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lunedì 21 dicembre 2015

Spirito ed anima, unica realtà o realtà distinte?

Anima e spirito sono la medesima cosa?, a mio avviso no ma per meglio spiegare il perché di questa mia affermazione occorre procedere per gradi e tentare, per quanto mi è concesso, di definire meglio i due concetti.

La maggior parte delle religioni, filosofie di vita e correnti di pensiero, definiscono l'anima come la parte spirituale di un essere vivente, capace di vivere in eterno e indipendente dalla parte fisica, ossia il corpo.
Generalmente si fa coincidere l'anima con la coscienza dell'essere umano, o il suo (IO).
Molto diffuso tra le religioni è il concetto di anima creata da Dio, quindi anima intesa come il soffio di Dio che vivifica la materia e che dopo la morte tende a ritornare al suo creatore colma delle esperienze vissute in vita. La parola anima deriva proprio dal latino “anima” che a sua volta è connesso al greco “ànemus”, traducibile con “soffio”.

Nel mondo filosofico fu Socrate il primo ad avallare il concetto di anima, con egli e poi successivamente con Platone, l'anima viene associata al mondo interiore dell'uomo, assume dunque per la prima volta il concetto di psiche.
Secondo Platone, l'anima è simbolo di purezza e spiritualità, essa ha origine nel soffio divino e non ha un inizio perchè è ingenerata; ed è immortale e incorporea. L'anima presente in ogni uomo sarebbe inoltre un frammento dell'anima del mondo.

Aristotele invece interpreto il concetto di anima in modo molto differente.
Egli intese l'anima come entelechia, ossia forma e principio di vita che “anima” e governa il corpo.
Aristotele distinse nel concetto di anima tre diversi scopi e quindi distinse tre diverse “anime”:
  • anima vegetativa, relativa alle funzioni fisiologiche istintive
  • anima sensitiva, che presiede al movimento e all'attività sensitiva;
  • anima intellettiva, origine del pensiero razionale, della conoscenza be della volontà.
Per Aristotele è eterna solo l'anima intellettiva.

Nell'ebraismo non esiste una definizione di “anima” quale soggetto a se, differente dal corpo, vi
sono però riferimenti che potrebbero in qualche modo ricollegarsi a tale concezione.
Nella Bibbia Ebraica sono riportati due termini molto importanti a tal proposito, uno di questi indica
“l'uomo vivente” o vivificato, il termine in questione è nèfesh.
In genesi 2, 7. vi è la descrizione di come Dio ha creato l'uomo vivente:
“Allora il signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita
e l'uomo divenne un essere vivente”
Da notare come la vitalità o ciò che rende vivo l'uomo è paragonato ad alito e soffio.
Il termine nèfesh non indica ne l'uomo ne l'alito di Dio vivificatore, si riferisce all'uomo vivificato
come unico essere.
Un termine che potrebbe invece riferirsi al soffio di Dio in essere è ruach.
Sempre in ambito Ebraico, nella Qabbalah, l'anima non è vista come unica entità, secondo tale concezione l'uomo sarebbe tal quale è vivo perchè vivificato da tre energie differenti, da tre elementi:
• Nefesh: La parte che vivifica il corpo fornendo l'energia per le funzioni animali.
• Ruach: Lo spirito, ciò che ci permette di distinguere il bene dal male e che è dunque
fondamentale per il corretto sviluppo morale dell'individuo, potremmo paragonarlo
all'”Ego”.
• Neshamah: L'anima superiore, ciò che dona la piena coscienza di se stessi e di Dio. Sarebbe
questa a permettere all'uomo di raggiungere l'aldilà.

Sempre 3 fattori animici sono citati nella teosofia dell'antico Egitto.
Ba: L'anima, essere rappresentato da un uccello con la testa di uomo, parte divina e spirituale.
Ka: L'energia inseparabile ma distinta, la forza vitale pura.
Akh: Particella di luce, l'elemento che collega l'uomo alla divinità, dopo la morte sale agli dei
brillando come una stella.

Esisterebbero dunque diverse energie che agirebbero contemporaneamente al fine di vivificare l'uomo e renderlo capace di “ragionare” se pur entro alcuni limiti.
In più solo una di queste energie sarebbe in grado di: tornare a Dio, abitare la casa degli Dei ecc.. ossia evolversi ad un grado superiore, forse.

Una differente interpretazione della natura dell'anima, ma sempre molto affascinante, possiamo individuarla nell'induismo dall'induismo e nelle filosofie ad esso affini.
l'anima sarebbe dunque l'aspetto più puro dell'uomo, il principio che dà vita alla totalità in quanto noi siamo parte del tutto.
Essa viene detta Anupadaka, cioè priva di aspetti che la separino dal resto della creazione.
Un unico e relativamente piccolo ostacolo separativo sarebbe riconosciuto nell'ego".
Le esperienze vissute nelle varie reincarnazioni entrerebbero a far parte del bagaglio dell'anima, che avrebbe così la possibilità di ricordarle tutte, questo però non succederebbe quasi mai e sarebbe dovuto al legame troppo forte che legherebbe uomo a materia, al suo Ego.
Sembrerebbe che alcuni maestri, tramite tecniche meditative e particolari stili di vita, siano riusciti a ricordare momenti di vite passate.

