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giovedì 25 luglio 2013

Villaggio rupestre detto dei ss. Andrea e Procopio (Monopoli)



La puglia continua ad affascinare e sorprendere chi ha voglia di scoprire i suoi mille misteri, nell’entroterra monopolitano si cela uno dei più interessanti insediamenti rupestri della regione, sconosciuto purtroppo anche agli stessi pugliesi che spesso vanno fuori regione alla ricerca di luoghi simili.

Il villaggio rupestre detto dei ss. Andrea e Procopio, dal nome di una delle chiese rupestri più affascinanti che io abbia mai visto e che è presente nel sito stesso, si estende su ambi i lati della lama detta “dell’Assunta”, nei pressi dell’antica Via Traiana.
Era situato in posizione strategica, esso risultava facilmente raggiungibile grazie all’antica Via Romana ma allo stesso tempo risultava invisibile al nemico essendo costruito al di sotto del piano di calpestio, in un dislivello naturale.
Era costruito in modo da esser di spalle ai venti umidi ed ottenere una buona illuminazione solare, probabilmente il suo microclima era mite e costante.
Dell’antichissimo villaggio rupestre oggi sono visibili molte grotte utilizzate in passato come abitazioni, punti di ritrovo comune, stalle e perfino un affascinante frantoio ipogeo, i dettagli sono impressionanti.
Nel frantoio sono presenti le tipiche strutture utili alla lavorazione delle olive ed un antica vasca di decantazione dell’olio, ben visibili anche gli antichi calendari del periodo ricavati nella roccia allo scopo di scandire lo scorrere del tempo.
All’interno del complesso, ma in posizione più decentrata rispetto al centro urbano, è situata la chiesa nota come cripta dei ss. Andrea e Procopio, così come si evince dal testo in latino inciso sull’ingresso principale della stessa:
"Hoc templum fabricare fecerunt Johannes, Alfanus abbas, Petrus, Paulus, in onore sancti Andree apostoli et sancti Procopii martiris per manus Johannis diaconi atque magistri et dedicatum est per manus domini Petri archiepiscopi secundo die intrante mense novembre. Hoc scripta fieri fecit Iaquitnus presbiter, filius suprascripti magistri per manus Radelberti presbiteri"
Sotto l’incisione sopracitata è ben visibile una stupenda croce Patente, simbolo che conferma le ipotesi di un utilizzo del sito da parte dell’antico ordine dei Cavalieri Templari.
Anche all’interno della cripta sono presenti altre Croci Patenti insieme a Croci Cristiane classiche e bellissimi affreschi ben conservati e raffiguranti varie figure tra cui:
S. Eligio;
S. Antonio, il cui affresco e quasi totalmente andato perduto e riconoscibile per via dell’immagine di una campanella, la leggenda vuole che il Santo la suonasse per scacciare via i demoni.
S. Giorgio a cavallo, figura molto diffusa in ambiente crociato a maggior prova di un interessamento del sito da parte dell’antico ordine cavalleresco.
I Santi Medici;
L’annunciazione;
La Vergine in trono;
S. Leonardo;
SS. Pietro e Paolo.
La chiesa è interamente affrescata anche se alcune immagini sacre sono deturpate nel viso non dalla naturale erosione ma dalle incursioni Turche, gli antichi nemici credevano che creando quel danno ai volti dei santi li avrebbero privati del loro mistico potere.
Soffermandoci brevemente sulla struttura architettonica, possiamo notare come la “Cripta” sia in realtà una chiesa costituita da due sale parallele con relative absidi ed una iconostasi comune dedicata a S. Andrea apostolo, fondatore della chiesa di Costantinopoli e S. Procopio, protettore delle armate bizantine, in questo caso i due santi sono entrambi appartenenti al culto orientale.
Ho specificato l’appartenenza orientale dei due santi in quanto la chiesa rupestre è un chiaro esempio della confusione che in quegli anni fu causata dallo Scisma tra Chiesa Cattolica d’Oriente ed Occidente, infatti la divisione era sentita solo a livello di alte sfere Ecclesiastiche e non dal popolo contadino.
Nel sito non potrebbe passare inosservata l’immagine del Cristo in Croce sulla cui sommità è visibile una rara rappresentazione di Dio Padre nell’atto di dare supporto al figlio, affresco quindi che intende centrare l’attenzione sul rapporto paterno tra Gesù Cristo e Dio Padre.
Nel complesso si tratta di un sito archeologico spettacolare, un complesso che andrebbe valorizzato maggiormente e tutelato.

Articolo e foto di Contino Mario.
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FOTO:















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