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giovedì 24 gennaio 2013

L'anticristo



Tutti sanno che la fine del tempo giungerà inesorabilmente per tutti, credenti e non, restando in ambito religioso, più precisamente in ambito Cristiano, chi ha qualche cognizione in più sugli antichi testi sacri non può non conoscere la figura dell’Anticristo.
L’anticristo è paragonato al figlio del diavolo, a colui che viene al mondo per essere il perfetto opposto di Gesù Cristo ed allontanare definitivamente gli uomini da Dio Padre, gettando tutti in un mondo di perversioni e piaceri materiali in grado di condannare le anime umane alle atroci pene dell’inferno.
L’azione dell’Anticristo è già iniziata da secoli, egli punta a dividere innanzi tutto la Chiesa cattolica, Istituzione che per sua stessa nascita dovrebbe impedire la vittoria delle forze del male. È infatti a tutti noto che Gesù, nel momento di istituire la Chiesa Cattolica, pronunciò le seguenti parole:
·         “E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.”(Matteo 16, 18-19)
Le porte degli Inferi non prevarranno contro la Chiesa, questo per stessa imposizione di Dio, ciò però non sarebbe tanto scontato se venisse meno l’originale compito per cui la Santa Chiesa Cattolica fu fondata. Per ridimensionare il grande potere che Gesù ha conferito alla sua Chiesa, l’Anticristo ha iniziato una serie di atti che hanno minato le fondamenta stesse di questa istituzione. Nei vari secoli so sono verificati due grandi scismi, d’dapprima quello tra la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente, poi tra il Cattolicesimo ed il Protestantesimo, la chiesa si è divisa e continua a dividersi e più si frammenta più viene meno il suo originario potere, questo è ciò a cui punta l’Anticristo.
Dividere la struttura Chiesa è stato, per molti teologi, il primo passo della distruttiva azione dell’Anticristo, nella seconda fase del suo malefico operato ha minato la fede stessa degli uomini, su ogni livello. Il rinascimento ha segnato la nascita delle correnti socio-culturali dello scientismo e del razionalismo, l’uomo acquisiva conoscenze inimmaginabili ma allo stesso tempo questa sapienza lo allontanava da Dio, l’uomo era ed è tutt’ora prigioniero di un materialismo che oserei definire assoluto, ha creato un mondo in cui Dio non è ammesso se non come entità ospite e non indispensabile per la vita, L’uomo si sente Dio di se stesso a tutti i livelli.
Dopo aver preparato il campo, solo a questo punto L’anticristo si mostrerà realmente al mondo e  sarà realmente l’inizio della fine.
L’Anticristo non si presenterà subito come apostata, lui userà l’inganno e la menzogna, salirà al potere mostrandosi come un rinnovatore religioso, un amico di Dio, celerà il suo reale scopo fino a quando non sarà palese la sua vera natura.
L’apostolo Paolo afferma che l’Anticristo siederà nel tempio di Dio, cosa si intende con tale espressione?
Il tempio di Dio potrebbe essere inteso come la Santa Chiesa Cattolica o come il cuore umano, sede dei sentimenti dell’uomo. Se intendiamo il tempio come la sede dei sentimenti umani, dobbiamo credere che l’anticristo si limiterà, si fa per dire, a minare la fede di ogni uomo fino a cancellare pian piano ogni minima traccia del legame che unisce Dio all’uomo, la sua creazione prediletta. Intendendo il tempio come la Chiesa Cattolica mi viene spontaneo pensare che l’Anticristo possa addirittura arrivare ad interpretare il ruolo del Papa, scardinando dall’interno il potere della Santa Chiesa Cattolica ed espugnandola subdolamente.
Altre interpretazioni vedono l’Anticristo come uno spirito demoniaco che fattosi uomo (o impossessatosi di un uomo) aprirà la strada alla venuta della bestia, ossia sarà a capo del regno materialista in contrapposizione al regno spirituale creato da Gesù Cristo.
Molte rivelazioni avute da religiosi e religiose mostrano L’anticristo come potente e malvagio seduttore di folle, capace con la parola, con l’aspetto e con ogni sorta di inganno di attirare a se e convertire un gran numero di persone, la quasi totalità.
Suor della Natività, Clarissa di Fougères ebbe una rivelazione molto sconvolgente:
"L'anticristo nascerà da una donna maledetta ma che simula la santità e da un uomo maledetto, dai quali il demonio formerà la sua opera con un permesso di Dio. La sua madre farà parte di sedicenti religiose che si voteranno a parole alla continenza...Una di queste vestali farà nascere l'anticristo, di cui ella ignorerà il padre... Non avrà ancora dieci anni che sarà potente, il più sapiente di tutti. Userà in pieno la sua potenza all'età di trenta anni".
Questa profezia, insieme a molte altre, lasciano intendere che l’Anticristo nascerà dall’impura relazione tra un esponente della Chiesa, forse un Vescovo, ed una religiosa corrotta dal male, probabilmente una suora. Questo bambino sarà da subito superiore a molti altri uomini, già all’età di dieci anni avrà l’intelligenza e la sapienza più sviluppata che in qualunque altro uomo. Questa conoscenza superiore è simile alla sapienza di Gesù fanciullo, I vangeli ci insegnano che Cristo già da bambino era perfettamente in grado di discutere con i saggi del tempio e conosceva alla perfezione tutti i testi sacri.
In un'altra rivelazione, avuta da Suor Benedetta del Laus, La Madonna afferma quanto segue:
“Alla fine dei tempi, l'anticristo parlerà tre volte meglio di Mio Figlio”
La Madonna probabilmente intendeva avvisare gli uomini che l’Anticristo oltre ad essere saggio sarà molto astuto e predicherà il bene per gli uomini meglio di come Cristo stesso lo ha predicato, ovviamente sarà solo apparenza, un esca per attirare i pesci nella rete ed imprigionarli per sempre.
Da tutto questo nasce un idea ben chiara di quella che sarà la figura tanto temuta ma poco descritta e conosciuta dell’Anticristo, Un essere seduttore, malvagio e portatore di morte.