Quest'ultimo aspetto le definirei di importanza primaria.
Ricordare altre vite non potrebbe essere sinonimo di individualità, di coscienza reincarnata, non potremmo escludere altre ipotesi.
Ad esempio l'ipotesi di anima collettiva rintracciabile tramite meditazione ed accomunabile alla coscienza collettiva. In tal caso io potrei ricordare una vita di un soggetto X ed interpretarla come mia ma non esserne diretta derivazione.
Allontanando il concetto di individualità poi, potrei anche ipotizzare un me stesso illusorio quale componente fisico-spirituale di un “qualcosa” molto più grande di quanto l'uomo creda, forse identificabile con Dio di cui io rappresento uno dei tasselli, un hardware utile al solo scopo di incrementare il software principale con nuove conoscenze.

Secondo lo Spiritismo classico, gli stessi “spiriti”, contattati tramite sedute spiritiche ed altri metodi adottati da tale disciplina, avrebbero rivelato la natura umana quale mezzo obbligato per il fine evolutivo spiritico attraverso la reincarnazione.
In particolare lo spirito (notiamo subito che non si fa accenno all'anima) si incarnerebbe più volte in modo tale da poter assimilare ogni esperienza che la dimensione Umana sia in grado di fornire, esperienze positive e negative, gioiose o dolorose, solo alla fine di questa “gavetta” lo spirito si evolverebbe incarnandosi in un altro mondo, in un altra dimensione, fino a raggiungere lo stadio ultimo nel quale si libera dal ciclo delle reincarnazioni.
Come già accennato, in questa filosofia che a tratti assume caratteristiche teorico-scientifiche, o metafisiche per essere più corretti, l'anima e lo spirito parrebbero sinonimi e dunque indicare la medesima cosa.
Gli spiriti essendo stati separati dalla materia con la morte del corpo fisico, non potrebbero mostrare la loro presenza nel mondo corporeo senza l’aiuto dell’energia fornita loro dal “medium” (mezzo).

Anche alla luce di quanto appena detto, sembrerebbe logico pensare ad un errore interpretativo allorquando si identifica, come fa il Cristianesimo, l'uomo quale essere ragionevole composto da Anima e Corpo, sicuramente occorrerebbe definire meglio il concetto di “spirito” in tali e simili teosofie, che coincidendo impropriamente con l'idea di “anima” crea una situazione concettuale anomala, ricca di contraddizioni.

Secondo gli studi del Prof. Corrado Malanga, ricercatore e docente di Chimica Organica presso l’Università di Pisa dal 1983, L'anima umana risiederebbe nel DNA dell'uomo e non tutti ne sarebbero provvisti.
Quando per la prima volta mi trovai a leggere questa dichiarazione restai molto sorpreso, come potrebbe essere possibile l'esistenza umana senza la presenza di quella cosa che per la maggior parte delle filosofie del mondo rappresenta il principale se non esclusivo fattore di vita?
Continuando a studiare le ipotesi del Professore, che tramite ipnosi afferma di aver contattato esseri alieni e uomini stanzianti in differenti “spazio -tempo” (discorso che esula dal contesto di questo articolo), anche nei testi sacri si farebbe riferimento all'anima quale “essenza” legata al DNA, in particolare al sangue:
Deut. 17/14 “perche il sangue è l’anima e tu non devi mangiare”. (potremmo citare altri esempi simili).
Secondo il Prof. Malanga l'anima donerebbe una coscienza superiore, una maggiore capacità di interpretare il proprio ruolo all'interno di un piano molto più grande, un intuito differente dal comune.
Ergo anima e spirito sarebbero elementi distinti ed ancora una volta potremmo affermare che, mentre lo spirito potrebbe essere onnipresente l'anima potrebbe non essere equamente distribuita, forse perché il fisico, il DNA, non è più in grado di legarla a se per motivi che, per adesso, esulano dalla mia comprensione.

Cito solo che il Professor Malanga ipotizza che l'anima sia in realtà ciò che Dio vorrebbe dagli uomini in quanto Egli, essendo Spirito e non Anima ne è privo.
Io però mi chiedo se in questo caso il Dio citato dal professore sia il Dio degli uomini o il Dio del tutto , perchè nella prima delle ipotesi questo Dio dovrebbe avere un Dio a sua volta che, essendo Alfa ed Omega, Inizio e Fine, rappresentando il tutto, allora sarebbe tanto Spirito quanto Anima.
Si aprirebbero tante ipotesi, alcune non proprio belle ma ciò è un discorso a se stante.

Cosa ci dice invece l'occultismo dell'anima?
Be!! Le idee in merito non sono poi tanto chiare, vediamo cosa ci riferisce Pitagora (640- 750 a .C. – 504- 501 a .C.), dal libro “Pitagora e i misteri” di cui riporteremo solo alcuni passaggi.

