalle poche testimonianze pervenuteci in merito a queste profezie, è veramente difficile capire quali potessero essere fondate realmente su una dote paranormale, rientrante nei fenomeni studiati dalla parapsicologia, e quale sul caso, o ancora sull'inganno vero e proprio.
Una delle note profezie di Delfi fu indirizzata al Re Pirro che all'oracolo si era rivolto per conoscere l'esito della battaglia che avrebbe intrapreso contro i Romani.
La risposta fu: “Aio te, Aecida, Romano vincere posse”.
La particolarità della frase e che potrebbe essere interpretata in due modi differenti:
Io dico, o figlio di Eco, che tu potrai vincere i romani.
Ti dico, o foglio di Eco, che i romani potranno vincere.
Questa doppia interpretazione si ha per l'effetto della particolare frase in lingua latina, e certamente gli oracoli sfruttarono ogni risorsa pur di preservare la loro credibilità e il loro ruolo. Se non un inganno vero e proprio, senz'altro un'astuzia attuata per bassi fini.

Oltre a queste doti, che potremmo definire come “proprie dell'essere umano”, sono storicamente accertate anche narrazioni di cronache aventi per oggetto le discusse apparizioni spiritiche, le infestazioni di abitazioni ed altre conseguenze attribuite alla presenza dello spirito, o del fantasma, come impropriamente ancora oggi si suppone.
Plinio il giovane, 1^ Secolo a. C., fa riferimento ad una casa ad Atene, presumibilmente infestata, nella quale, tra rumori inspiegabili di vario genere, sarebbe stato visto un fantasma durante le ore notturne. Parrebbe che nell'abitazione si fosse consumato un atroce delitto e che proprio a questo fatto fossero riconducibili gli strani eventi. Nel Medioevo erano numerosissime le storie inerenti ad infestazioni diaboliche e manifestazioni del maligno di varia natura, certo come potrete immaginare intrise di fanatismo ideologico, alcune comunque abbastanza interessanti al fine di una sana ricerca.
Sempre in questo periodo possiamo rintracciare i principali racconti miracolosi legati alla vita dei Santi, ad esempio basti citare le stigmate di S. Francesco di Assisi, le premonizioni di S. Caterina da Siena, ecc. Più vicini ai nostri giorni sono invece le profezie di S. Pio da Pietrelcina e le sue stigmate; le levitazioni attribuite a S. Giuseppe da Copertino ecc., tutti fatti che la Parapsicologia studia, ha studiato e potrebbe ancora studiare con serietà e senza pregiudizio. Come non citare le note profezie del medico francese Michele de Notre-Dame, meglio noto come Nostradamus?
Fatti come quelli descritti, e moltissimi altri che sarebbe inutile citare, pur appartenenti a ciò che ancora è opportuno e doveroso definire "ignoto", vanno al di la dello spiritismo, anche perché proprio sullo spiritismo ancora molti hanno le idee confuse, così come sulla ricerca in essere.
Molti si autodefiniscono ricercatori, esperti di "parapsicologia e spiritismo", senza avere né le basi teoriche né le conoscenze pratiche per poter sperimentare seriamente in questo ambito.

Il periodo “sperimentale” vero e proprio della “parapsicologia” inizia nel 1700 circa.
Nel 1779 è opportuno citare gli studi del medico tedesco Antonio Mesmer sul “magnetismo animale”. Mesmer fondava la sua teoria miscelando studi medici, ricerche Fisiche e conoscenze astronomiche, sostenendo l'esistenza di un'influenza fra i corpi celesti, la Terra ed il corpo umano.
Lo studioso sostenne dunque l'esistenza di un non ben specificato “Fluido” in grado di poter accendere i processi di auto-guarigione del corpo, se coscientemente indirizzato a tal scopo.
La procedura operativa sugli “ammalati” si esplicava in una specie di rito che prevedeva l'utilizzo di luci particolari, suoni aventi determinate frequenze ed una serie di altre pratiche che nel complesso favorivano l'auto-suggestione se non l'auto-ipnosi dei soggetti interessati. Momenti nei quali molte malattie di tipo psichico (ossia legate più all'ipocondria o all'auto-convinzione) sarebbero potute realmente guarire, favorendo una sorta di effetto placebo auto-indotto.
Le commissioni d'esame nominate al fine di verificare queste teorie, si approcciarono alla materia con metodica accademica e massima professionalità. Tra gli scienziati appena citati si contavano studiosi di fama internazionale, basti citare: Beniamino Franklin.
Dagli studi di Mesmer partirono importanti ricerche sullo stato di sonnambulismo e, più avanti, sull'ipnotismo, stati di coscienza nei quali sarebbe possibile, ad alcuni soggetti, acquisire facoltà paranormali come la chiaroveggenza e la premonizione.

Spostiamoci adesso nel 1840, anno nel quale occorre citare un importantissimo fisiologo americano: Joseph Rhodes Buchanan, docente in ben quattro facoltà di medicina e scopritore della “Psicometria”, termine che identifica la presunta capacità di poter “misurare” scientificamente l'anima umana. Da questa prima scoperta il fenomeno della Psicometria divenne oggetto di studio della parapsicologia.