Articolo di Contino Mario
Copyright, vietata ogni riproduzione non autorizzata.

Il mistero della "Pizzica" salentina



La “pizzica” salentina è molto più di una danza popolare, è la cultura di un intero popolo concentrata in ritmi e suoni coinvolgenti ed in movimenti affascinanti.

Il Salento è una terra bagnata da due mari in cui il sole ed il caldo padroneggiano per buona parte dell’anno, il popolo salentino ha tradizioni antichissime che continuano a vivere dimostrandosi capaci di rapportarsi in modo costruttivo alla globalizzazione di cui tutti siamo pedine, consapevoli o meno.

La “pizzica” rientra in quei balli popolari, più o meno simili tra loro, che prendono il nome di “tarantelle”, questo nome è di per se in grado di farci comprendere le vere origini di questi ritmi così coinvolgenti, un origine che nel Salento esula dai normali canoni linguistici e si immerge in un mondo ricco di leggenda e magia.

Il termine “Tarantella” deriva dal nome dialettale dato ad un ragno velenoso presente al Sud Italia, la famosa Taranta o Tarantola, se italianizziamo il termine. Il ballo è la rievocazione di un antico rito utilizzato per guarire le donne vittime del veleno di questo ragno, tale rituale si sviluppò nel territorio appartenente all’antica citta della Magna Grecia Jonica: Tarentum, oggi da tutti conosciuta come Taranto.

La leggenda vuole che anticamente le donne che venivano morse dalla tarantola cadessero in uno stato di shock tale da procurare alle stesse spasmi e movimenti involontari del corpo, in poche parole salti e giravolte che somigliavano sempre di più alla danza di un folle. Il ritmo ipnotizzante dei tamburelli e degli altri strumenti propri della “pizzica” riusciva a dettare delle regole inconsce a questi spasmi ed il tutto si trasformava in un ballo sfrenato in grado, alla fine, di neutralizzare il veleno del ragno e sanare le donne.