  • La nostra anima è imprigionata nel corpo, diceva il Maestro, formulando questa regola col celebre adagio: «Sôma Sêma», «il corpo è una tomba». […]
  • L'anima è composta da una particella di etere caldo e da una di etere freddo; una di esse è eterna. La nostra anima si nutre di sangue, e persino quelle dei morti ne bramano ancora la vitalità: è così che si spiegano i fenomeni di ossessione, di vampirismo, le apparizioni ed i fantasmi che certe persone hanno potuto percepire. […]
  • Da dove proviene la nostra anima? Secondo Cícerone, che riprende certe tesi degli antichi, essa deriva dall'anima cosmica e si lega al corpo fisico nel quale è caduta. L'anima è un numero che si muove per propria virtù e cade in un determinato corpo seguendo una segreta affinità. […]
  • L'anima è limitata dal corpo in cui è racchiusa, sia per quanto concerne la conoscenza che per l'irraggiamento. Essa non può morire per rinascere: è la dualità corpo-anima che perisce, per rendere possibile una reintegrazione celeste grazie a questa rottura del legame che la vincola alla terra. L'uomo muore nel senso che il suo corpo fisico ritorna alla terra; la particella di etere caldo della sua anima sussiste per un certo tempo dopo la morte, poi morirà a sua volta, e sarà questa la seconda morte. Ma la particella di etere freddo è immortale e subisce la legge delle peregrinazioni fino alla sua ascensione finale. Queste sono, a grandi linee, le lezioni che ricevevano gli Akousmatikoi […]

Pitagora ci spiega dunque, che l'anima stessa umana è legata al sangue di cui si nutre (o forse il sangue la lega energeticamente a questa dimensione, forse con una componente elettrica, non per niente il nostro sangue è formato da acqua e ferro in gran quantità, entrambi ottimi conduttori).
Pitagora ci informa anche della componente fisica dell'anima, ci dice che è composta da due particelle differenti, opposte, una calda e mortale, l'altra fredda ed immortale.
Quest'ultimo dato lo trovo curioso ed interessante, lo spirito è spesso identificato con la fiamma, il fuoco, lo zolfo se vogliamo, mentre l'anima con il soffio, l'aria, il vento.
Dunque potrei immaginare lo spirito come sostanza intermediaria che lega l'anima al corpo, caldo per la sua componente bioenergetica? Forse, ho pochi elementi per stabilirlo ma credo che il discorso abbia un certo senso logico.

Concludendo possiamo ipotizzare uno spirito quale energia vivificante presente in ogni cosa, l'etere se vogliamo, un energia che lega l'uomo al tutto poiché il tutto è energia e, se consideriamo Dio quale espressione del tutto, allora è logico pensare che Dio è spirito poiché tutto, uomo compreso è spirito.
Immortalità dello spirito quale energia, secondo il primo principio della termodinamica o legge di conservazione dell'energia: L'energia di un sistema termodinamico isolato non si crea né si distrugge, ma si trasforma, passando da una forma a un'altra.»
Il pianeta terra è il posto in cui si svolge la vita umana, potremmo ipotizzare questo come un sistema termodinamico aperto e quindi ipotizzare l'interazione dello spirito con qualcosa di differente, l'anima, che potremmo vedere come una coscienza superiore, cosciente di se stessa e del nostro “microcosmo” in quanto parte del macrocosmo.
Essendo il microcosmo espressione del macrocosmo l'anima si incarnerebbe tramite lo spirito scambiando informazioni tra macrocosmo nel quale potrebbe aver sede la sua coscienza ed il e microcosmo nel quale potrebbe aver sede la coscienza dello spirito.
Dico ciò in quanto si suppone che lo spirito, onnipresente, doni all'uomo differenti facoltà intellettuale in maniere varia e in varia quantità, lo stesso però varrebbe per l'anima che allo stesso modo apporterebbe intuito ed altre facoltà quali l'immaginazione, da non confondere con la fantasia.

Se è dunque lecito supporre l'esistenza di anima e spirito quali elementi divisi ma in qualche modo in grado di vivere simbioticamente, ergo di legare macrocosmo e microcosmo (così come espresso in vari simbolismi esoterici), allora è anche corretto dedurre che esistano manifestazioni limitale dell'anima, forse perchè queste “anime” queste forme di coscienza autocosciente, hanno quasi tutte esaurito la loro “missione” o hanno abbandonato la causa.

Altre teorie vorrebbero lo spirito come universale ma prigioniero di una dimensione spazio temporale X, l'anima invece potrebbe oltrepassare facilmente le varie dimensioni modulando il suo livello energetico, o vibrazione energetica in relazione alla “teoria delle stringhe”
In tal caso potremmo definire microcosmo questa dimensione e macrocosmo l'insieme multi dimenzionale.

Teorie, certo, ma che credo possano suscitare molte riflessioni.

Articolo di Mario Contino
Copyright, vietata ogni riproduzione non autorizzata

domenica 22 novembre 2015

giovedì 19 novembre 2015

I Custodi dell'Immortalità - Recensione libro

Autore: Piero Ragone
Editore: Verdechiaro Edizioni (2015)

Recensione:


L'antico Egitto, la leggendaria civiltà di Atlantide, una gigantesca torre di granito celata all'interno della Piramide di Cheope e miti narranti le gesta di divinità potentissime che celano segreti di incommensurabile valore, se letti con la giusta chiave interpretativa.
É proprio questo che l'autore intende fare nel libro, fornire una chiave di lettura differente che apre scenari alternativi e verità sorprendenti non solo in relazione alla civiltà egizia ma all'intera storia dell'umanità che, probabilmente, sarebbe da riscrivere.
Sulla scia di studi condotti da personaggi come Johann Bayer, Mario Pincherle o Robert Bauval, Piero Ragone tesse la trama del suo saggio, importante testo per ogni ricercatore, immancabile fonte di nozioni utili ad ampliare le proprie conoscenze su una storia che per quanto possa apparire antica e distante è direttamente legata a tutti noi, “la nostra storia”.
I misteri che l'antico Egitto cela tra le sue “sabbie eterne” stanno pian piano venendo a galla, ed il “monumento ZED” potrebbe esser il tassello mancante grazie al quale riscoprire quanto “dimenticato”.

