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lunedì 20 gennaio 2014

Morte

Chi viene al mondo da animale o essere umano, sa che alla fine dovrà morire, questa verità è da tutti conosciuta, da pochi accettata, dai più inutilmente fuggita.

Per definizione scientifica, la morte è lo stato in cui cessano le funzioni biochimiche indispensabili al funzionamento dell'organismo, la conseguenza è la cessazione della vita dello stesso.

Visto che, come dovreste ormai sapere, tutto è relativo, possiamo iniziare a pensare in un ordine di idee più amplio, senza uscire dall'ambito scientifico.
Se pensiamo alla vita trascendendo il concetto individuale dell'essere e riferendoci alla vita evolutiva di un intera specie animale o vegetale, allora la morte diviene un passaggio fondamentale, obbligato, oserei dire atteso.

Il momento successivo alla morte di un uomo è da sempre motivo di studio è riflessione, causa queste di paure spesso mascherate ma comunque celate in ogni essere umano, la paura dell'ignoto.
Dal momento in cui il cuore si arresta, si ha una mancata ossigenazione delle cellule e dunque ha inizio il processo di distruzione delle stesse, noto come decomposizione. La conseguenze a breve termine della morte fisica sono:
  • L'algor Mortis (raffreddamento del corpo)
  • Rigor mortis (rigidità del corpo)
  • Livor mortis (Coagulazione del sangue – colore violaceo della pelle)

Recentemente un nucleo di ricercatori dell'Institute of Health Ageing dell'University Colleg London in collaborazione con colleghi americani, belgi e greci ha portato alla luce una sorprendente osservazione riguardante l'attimo stesso in cui la morte si palesa nel corpo. È stato preso in esame un organismo relativamente semplice, un verme, e grazie a tecniche fotografiche e all'ausilio di speciali microscopi, si è osservato che lo spegnimento progressivo delle cellule si palesa con una reazione a catena visibile sotto forma di luce blu fosforescente che attraversa l'intero organismo come un onda. Questo effetto è stato ribattezzato come “onda della morte”.
Il Prof David Gems ci spiega che gli sviluppi di tali osservazioni potrebbero essere sorprendenti, si potrebbe bloccare questo processo di spegnimento o ritardarlo per talune circostanze, ad esempio se esso è attivato da un grave sviluppo infettivo, non sarebbe arrestabile se lo stesso si sviluppasse per vecchiaia delle cellule dell'organismo.

Tralasciando il discorso prettamente scientifico ed entrando in quello storico religioso, occorre ricordare come fin da tempi immemorabili l'uomo abbia pensato alla morte ed abbia tratto da queste meditazioni differenti cause e conseguenze.

L'Homo Sapiens è il primo ad adottare metodi di sepoltura con l'intenzione di proteggere il corpo seppellito e preservarlo dall'attacco di animali. Probabilmente queste sepolture, datate circa 100.000 anni fa, rappresentano la conseguenza delle prime riflessioni dell'uomo sul perché della vita, sulla morte, e su un probabile proseguo di uno spirito sfuggito al destino del corpo.
La causa scatenante di tali riflessioni è ancora ignota, alcuni suggeriscono che l'idea di vita dopo la morte possa derivare come conseguenza ai sogni aventi per oggetto persone defunte, altri meno influenzati dal peso dell'idea comune accademica osano pensare ad eventuali manifestazioni di origine paranormale quale la vista dello spirito di un defunto.

Non si potrebbe parlare di morte senza citare, anche solo superficialmente, alcune allegorie sulla stessa.
La figura della morte quale essere che strappa la vita separando anima dal corpo è presente, in forma diversa, in molte culture.

Nella mitologia Greca possiamo riconoscere le tre Moire quali esseri superiori impegnate nel tessere il filo del destino degli uomini e reciderlo segnando la dine degli stessi, queste figure vennero riprese dalla civiltà romana con il nome di Parche. C'è però da riconoscere che la figura greca che meglio rappresentava la personificazione della morte era Thanatos

La rappresentazione allegorica più popolare resta quella di uno scheletro umano vestito da un saio nero con cappuccio, lo stesso brandirebbe una possente falce per mezzo della quale taglierebbe la vita degli uomini, questa figura è conosciuta con diversi appellativi ma comunemente è citata come Tristo Mietitore o Nero Mietitore.

L'idea di morte personificata, quale quella sopra citata, è generalmente rivestita di un carattere neutrale, ne buona ne cattiva, un essere che semplicemente compie il suo dovere fin dalla notte dei tempi, per quanto triste possa sembrare.

Nelle religioni abramitiche è presente la figura di Angelo della Morte, possiamo ritrovarla spesso citata nella Bibbia, ad esempio in Esodo, lo stesso è generalmente identificato con l'Angelo Azrael, stesso Arcangelo riconosciuto quale angelo della morte nell'Islam
Sempre nella Bibbia vi è un richiamo a “Morte” quale quarto cavaliere dell'apocalisse.

Voglio andare oltre il discorso religioso e riflettere un momento sulle probabili osservazioni alla base delle stesse filosofie sopra citate.

Esiste un uomo vivo che ragiona, lo stesso riflette sui concetti di vita e di morte come continua a fare tutt'ora o come dovrebbe fare. Ad un certo punto della sua storia evolutiva, l'uomo si accorge che la morte non rappresenta la fine, inizia a credere ad un dopo morte e lo fa in maniera strana, se fosse un pensiero sorto per semplice paura della fine, non sarebbe nato il concetto di un dopo ambivalente, ossia di un futuro spiritico che potesse essere la punizione per una vita non sana e di cattivi principi.

Sia le religioni che prevedono una dimensione parallela dopo la morte, sia chiamata Paradiso, Eden, ecc.., sia le religioni legate al processo di reincarnazione, vorrebbero un evoluzione nel bene o una regressione nel male in relazione ai comportamenti tenuti durante la vita.

Potrebbero secoli di osservazioni e riflessioni non contenere un briciolo di verità?
Io ritengo di no.

Secondo alcune correnti legate allo spiritismo, lo spirito nascerebbe esattamente neutro ed ignorante, secoli di evoluzione e di incarnazioni su differenti globi ed in differenti dimensioni porterebbero in fine alla perfezione ed al ricongiungimento all'uno universale definito come Dio.
In questa filosofia di pensiero non esiste la regressione dello spirito a livelli inferiori da quelli raggiunti ma, semmai, l'impossibilità di proseguire il percorso evolutivo intrapreso e restare dunque imprigionati in una data dimensione.


Comunque lo si voglia vedere, il concetto di morte, da sempre causa di paura, è forse la chiave della vera vita.

Articolo di Contino Mario
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