Un anno importantissimo per la storia della ricerca parapsicologica fu il 1848.
Fu in quest'anno che presso il villaggio di Hydesville, nei pressi di Rochester (New York), qualcosa sconvolse la vita della famiglia Fox, composta da quattro membri: Padre, Madre e le figlie Margaret di 15 anni e Kate di 11. Nella modesta casa di famiglia si inizio a creare un clima inquieto, soprattutto iniziarono ad essere avvertiti rumori anomali, colpi sulle pareti ed altri suoni ingiustificabili razionalmente. La famiglia interpello gli amici più stretti e visto che soprattutto i colpi (raps) sembravano avere un'origine intelligente, su consiglio di un certo Isaac si cercò di farli corrispondere a determinate lettere alfabetiche. Senza saperlo, in quello stesso momento, la famiglia Fox diete origine allo “Spiritismo”.
La tecnica creata, basata sulla corrispondenza tra colpi battuti e lettere, o determinate risposte preimpostate (ad esempio un colpo per SI e due per NO), venne chiamata “Tiptologia”.
Il 31 Marzo del 1948 è una data che sarà tramandata alla storia come giorno nel quale, la prima entità spiritica o spirito di un uomo defunto, avrebbe comunicato con gli spiritisti tramite ciò che potremmo definire la prima “seduta spiritica” mai effettuata.
L'entità disse di chiamarsi Charles Ryan, affermò di essere stato vittima di omicidio e di essere stato sepolto in quella stessa casa 5 anni prima.
La famiglia Fox effettuò alcune ricerche al fine di verificare le informazioni ottenute e, con grande stupore, venne realmente rinvenuto lo scheletro di un uomo sepolto proprio sotto l'abitazione.
La notizia fece prima il giro dello stato, poi si allargò a macchia d'olio tanto che l'interesse suscitato costrinse la famiglia Fox a traslocare in una nuova abitazione al fine di ritrovare un po' di serenità.

La domanda che mi pongo in merito a questa affascinante storia, supponendo che la famiglia Fox e gli altri presenti fossero realmente all'oscuro dell'esistenza dello scheletro, è la seguente:
Potrebbe essere stata una terza entità a manifestarsi, con un nome fittizio, e rivelare la presenza delle ossa umane sotto il pavimento per un motivo a noi ignoto?
In pratica nessuno potrebbe garantire che l'essere manifestatosi fosse lo spirito del defunto rinvenuto successivamente, per quanto le coincidenze potrebbero indirizzare a tale, troppo semplice, conclusione.
Lo spiritismo ebbe, da quel momento, strada fertile. Il movimento si estese in differenti parti del mondo, anche in Europa, dove però si erano già condotti numerosi esperimenti sui “medium”.
Uno dei principali studiosi in quest'ambito fu il Dott. Justinus Kerner che prese in esame diverse “medium” tra le quali Mary Jane, sua domestica che manifestò doti sorprendenti in stato di ipnosi o semi coscienza.
I medium erano in grado di provocare differenti fenomeni molto interessanti nell'ambito dello studio parapsicologico:
Apporti ed Asporti;
Telescrittura
Voci dirette
Suoni di strumenti musicali (senza che vi fosse contatto umano con gli stessi).
Tutti episodi fatti risalire all'azione di un'entità spiritica che, richiamata e sostenuta dalle doti paranormali del medium, potesse operare liberamente o quasi nella nostra realtà.

Queste ricerche, legate alla presunta esistenza di entità spiritiche e di notevole interesse nell'ambito parapsicologico, culminarono con la creazione di un movimento spiritista di cui Hippolyte Lèon Denizard-Rivail, noto oggi in tutto il mondo con il suo pseudonimo Allan Kardec, potrebbe essere considerato il padre fondatore.
Nel 1857, Allan Kardec scrisse il suo libro più importante, un vero e proprio capolavoro che riscosse interesse e successo in tutto il mondo, tradotto in diverse lingue ed ancora oggi oggetto di ristampe: “Livres des Esprits”. Questo volume (Libro degli Spiriti), secondo l'autore fu scritto interamente sotto la dettatura di entità spiritiche, ovviamente invisibili, ed ancora oggi è considerato il “testo sacro” della fede spiritista.
Kardec scrisse anche altri libri tra i quali cito solo il “Livre des Mèdium” (Libro dei Medium) datato 1861.