La lettura del libro è scorrevole, pur essendo presenti traslitterazioni e traduzioni di vocaboli specifici da antichi alfabeti, un testo adatto sia agli avvezzi della materia che a semplici curiosi.
Per ciò che mi riguarda l'ho trovato stimolante e piacevole, ritenendolo molto interessante non posso che complimentarmi con l'autore e consigliarlo.

Recensione a cura di: 
Mario Contino 
Presidente de: Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (www.associazioneairm.it)


domenica 1 novembre 2015

Il vero spirito di Halloween: intervista ad una Strega

Oggi 31 Ottobre 2015, come da tradizione importata dagli USA e che ormai è diventata festa sentita anche in Italia, si festeggia Halloween, la notte degli spiriti.
Altre volte ho toccato questo tema, cercando di spiegare che tra la festa commerciale del "Dolcetto o scherzetto" e la vera festività di antichissima origine celtica vi è un vuoto concettuale-culturale che ormai appare quasi del tutto incolmabile.
Tra vetrine addobbate di mostri e streghe, tra pipistrelli, fantasmi e mascherate, c'è ancora chi vive questo giorno assaporandone antichi sapori, custodi di arcane conoscenze purtroppo dimenticate quasi del tutto, mi riferisco agli appartenenti di culti e teosofie facenti riferimento a tradizioni pagane.
Si, a qualcuno di voi sembrerà strano ma nel 2015 esistono ancora le streghe, non certo quelle demonizzate e descritteci ingiustamente come mostri sanguinari da un inquisizione che, a parer mio, appariva ben lontana dal compiere il volere di Dio nel mandare a rogo migliaia di donne a seguito di disumane torture.
Queste donne oggi non si nascondono più e, soprattutto, si lasciano intervistare.
Come Presidente dell'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (www.associazioneairm.it), al fine di comprendere come alcuni culti neopagani e pagani vivano il 31 Ottobre, ho intervistato Noviluna: Strega e fondatrice del gruppo "Temenos degli Ulivi" (gruppo per la corretta informazione sul neopaganesimo e la Wicca ) attivo sul territorio del sud Italia: Puglia, Basilicata, Calabria e Molise; il gruppo Temenos collabora ed appoggia il progetto "Levereoriginidihalloween" (www.levereoriginidihalloween.it).

Noviluna cosa rappresenta per voi Halloween?

Halloween in realtà rappresenta poco per noi, perché la concepiamo come la festa del dolcetto e scherzetto che in realtà deriva dalle celebrazioni di "Samhain". Noi celebriamo Samhain che significa "fine dell'estate" ed è l'ultimo degli otto "Sabba" della Ruota dell'Anno stregonesca.
Una sorta di capodanno stregonesco dunque, la natura si ritira nel suo letargo invernale e noi tiriamo le somme, raccogliamo gli ultimi frutti, ringraziamo per ciò che abbiamo ricavato a livello materiale e spirituale, è il momento in cui la Dea lascia lo scettro al Dio.
Anche noi questo giorno commemoriamo ed onoriamo coloro che sono i nostri antenati ed i "cari defunti" che in questo periodo possono oltrepassare il velo sottile tra il mondo ordinario dei vivi e quello degli spiriti e tornare, almeno per poco, a festeggiare insieme a noi.

Come festeggiate?

Ci sono diverse tradizioni che poi si sono sincretizzate con i moderni modi di festeggiare ognissanti e celebrare il giorno dei morti in tutta Italia e che noi conserviamo, come cucinare dolci per i bambini che per essere arrivati da poco rispetto agli adulti da quel mondo ultraterreno, sono quelli che più sono vicini appunto a quel mondo e dunque li omaggiamo e nello stesso tempo omaggiamo anche gli spiriti ultraterreni.

Nulla a che fare con la festa commerciale che tutti conoscono, cosa significa oggi essere una strega?

Niente a che fare con sacrifici umani o gatti neri sgozzati.
Per noi i gatti, come molti altri animali, sono magici, capaci di vedere oltre e quindi considerati famigli. Non avrebbe senso sacrificare nel senso di ucciderli o torturarli, credere questo è un errore dovuto alla disinformazione.
Essere una Strega significa onorare la natura, riconoscere i suoi cicli, armonizzarsi a questi e dare una spinta alla ruota perché certi equilibri interiori ed esterni possano continuare a mantenersi.