Oggi la magia ed il mistero che avvolgono queste danze continua ad affascinare ed a curare, non cura più il morso della tarantola ma un male ben più pericoloso, il pregiudizio e la mancanza di valori e rispetto. 
La pizzica rappresenta la più amplia e semplice espressione di libertà popolare, il suo ritmo è in grado di coinvolgere ogni popolo del mondo, indipendentemente da cultura, religione e colore della pelle, questa è pura magia salentina, forse la musica ed il calore di questo popolo riusciranno a scaldare anche chi ha ancora il gelo nel cuore.

Articolo di Contino Mario
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lunedì 21 gennaio 2013

La Mal'Ombra



A Bari e paesi limitrofi chi si interessa, come il sottoscritto, di leggende e misteri, non può non imbattersi nella figura della “Mal’Ombra”.
Mi è stato veramente difficile reperire informazioni utili a delineare in modo stabile questa figura, ogn’uno aveva il proprio modo di descriverla derivato dall’esperienza con la stessa, diretta o indiretta. Molti rappresentano quest’essere come un ombra, nel senso letterale del termine, che si introducerebbe in casa e sarebbe causa di paura, e problemi notturno quali apnee, insogna e senso di pesantezza, altri come la materializzazione di una signora anziana intenta a terrorizzare i malcapitati ecc.
Prendendo i tratti comuni ad ogni descrizione che sono riuscito a reperire, mi sono fatto un idea precisa di quello che potrebbe realmente nascondersi dietro questa leggendaria figura.
Mal’Ombra è l’unione dell’aggettivo “Malvagia” e della parola “Ombra”, quindi l’ombra malvagia. Già da questa semplice analisi letterale si evince che l’essere è senz’altro uno spirito, un ombra, e che è malvagia, quindi che tutti quelli che hanno avuto a che fare con questo spirito anno avuto esperienze piuttosto negative.
La Mal’Ombra sarebbe uno spirito in cerca di pace, non tutti sarebbero in grado di percepire la sua presenza e spesso la si può dedurre solo da eventi soprannaturali quali spostamenti di oggetti o rumori notturni . I pochi che sono stati in grado di vederla concordano su determinati aspetti, ad esempio concordano che questo spirito possa assumere sembianze animali ed apparire sinistro e minaccioso, quando decide di apparire in forma umana ha l’aspetto di una signora vestita in modo stravagante e dall’aspetto inquietante, spesso però apparirebbe come un fumo nerastro la cui forma ricorderebbe immediatamente quella di una signora, da qui il concetto di ombra.
Non è ben chiara l’origine di questo spirito o il motivo che lo spinge a terrorizzare il malcapitato di turno, certo è che spesso si ha paura di pronunciare il suo nome per timore di invocarlo nella propria casa.
Esisterebbero anche alcuni modi per contrastare la sua azione negativa, alcuni anziani raccontano che era loro abitudine lasciare una scopa fuori dall’uscio di casa, per qualche motivo lo spirito si fermava a contare le setole della scopa e perdendo la cognizione del tempo era costretto a desistere per l’arrivo dell’alba, questo comportamento è singolare e simile a quello che avrebbero alcuni folletti descritti in altre leggende. Un altro metodo era quello di lasciare un paio di forbici nelle vicinanze del comodino e all’occorrenza usarle per tagliare le dita alla Mal’Ombra, probabilmente sarebbe bastato il gesto visto che il più delle volte lo spirito rimaneva invisibile.
Cosa dirvi di più?
Il mondo è ricco di misteri, sta a noi venirne a capo… La vita sarebbe piuttosto monotona senza misteri da scoprire o codici da decifrare.

Articolo di Contino Mario
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sabato 19 gennaio 2013

Leggenda della sfortuna legata ai gatti neri

Accidenti un gatto nero mi ha tagliato la strada!

Quante volte abbiamo udito una simile esclamazione? Sicuramente troppe, e troppe volte abbiamo assistito a terribili scene di maltrattamento nei confronti dei gatti che come unica colpa hanno quella di essere di colore nero in un mondo di folli.

