Uomini di scienza o scienziati?


Quando frequentavo le scuole medie, una delle materie che mi piacevano di più era l’ora di scienze, sapere come va il mondo, il sistema solare e tutte quelle scoperte geniali fatte da uomini incredibili che, semplicemente guardandosi attorno, si riempivano la testa di domande del tipo: ma come è possibile questo, ma come funzionerà quest’altro, perchè questa cosa è così e chissà se questa cosa sarà cosà, insomma, vere fissazioni e curiosità che hanno spinto persone ritenute in un primo momento visionarie, a trovare invece risposte concrete e per noi risultate fondamentali. Del resto se andiamo a rinvangare il passato, potremo notare come la curiosità dell’uomo, il suo ingegno e la sua determinazione a trovare risposte a scapito di tutto e di tutti, abbiano contribuito in modo decisivo all’evoluzione dello stesso.
Spinto e cresciuto con l’idea che il mondo aveva ancora molte cose da svelare, ho continuato i miei studi nel ramo scientifico.
Oggi la vità mi ha messo a percorrere altre strade, del resto i sogni di un bambino difficilmente trovano compimento nella realtà quotidiana, ma la mia sete di conoscienza e di ricerca verso ciò che ancora è ignoto non mi hanno abbandonato, anzi, ora più che mai, grazie ai grandi passi avanti della tecnologia, abbiamo innumerevoli strumenti per affrontare nel miglior modo possibile nuove sfide, ma allora perchè ho la sensazione che gli scienziati stiano divenendo una razza in via di estinzione?
Al giorno d’oggi chiunque esca da un’università con il titolo di studio di Dottore in una materia scientifica si definisce ovviamente uomo di scienza, ma si può definire scienziato? Non so se avete fatto caso a quante persone che si definiscono scienziati, in televisione, in radio, sui giornali o con le quali ci imbattiamo in una conversazione faccia a faccia, se viene toccato il discorso dell’ignoto o del mistero o di qualsiasi altra cosa della quale ancora non si riesce a dare una spiegazione, invece di essere stimolati dall’argomento, lo troncano subito affermando che tutto ciò che non è tangibile e  ricreabile e, che soprattutto le scienza non riesce a dimostrare, semplicemente non può esistere. Queste, secondo loro, sono le regole dettate da Galileo per definire una scoperta scientifica, ma proprio su questo punto nasce, secondo la mia modesta opinione, un grande paradosso. Un uomo di scienza vive con delle regole che altri hanno svelato e su queste regole, imparate dopo anni di studio, fonda le sue conoscienze ed il suo lavoro. Non ammette nuove teorie che possano minare ciò che per lui è incontovertibile, ciò che per lui è la sola realtà possibile, ogni altra spiegazione o nuova verità la reputa ridicola o addirittura blasfema, ma chi ha sempre usato questa mentalità? Immaginate di essere al posto di Galileo e di porvi una serie di domende del tipo: ma dove andrà a finire il sole nel tempo che trascorre dal momento in cui tramonta, sparendo completamente dalla nostra vista, fino a quando lo si scorge nuovamente alle prime luci dell’alba? Ed immaginate che vi arrivi un’intuizione e su questa basate una serie di ricerche. Immaginate ora di non aver trovato ancora una risposta definitiva, ma di sottoporre questa vostra teoria a quelli che in quel tempo erano i depositari delle conoscienze scientifiche, questi cosa vi avrebbero risposto? Esattamente quello che vi direbbe al giorno d’oggi un uomo che si definisce di scienza, che sono solo delle assurde fantasie, che è da sempre dimostrato che la terra è piatta e che se per voi è invece tonda siete da mettere al rogo. Infatti questo è un ragionamento da inquisizione, le cose sono solo quelle che diciamo noi e che per secoli sono state tramandate, tutto è stato già chiarito. Fortunatamente Galileo era uno scienziato e non semplicemente un uomo di scienza. Lo scienziato ha una curiosità, un’idea, l’impressione che le cose possono essere diverse da come gli vengono proposte e cerca il modo di dimostrarlo.
Oggi si vogliono subito delle risposte, senza dare il tempo di sperimentare e cercare. Se la scienza non lo riesce a dimostrare, allora non esiste, ma non vi suona un tantinello arrogante?  Sicuramente la scuola di San Tommaso ha un numero di adepti elevato, quindi se non vedono non credono, ed è anche giusto, ma dire che se non è ricreabile e tangibile non esiste è forse un pochino esagerato, anche perchè gli scienziati, quelli veri, cercano cose che per molti non esistono o sono impossibili da trovare e da ricostruire. Un esempio lampante è il mare di sonvezionamenti fatti verso la ricerca dell’antimateria. Già dal nome bisognerebbe arrendersi, perchè se non è materià che cosè? Secondo gli uomini di scienza a questo punto dovrebbe essere una cosa che semplicemente non esiste, visto che non è tangibile ne tantomeno riproducibile, ma allora perchè benemeriti scienziati sono convinti che esista? Non va contro il loro modo di concepire le cose? No, perchè sono scienziati e non semplici uomini di scienza, non si limitano ad accettare solo quello che hanno studiato, ma lo mettono in campo per cercare di rispondere ad altre domande, a trovare risposte ad interrogativi che sembrano più realisticamente e semplicemente non averne, sono ricercatori della verità nascosta dietro la tenda dell’ignoto, e cercano con tutte le loro forse di spostarla quel tanto che basta per scorgervi uno spiraglio in più di conoscienza, sono dei pazzi visionari che cercano di porsi delle domande che vanno oltre le loro conoscienze, infatti il vero scienziato non è semplicemente colui che trova le risposte, ma quello che sa porsi le domande, tutti gli altri invece, o la stragrande maggioranza di loro, sono solo studiosi di scienza che si fermano li, dove il punto fa finire l’ultima riga, dell’ultimo paragrafo, dell’ultimo libro sul quale hanno studiato, senza scrivere pagine nuove, limitandosi a vivere di rendita sulle scoperte altrui. Sono i nuovi inquisitori, inibitori della curiosità, difensori di tutto ciò che la scienza ha fin’ora dimostrato e discriminatori di qualsiasi teoria che la scienza non sappia dimostrare, uomini di scienza che non hanno niente a che vedere con gli ideali di chi la scienza la fa e non si limita a saperla. Avanti e grazie quindi ai RICERCATORI di quello che potrebbe essere e non a chi è semplice divulgatore e CONSERVATORE di solo quello che già è.

Articolo di PAOLO PULCINI (GIAP Gruppo Investigativo Attività Paranormali

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