Vi sentite minacciate dalla società o dall'ideologia religiosa?
Forse ti riferisci alla religione più diffusa. Non è che ci sentiamo minacciate in quanto Streghe, ci sentiamo minacciate, forse, in quanto cittadini italiani, dall'invadenza nelle leggi o nei luoghi pubblici come la scuola, dei certe istituzioni religiose.
È discriminante, certamente non solo per la nostra religione.
Per non parlare poi della voluta disinformazione che si divulga proprio sulla festa di Halloween, che viene demonizzata come tante altre nostre feste che hanno tutte una forte matrice pagana.
Il progetto che sosteniamo come gruppo "Temenos", ossia "levereoriginidihalloween", nasce proprio per far fronte a questa disinformazione.


Ringraziando Noviluna per aver voluto contribuire a chiarire un po' le idee su questa festività ormai anche Italiana, non mi resta che augurarvi Buon Samhain.

Articolo di Mario Contino
Copyright, vietata ogni riproduzione non autorizata.
Scritto per: Il Giornale di Puglia, presente al seguente link:

venerdì 30 ottobre 2015

Perchè non si ottengono EVP registrando all'interno di una camera Anecoica?

Mi è stato chiesto da alcuni amici: Perchè non si ottengono EVP registrando all'interno di una camera Anecoica?
La domanda, lo devo ammettere, è molto interessante e di seguito cercheremo di spiegare meglio il fenomeno delle voci elettroniche in relazione a tale circostanza, se pur brevemente.
Vediamo come definire al meglio la "Camera Anecoica".
Per farla molto breve, in questi ambienti è possibile rimanere isolati da campi elettromagnetici o frequenze acustiche.
La seconda domanda postami, collegata alla prima, è: Si potrebbe proporre un'esperimento in cui si invita la presunta entità a parlare in una camera, appunto, anecoica. Chissà cosa succederebbe!

Ipotizziamo alcuni possibili scenari:
  1. Caso I° - Non succede nulla, il registratore non sarà in grado di ottenere registrazioni
  2. Caso II° - Si ottengono registrazioni, risposte logiche e coerenti ad altrettanto logiche domande poste dal ricercatore.
Nel primo caso occorrerebbe capire il perchè dell'assenza di risposte, questo è scontato se ipotizziamo che ben il 90% degli EVP registrati con indagini comuni (di ghost hunting per intenderci) sono riconducibili a pareidolia acustica ottenuta dall'interferenza di onde radio di varia origine ma quasi sempre umana, o rumori di fondo che si amplificano fino a risultare interpretabili come risposte brevi: SI – NO – IO ecc..
In assenza di interferenze si otterrebbe un'assenza di EVP.
Quanto su detto deve chiarire altri miei interventi nei quali suggerivo di utilizzare il condizionale in merito a dichiarazioni sugli EVP ottenuti e l'uso del termine ANOMALIA che non deve però far intendere un ANOMALIA PARANORMALE.

Un altro motivo dell'assenza di registrazione ottenuta potrebbe far riferimento a teorie per adesso parascientifiche ma che ritengo valide ai fini della ricerca:
Se le entità sfruttassero onde acustiche o elettromagnetiche ambientali al fine di manifestare la loro presenza, è logico pensare che in assenza di queste ultime la manifestazione sarebbe impossibile.

Nel Caso 2 invece, occorrerebbe ipotizzare che la camera non sia in grado di schermare, come è logico supporre, l'intero spettro elettromagnetico in cui siamo immersi e di cui noi stessi siamo parte, oppure che le entità manifestatesi sfruttino principi fisici ancora sconosciuti, e sarebbe fantastico pensare a tale possibilità perchè riaprirebbe molti interrogativi e creerebbe le condizioni necessarie per una nuova crescita scientifica.

Detto ciò, non è semplice controllare un luogo come un castello, è però possibile ricreare in piccolo un contenitore che simuli la camera anecoica ed aiuti la ricerca con dati più attendibili, se nel caso.

articolo di Mario Contino
Copyright, vietata ogni riproduzione

martedì 20 ottobre 2015

EVP - Perchè il fenomeno delle voci elettroniche non è sempre attendibile.

Uno dei mezzi più utilizzati da chi ricerca nell'ambito delle fenomenologie legate al “paranormale”, è conosciuto come tecnica della metafonia.
In poche parole si cerca di ascoltare voci presumibilmente di origine spiritica su supporti elettronici quali radio o registratori, siano questi ultimi digitali o a nastro magnetico.

La psicofonia, altro termine utilizzato per identificare questa metodica investigativa, non ha mai trovato credito nel mondo scientifico ed è quindi ancora da ritenersi una pseudoscienza.

Attualmente i ricercatori dell'occulto, termine improprio ovviamente, puntano all'utilizzo combinato di differenti tecnologie, ecco dunque che note trasmissioni televisive ci indicano come utili allo scopo strumenti quali:
  • Radio ad onde corte
  • Registratori digitali ultrasensibili
  • Convertitori di ultrasuono in suono udibile
Software per l'analisi spettrografica e di frequenza degli audio ottenuti.