La credenza che vede queste simpatiche bestiole portatrici di sventure risale al Medioevo, una credenza antica ma ben radicata nelle menti di molti popoli. Il manto nero del gatto faceva si che fosse associato al lutto ed al male in generale, era considerato l’animale di compagnia delle streghe e le sue abitudini, del tutto comuni agli altri gatti, di uscire la notte per cacciare, aumentavano il pregiudizio verso lo stesso.

Un’altra causa di queste cattive dicerie sui gatti neri è da ricercarsi nell’antica pirateria, sulle navi vi era la necessità di proteggere il cibo dai roditori e le navi pirata spesso imbarcavano anche alcuni gatti. Sembrerebbe che i gatti neri fossero i preferiti da i pirati, forse considerati più abili nella caccia, quando i vascelli si accostavano alle coste per compiere i loro atti criminali, i gatti fuggivano sulla terraferma, è lecito pensare che l’associazione gatto nero e pirateria abbia contribuito notevolmente alla cattiva fama del felino, quando arrivavano i gatti neri, arrivavano i pirati.

L’idea del gatto nero portatore di sfortuna se attraversa la strada al malcapitato di turno, è da ricercare nel periodo in cui il cavallo era quasi l’unico mezzo di trasporto esistente, se un gatto attraversava la strada all’improvviso, il cavallo poteva imbizzarrirsi e disarcionare il cavaliere. Probabilmente di notte ogni gatto veniva visto come una veloce ombra sulla strada e qualsiasi fosse il colore del suo manto veniva considerato nero. A quei tempi sarebbe anche stato lecito pensare che l’attraversamento improvviso della strada da parte di un gatto potesse portare gravi conseguenze, ma oggi? Oggi se un gatto attraversa la strada deve far ricorso a tutte le sue proverbiali sette vite per non finire investito, oggi sono le auto che portano sfortuna, purtroppo, a questo felino.

Come spero di aver dimostrato, non vi è alcun motivo di temere i gatti neri, sono animali docoli dal portamento elegante e dall’ottimo carattere, l’unica brutta bestia portatrice di sventura è l’ignoranza umana.

Articolo di Contino Mario
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sabato 12 gennaio 2013

S. Antonio e la leggenda del fuoco - Perché i falò?


Foto presa da Internet

In moltissime parti d’Italia, soprattutto dell’Italia meridionale, ogni anno si celebra un antichissima usanza che da secoli mescola riti sacri e profani: l’accezione dei falò dedicati a S. Antonio.
Quasi tutti celebrano questa ricorrenza entusiasti dello spettacolo offerto dai tanti falò che nella fredda serata di Gennaio scaldano tanto il fisico quanto il cuore dei tanti partecipanti all’evento, pochi però conoscono la vera origine di questa usanza ed il perché la figura di S. Antonio sia legata al fuoco.
L’origine è da ricercare in un antica leggenda cristiana che vuole il Santo come colui che donò il fuoco all’umanità, probabilmente si tratta di una rivisitazione in chiave cristiana dell’antico mito di Prometeo, di seguito cercherò di farvi un breve riassunto di quella che è la leggenda in questione.
L’intera umanità viveva in un epoca buia e fredda, gli unici mezzi per riscaldarsi  erano le pelli animali lavorate in modo da ricavarne pesanti indumenti, ma questo non bastava. Un anno, in cui il freddo sembrava più pungente del solito, Gli uomini si unirono in una grande preghiera rivolta a S. Antonio, chiedevano l’intercessione del Santo affinché riuscisse a trovare una soluzione a quel terribile freddo. S. Antonio provò una grande tristezza ed escogitò il modo per donare all’intera umanità un mezzo utile a contrastare sia il freddo che l’oscurità. Si recò all’entrata dell’inferno portando con se un maialetto ed un bastone di Ferula, bussò e chiese ai diavoli il permesso di entrare e riscaldarsi un po’. I demoni riconobbero immediatamente il santo ed in quanto uomo di Dio e non peccatore gli negarono l’ingresso negli inferi, il Santo allora chiese ai demoni di far entrare almeno il maialetto, i diavoli acconsentirono ma appena varcate le soglie dell’inferno l’animale inizio a correre mettendo tutto a soqquadro, nessuno dei demoni presenti sembrava in grado di placarlo così si videro costretti a chiedere aiuto a S. Antonio. Il Santo entrò, placò l’animale e con un trucco distrasse i diavoli ed appiccò il fuoco al bastone riuscendo poi a portarlo al di fuori degli inferi.
Vi chiederete come abbia fatto a non farsi notare dai diavoli, dovete sapere che il legno di Ferula ha un cuore spugnoso che continua a bruciare senza far fiamma, un po’ come avviene nella combustione di un sigaro, proprio per questo motivo i demoni non notarono il “furto”.
Una volta fuori dagli inferi, il santo agitò ben bene il bastone e fece volare nel vento le scintille dovute alla combustione del legno, le benedisse e le dono all’umanità che da quel momento poté usufruire del fuoco.
I tanti falò vengono accesi per ricordare il miracoloso evento e per ringraziare S. Antonio del grande dono fatto agli uomini. 