Dallo spiritismo trassero origine studi molto seri, basati proprio sul concetto della presunta esistenza di entità spiritiche e soggetti aventi un qualche maggiore contatto con questi “esseri”.
Professori di chiara fama, come A. de Gasperin e M. Thury (professore di fisica presso la facoltà di Genevra) si dimostrarono interessati ai fenomeni legati direttamente alla “seduta spiritica”.
Nel1860, un importantissimo scienziato, William Crookes (Scoperta del Tallio – Scoperta del tubo catodico per i raggi X) intraprese una serie di esperimenti scientifici su soggetti apparentemente dotati di capacità medianica, al fine di studiarne le dinamiche e giungere ad una conclusione logica in merito. Questo illustre ricercatore fu propenso a confermare molti eventi di presunta origine paranormale, come l'apporto o l'asporto di oggetti, la perdita improvvisa ed inspiegabile del peso della materia (in date e rare circostanze) e soprattutto, lavorando con la medium Florence Chook, la formazione (materializzazione) di un essere femminile di cui si conservano ancora alcune fotografie.
William Crookes si dichiarò più volte certo della genuinità dei fenomeni, ma venne sempre criticato dal mondo accademico, come al solito troppo chiuso per poter anche solo accettare l'ipotesi dell'esistenza di taluni fenomeni. Fortunatamente la grande importanza di Crookes, dovuta alle sue ricerche e scoperte scientifiche, preservarono lo stesso dall'ingiuria, come invece toccò ad altri suoi colleghi meno fortunati.

Il 20 Febbraio del 1882 prendeva vita la già citata S.P.R. (Society for Psichical Research) i cui membri erano quasi tutti professori o studiosi di chiara fama, basti citare Henry Sidgwick (Università di Cambridge), F. W. Myers (grecista presso la stessa Università), ed altri professori dotti in differenti materie.
Nel 1884 prendeva vita in America la gemella A.S.P.R. (American Society for Psichical Research), Anch'essa meritevole di stima per via dell'importanza dei membri su cui poteva contare.
Le due società furono promotrici di numerosi studi ed inchieste pubbliche che portarono a deduzioni di notevole interesse nell'Ambito della Parapsicologia.


Nel campo dello studio sui fenomeni fisici prodotti dai medium, occorre citare quelli condotti sulla medium italiana Eusapia Paladino nel 1890.
Questa donna riusci ad attirare su di se l'attenzione dei maggiori esperti di tutto il mondo, per la varietà dei fenomeni prodotti e la nitidezza con cui gli stessi si manifestavano.
Levitazioni, Telecinesi, Ectoplasime, tutto questo fece discutere non poco gli esperti che si occuparono del suo caso, tra i quali Myers, Aksakov, Richet ed altri illustri personaggi.

Un'altra data da ricordare è il 1918, anno in cui fu fondato a Parigi l'Institut Mètapsychique International, dall'idea di Gustave Galey ed Eugène Osty.
Gli studi di questa istituzione portarono, nel 1922, ben 34 illustri studiosi (docenti universitari, medici ed altre importanti personalità) a firmare un documento da essi redatto, nel quale si dichiarava che i fenomeni telecinetici osservati dall'Istituto, erano indiscutibilmente reali.
Nello stesso anno nasceva un'opera importantissima di Charles Richet: Traité de Mètapsychique.
Le ricerche di quest'ultimo spaziavano in ogni campo , è doveroso citare il suo interessantissimo studio condotto sulla sensitiva Lèonie, caso studiato in collaborazione con Pierre Janet, allora ritenuto tra i migliori neuropsichiatri del mondo ed in tutto il mondo stimato.

Non si può parlare di parapsicologia senza citare Joseph Banks Rhine.
Questo studioso, nel suo laboratorio di psicologia presso l'università di Duke a Durham (North Carolina USA), cercava di dimostrare la veridicità della percezione extrasensoriale, utilizzando un metodo tanto semplice quanto geniale.
Il metodo Rhine si basava sull'utilizzo di strumenti basilari, le carte da gioco, già sperimentato con alcune varianti da altri illustri ricercatori (Ch. Richet o W. Barrett), la novità era determinata dall'applicazione del calcolo statistico che poteva dimostrare matematicamente la non casualità del fatto.
Rhine introdusse anche delle carte particolari dette “Carte Zener” (ideate dal suo collaboratore Dott. Carl Zener) o Carte ESP (Exra Sensory Perception).
Nel 1942, Rhine ed i suoi collaboratori (Roll, Pratt, Pearce, Greenwood, Stuart) applicarono metodi matematici per controllare le affermazioni inerenti la presunta capacità della mente umana di spostare oggetti materiali. Fu in questa occasione che i ricercatori sopra citati coniarono il termine “Psicocinesi” (PK).

Ritengo che quanto scritto possa almeno fornire una prima idea sull'enorme mole di studi portati avanti nel corso degli anni nell'ambito della Parapsicologia, da organizzazioni al di là degli odierni gruppi di Ghost Hunter, che spesso non utilizzano neanche un vero e proprio metodo di ricerca.
Definirsi esperti in parapsicologia è cosa che sfocia nella prepotenza del sapere, personalmente non mi fiderei di chi si autodefinisse un grande parapsicologo e lascerei parlare i fatti.
Stesso discorso vale per lo spiritismo, sperando in tal senso di aver dimostrato che il suo collegamento con la parapsicologia è marginale e non diretto. In fine mi auguro che, chi realmente fosse interessato a questo genere di ricerca, lo porti avanti con l'unica arma in grado di fargli raggiungere degni risultati: l'umiltà.

Articolo di Mario Contino
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