Moltissime volte, a seguito di indagini svolte da vari team di ricerca in Manieri ed altri siti di interesse, sono state rilasciate dichiarazioni quali:
  • Abbiamo registrato la voce di Tizio e Caio;
  • Il fantasma ci ha detto questo e quest'altro;
  • Lo spettro si chiama così, ecc..
Certamente dichiarazioni che, personalmente, ritengo possano dar vita solo ad un bel sorriso, senza suscitare il minimo interesse a livello accademico.
Perché dico ciò?
Perché il metodo comunemente utilizzato non ha metodica logica, scusate il gioco di parole, e si basa su presupposti e supposizioni che non sono del tutto errate ma limitative.
Si è convinti, ad esempio, che un EVP possa essere giudicato attendibile e veritiero senza ombra di dubbio, allorquando la presunta voce si attesti su frequenze audio precise e rientranti negli Ultrasuoni o negli Infrasuoni.
Ma allora cosa stiamo ricercando in realtà?
Perché uno spirito che, a detta della leggenda popolare, sarebbe in grado di farsi sentire dall'orecchio umano, ergo su frequenze standard, deve poi palesarsi nella registrazione su frequenze che definirei anomale nel contesto?

Mi è bastato un piccolo esempio per farvi comprendere l'incredibile confusione che si cela dietro questo tipo di ricerca e che, grazie a ricercatori che dovremmo definire forse attori in cerca di comparsa, peggiora giorno per giorno.

Certamente esiste una precisa fenomenologia collegata alla metafonia, questo sarebbe stupido negarlo, il concetto diviene errato quando, senza lasciar aperte strade alternative e per giunta inesplorate, si cerca di catalogare eventuali risultati ottenuti dietro termini già di per se errati, come “fantasma” “spirito” ed altri vocaboli ancora da contestualizzare e definire.

Guglielmo Marconi, Thomas Edison, Oliver Lodge ed altri illustri ricercatori del passato, erano fermamente convinti di poter ottenere risultati soddisfacenti grazie all'utilizzo di strumenti in grado di sfruttare frequenze radio, questo è un dato di fatto ma non significa che l'interpretazione data dagli stessi a tali fenomeni fosse corretta, o almeno errato potrebbe essere il nostro giudizio su studi di cui ci giungono frammentate informazioni da fonti terze.
La mia non è presunzione, lungi da me voler apparire in grado di stare al passo con personaggi dallo spessore dei sopracitati, intendo solo ribadire che probabilmente è errata la nostra concezione degli studi di questi ultimi.
Siamo certi che volessero contattare i “cari defunti”?
Teoricamente la nostra dimensione spazio-temporale (cronotopo per intenderci) potrebbe brulicare letteralmente di “esseri” a noi impercettibili, a questo dovremmo ipotizzare l'esistenza di una miriade di altri esseri presenti su altri piani dimensionali ed in grado, volontariamente o casualmente, di interagire sul nostro stesso piano dimensionale (Approfondire in tal senso la teoria delle Super Stringhe e gli studi appartenenti alla fisica quantistica).
Ecco che in questo preciso momento possiamo comprendere l'1% di un mondo totalmente nuovo, qualcosa che sfiora soltanto l'umana comprensione e che andrebbe, come sono certo avvenga in altre realtà, studiato seriamente e con cognizione di causa, comprendendo ciò, è giustificata adesso la mia perplessità sull'utilizzo dei termini impropri descritti in precedenza e sulle consuete dichiarazioni da molti rilasciate a seguito ad indagini comunemente definite di Ghost Hunting.

Il regista cinematografico svedese Friedrich Jürgenson aprì letteralmente la strada alle ricerche pubbliche sul fenomeno delle Voci Elettroniche.
Nel 1959, mentre era intento a registrare il verso di alcuni uccelli sulla finestra della sua casa di campagna con l'ausilio di un magnetofono, si rese conto di aver registrato voci lontane da egli non percepite attraverso il suo senso dell'udito.
A seguito di ulteriori esperimenti, nei quali riusci a coinvolgere un gran numero di persone, curiose o interessate, ipotizzò che tali voci appartenessero a persone defunte.
Molti altri studiosi seguirono le sue orme, inutile elencarli in questo articolo in quanto rischierei solo di uscire fuori tema.
Presso Grosseto, il 5 Dicembre 2004, Marcello Bacci condusse sorprendenti esperimenti proprio sul fenomeno della metafonia.
Gli esperimenti furono condotti in presenza di 37 persone, tra cui investigatori, scienziati, tecnici audio di differenti nazionalità e degni di nota nel loro specifico settore, tutti facenti parte di un associazione di studi sulla parapsicologia denominata “Laboratorio interdisciplinare di Biopsicocibernetica”.
Bacci ottenne l'ascolto, per mezzo delle sue apparecchiature, di voci e cori da egli attribuiti all'anima dei trapassati.
Le sue apparecchiature furono smontate ed esaminate dai tecnici, che non trovarono segni di manomissione, a seguito del assemblaggio il fenomeno si ripresentò ai ricercatori.