Articolo di Contino Mario
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domenica 6 gennaio 2013

Gli spiriti esistono e sono tra noi


Gli spiriti dei defunti restato tra di noi, o almeno così sembrerebbe dai nuovi metodi di ricerca nell’ambito dello  sembrerebbe dai nuovi metodi di ricerca nell'spiritismo.

Spesso abbiamo sentito narrare storie secondo le quali gli spiriti dei defunti resterebbero tra di noi senza avere la possibilità di interagire, in rari casi riuscirebbero a farsi vedere, ad aiutare o a spaventare i soggetti presi di mira, in questo caso possiamo parlare di “fantasmi”.

Molte religioni credono che dopo la morte l’anima umana vada nel regno dell’aldilà, sia esso chiamato Paradiso, Giardino dell’Eden, Paradiso delle vergini, Grande Prateria, poco importa, quasi per la totalità dei credi religiosi le anime non resterebbero in stretto contatto con i vivi.
Questo ha fatto si che ogni apparizione spiritica assumesse una connotazione negativa, oggi quasi tutti considerano i presunti fantasmi come spiriti malvagi o demoni.

Nella Religione Cristiane vi è un idea un po’ confusa  a mio avviso, vi è la chiara convinzione dell’esistenza dell’anima, una forma spiritica intelligente ed immortale che dopo la morte fisica tende a Dio ed è quindi destinata o all’Inferno o al Purgatorio o al Paradiso, in base alle colpe commesse o alle buone azioni. Secondo questa concezione non vi sarebbe la minima possibilità che un’ anima umana decida di ritornare sulla terra per un qualsiasi motivo, potrebbe farlo solo su ordine di Dio ed in rarissime occasioni, questo non spiegherebbe le tante apparizioni spiritiche che ogni giorno avvengono in tutto il mondo.

Qualcosa non quadra, una parte del Credo Cattolico Cristiano recita quanto segue:
“Ed ancora verrà nella gloria, a giudicare i vivi ed i morti, ed il suo regno non avrà fine”
Questo verso si riferisce alla seconda venuta di Gesù Cristo e al giudizio universale, da esso si evince con una certa chiarezza che Gesù giudicherà sia i vivi che i morti, o meglio le anime dei morti, è in questo momento che dovrebbe verificarsi l’invio degli uomini all’Inferno al Purgatorio o nel Paradiso, e fino a quel momento le anime si troverebbero sulla terra accanto ai vivi, in attesa del giudizio.

Questa lettura sembrerebbe giustificare non solo le apparizioni spiritiche ma anche i fenomeno di metafonia, infatti se i defunti si trovassero accanto a noi senza avere la possibilità di interagire, sfrutterebbero certamente ogni occasione per tranquillizzarci o aiutarci, ma anche per spaventarci o prendersi le proprie rivincite, in poche parole un anima buona in vita resterebbe buona anche dopo la morte del corpo fisico e viceversa un anima cattiva potrebbe restare tale.