Il problema che ci si pone davanti è sempre lo stesso, scontato, per quanto stranamente ignorato dai più.
Partiamo dall'ipotetico presupposto che si sia in grado di ottenere, con uno strumento idoneo e con tecnica standard, una registrazione chiara di una voce che, per giunta, sia in grado di interagire con il ricercatore in maniera intelligente, ossia di intrattenere, per un certo arco temporale, un dialogo logico e coerente.
Potrei ipotizzare dunque qualcosa del genere:
  • Ricercatore: Come ti chiami?
  • Voce: Max
  • Ricercatore: Dove vivevi?
  • Voce: Milano Via xx civico XX (fingiamo sia un ipotetico defunto recente)
  • Ricercatore: Dove ti trovi?
  • Voce: In Paradiso (purgatorio, inferno, nella luce ecc..)
La prima cosa di cui mi dovrei preoccupare dovrebbe essere quella di accertarmi, per quanto e se possibile, delle informazioni ottenute e non di dichiarare alle folle: “Lo spettro si chiama Max” perché tale dichiarazione, in assenza di prove accessorie, risulterebbe essere una presa per i fondelli.
Allorquando riuscissimo a verificare tali dati cosa otterremmo?
Saremmo in grado di affermare di aver registrato l'anima, di un tale Max?
No, le prove non sarebbero comunque sufficienti e vi spiegherò volentieri il perché.
Ipotizziamo che esista questa registrazione da analizzare.
L'unica certezza non è da ricercare nelle informazioni ottenute ma nella voce registrata.
Ergo ora inizierei a chiedermi:

Cosa o chi ho registrato?
È possibile che un entità a me impercettibile abbia sfruttato il mio apparecchio per palesarsi a me ed abbia anche fornito informazioni verificabili ma nulla aventi a che fare con la sua effettiva natura?

Certo, è assolutamente possibile, ergo non è più logico dichiarare di aver registrato max ma di aver registrato una voce anomala in grado di interagire con il ricercatore in modo coerente ed intelligente.
Questa voce potrei definirla di sicura origine paranormale solo perché la stessa avrebbe affermato ciò?
No, impossibile, anche perché il termine paranormale risulta essere, ancora una volta, troppo generico e forviante.
Con gli strumenti comunemente utilizzati dai ricercatori amatoriali del paranormale sarebbe impossibile escludere interferenze di tipo umano in grado di sfruttare le onde radio per instaurare un dialogo logico.
Ricordo che da piccolo mio padre mi regalò dei ricetrasmettitori giocattolo, gli stessi erano però in grado di sintonizzarsi sulle frequenze utilizzate dai camionisti ed era veramente divertente apparire loro come la voce misteriosa in grado di intromettersi nei loro dialoghi, anche in maniera logica, ma anomale.
Giochi da bambino vivace, certamente, ma aventi molta attinenza con la ricerca di cui stiamo dibattendo.
Un amico con cui ho avuto più volte modo di confrontarmi, un medico che per tale motivo non intende render pubbliche le sue ricerche per timore di ripercussioni professionali, mi ha raccontato di alcuni esperimenti condotti con l'ausilio di un registratore a nastro magnetico (le vecchie cassette per intenderci) che avrebbero più volte prodotto risultati sorprendenti.
Pare che in un occasione in particolare al riascolto della registrazione siano saltati fuori dati quali:
Luogo dell'incidente causa del decesso;
Città di residenza durante il periodo di vita del presunto defunto;
Cimitero di sepoltura.
Con tali risultati il medico avrebbe tentato di ottenere una conferma a queste dichiarazioni, scoprendo suo malgrado che nulla di quanto ottenuto nella registrazione corrispondeva a verità.
Cosa era avvenuto?
Lo spirito registrato si era forse preso gioco di lui?
E logico pensare che se esistesse la possibilità di dialogare con una qualche forma spiritica tramite metafonia o in altri modi, ed è a mio avviso possibile entro certi limiti, questo essere possa poi avere un comportamento al di la di uno standard, potendo anche decidere di burlarsi del ricercatore, come documentato sin dall'800 da vari studiosi e teologi nel campo dello spiritismo.

Occorre dunque evitare di rilasciare dichiarazioni sull'eventuale natura dell'entità ipoteticamente registrata, questo perché, come già detto e spero dimostrato con gli esempi citati, ammettendo di aver avuto un contatto diretto con una forma spiritica, non si avrebbe certezza alcuna sulla sua natura e sui suoi intenti.

Un altro problema da non sottovalutare lo si riscontra nell'abitudine errata di presentare non veri dialoghi risultanti logici e coerenti, quali forme di contatto con il mondo spiritico, ma frasi semplici e parole che spesso esulano dal contesto e risultano essere una forzatura al sol fine di dimostrare di aver ottenuto una prova che non prova un bel niente e lede la ricerca sul piano generale.
Tali risultati, ancora una volta, andrebbero presentati come anomalia e non come la prova dell'esistenza dello spirito di Tizio e Caio.
Porrò alcuni esempi.