Una famosa citazione di S. Agostino è la seguente:
"Coloro che ci hanno lasciati non sono degli assenti, sono solo degli invisibili: Tengono i loro occhi pieni di gloria puntati nei nostri pieni di lacrime."
Per il Santo le anime dei defunti non sono assenti, ciò significa che non sono lontane da noi, non sono in un'altra dimensione ma sono accanto a noi, tra di noi, sotto forma di spirito invisibile ai nostri occhi. Anche questo conforta chi come me effettua un tipo di ricerca atta a stabilire l’esistenza, nella nostra dimensione e realtà, di esseri spiritici, forse proprio di anime che cercano in tutti i modi di farsi notare da noi.

Restando nell’ambito della religione Cristiana, possiamo analizzare un affermazione riportata nel Vangelo di Giovanni:
E nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il Figliuol dell'uomo che è nel "cielo". (Giovanni 3:13)
Gesù stesso ci rivela che le anime dei defunti restano qui sulla terra in attesa della resurrezione e che l’unico ad essere salito nel regno dei cieli è lui stesso.

Queste ed altre affermazioni lasciano ben poco spazio all’immaginazione o al dubbio, le anime dei morti sono tra di noi ma come dimostrarlo? 
Perché cercare di dimostrarlo?

In base a quanto osservato e studiato si sono create diverse teorie, la più probabile vuole gli esseri spiritici, anime comprese, come forme di vita formati da materia invisibile agli esseri umani. Questa teoria, fino a pochi anni fa, sarebbe stata derisa e non presa minimamente in considerazione, oggi noi sappiamo che l’occhio umano vede ciò che la radiazione luminosa colpisce e riflette, ci sono però moltissimi tipi di radiazioni luminose che il nostro occhio non riesce a percepire e tutto ciò che riflette esclusivamente questo tipo di luce resta a noi invisibile.
Si è giunti alla conclusione che i fantasmi appartengano a questa particolare parte di realtà, la parte non visibile ai nostri occhi, non perché inesistente ma perché i nostri sensi, vista in primis, non riescono a percepirla. 

La moderna tecnologia ci viene in aiuto rendendoci in grado, con strumenti all’avanguardia, di mostrarci una realtà più ampia, sfruttando videocamere in grado di captare uno spettro luminoso molto più vasto di quello percepito dai nostri occhi, sto parlando di videocamere capaci di riprendere gli Ultravioletti (UV), gli Infra rossi (IR) e di Termo camere, particolari videocamere che creano una realtà visiva basata sulla temperatura rilevata. Grazie a questi strumenti si è riusciti ad ottenere immagini di sagome che mostrano figure umanoidi li dove l’occhio umano non vede nulla, in poche parole: Spiriti.

Personalmente sono abbastanza sicuro, oggi, dell’esistenza di forme spiritiche che risiedono stabilmente tra di noi, resta da scoprire la loro natura.

Rispondere alla prima domanda è stato piuttosto semplice ma come rispondere alla seconda?
Perché cerchiamo in tutti i modi di dimostrare che vi è vita dopo la morte?

L’uomo oggi è in balia di un folle materialismo ed una forte crisi di valori, esso non teme la morte perché non la considera un passaggio ma la fine di tutto, non temendo la morte non può accettare la vita come un dono, la vede come una malattia, un qualcosa in cui si è travato senza volerlo e nella quale deve poter fare ogni cosa possibile prima della fine di tutto, anche a discapito del prossimo. Dimostrare che dopo la morte vi è vita, aumenterebbe le speranze di tanti ammalati, allevierebbe le sofferenze per le perdite dei nostri cari, darebbe a quanti non hanno rispetto per la vita altrui un èpunto di riflessione: Se sbaglio in vita la pagherò dopo la morte? Qualcuno mi giudicherà? 
Basterebbero queste due semplici domande per migliorare il mondo.

Articolo di Contino Mario
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