Tecnica dell'ascolto delle registrazioni
Consiste nell'utilizzo di un registratore posto in uno specifico ambiente, questo poi viene azionato dal ricercatore che a distanza di circa 30 secondi l'una dall'altra pone determinate domande ad un ipotetica entità senziente.
A seguito si isola lo spazio teoricamente vuoto tra una domanda e l'altra e si ascolta, nel verso corretto o in maniera inversa, amplificando la traccia audio al fine di rendere udibili suoni normalmente non percepibili dall'uomo.
Nel processo di modulazione audio, nel modo sopra descritto, si determina un alterazione della traccia audio.
Questa modifica, questa forzatura della realtà, spesso è causa di suoni anomali che, pur non avendo alcun senso logico, vengono interpretati in maniera logica dal nostro cervello.
Sicuramente conoscerete il fenomeno della pareidolia, quel meccanismo che la mente utilizza per ricondurre forme di immagini non note a forme ben più comuni, ne ho parlato in altri articoli.
Un fenomeno analogo alla pareidolia, una pareidolia acustica se vogliamo, si verifica anche per le percezioni uditive, quando si crede di sentire suoni, parole o frasi significative in rumori del tutto casuali.
Quando si analizzano le tracce audio nel modo sopra esposto, il ricercatore solitamente interpreta il suono e suggerisce la sua interpretazione agli altri ricercatori, se questi fino ad un attimo prima non erano in grado di percepire qualcosa di logico nel suono, a seguito del suggerimento percepiscono immediatamente la medesima frase o parola, una sorta di autosuggestione di massa.
Peggiore è il caso in cui queste registrazioni vengono effettuate con una tecnica molto di moda tra i ricercatori amatoriali, ossia contemporaneamente all'utilizzo di un suono di fondo prodotto da un versamento di acqua in un recipiente vuoto o contenente acqua a sua volta.
In questo caso si creano suoni facilmente mal interpretabili ed utilizzati come prove della presenza di attività paranormale, nulla di più errato.

Il modo corretto di procedere sarebbe il seguente:
  1. Creare uno schema preciso per le domande da porre, che contenga anche elementi di calcolo semplice matematico (esempio, quanto fa 3 + 5?)
  2. Ascoltare le tracce audio senza alterarle, un entità volenterosa, se non comunicante in maniera diretta, tramite il fenomeno delle voci dirette per l'appunto, non dovrebbe avere problemi ad utilizzare le normalissime frequenze audio
  3. In caso di alterazione e determinazione di un ANOMALIA, ascoltare la stessa a distanza di 24 e 48 ore, farla ascoltare a terzi senza dare suggerimenti sull'interpretazione personale.
  4. In ogni caso, esporre il risultato come ANOMALIA, lasciando la libera interpretazione del risultato e spiegando bene cosa si intende per anomalia.
Un “anomalia” è qualcosa di “anomalo” nello schema generale della relativa normalità, in nessun caso un anomalia è da intendersi come di sicura natura paranormale, se si lasciasse intendere ciò sarebbe solo l'ennesimo modo di lasciar intendere qualcosa di preciso cercando di mascherarsi dietro l'utilizzo di un termine che, in tal caso, risulta essenzialmente improprio.

Spero che questo articolo possa essere utile a quanti intendono approcciarsi a questa ricerca con relativa serietà, consci dei limiti strumentali e naturali umani, evitando dichiarazioni che non solo lederebbero alla propria immagina ma anche a quella di chi tenta, con non poca fatica, di ottenere ascolto in ambito accademico per delle ricerche generalmente non considerate neppure.
Senza contare che per talune dichiarazioni si potrebbe, addirittura, incorrere in una denuncia ufficiale presso le autorità competenti.

Il paranormale, gli spiriti, gli esseri invisibili o impercettibili spesso appartenenti a dimensioni alternative, tracce mnemoriche di suoni o immagini che si ripresentano periodicamente come in una realtà olografica, esseri esterni alla nostra comune realtà, alieni se vogliamo interpretare il termine letteralmente.
Queste probabili verità andrebbero studiate, analizzate e soprattutto divulgate in maniera seria, perchè toccano materie come la religione, la filosofia, la storia, la fisica, ergo ogni dichiarazione deve presupporre una determinata presa di coscienza.

Il ricercatore, se intende avvalersi di tale appellativo, deve essere certo di assumersi ogni responsabilità per quanto dichiarato, ad ogni livello, in caso contrario, se la sua intenzione è limitata alla comparsata TV o sul giornale di turno, senza finalità più importanti, farebbe bene a definirsi con altri termini.

Articolo di Mario Contino
Copyright, vietata ogni riproduzione non autorizzata

lunedì 19 ottobre 2015

Recensione libro "Il fuoco segreto di Gandalf"

Titolo: Il fuoco segreto di Gandalf
Autore: Ambra Guerrucci - Federico Bellini
Casa Editrice: Risveglio Edizioni
Pagine: 131 

  
Recensione

E proprio vero che un libro non si giudica dalla copertina, o dal titolo.
Inizialmente ero un po' perplesso dal nome assegnato a questo volume ma mi è bastato leggere i primi 3 righi della prefazione per rendermi conto che sarebbe stata una lettura affascinante e di sicuro interesse esoterico.
E se la "terra di mezzo" narrata nel romanzo "Il signore degli anelli" fosse realmente esistita?
In questo libro gli autori descrivolo le opere dello scrittore J. R. R. Tolkien in maniera approfondita e da un punto di vista distaccato da quello che un lettore di un romanzo fantasy potrebbe avere.
Ecco che l'intera narrazione di Tolkien si trasforma in un testo esoterico altamente significativo, in grado di tramandare verità importanti se in possesso delle giuste chiavi di lettura, chiavi che gli autori del libro "Il fuoco segreto di Gandalf" forniscono e giustificano.
Questo libro non potrebbe mancare nella bibioteca personale di chi è alla ricerca di una verità alternativa che, perchè no, a volte potrebbe lasciar traccie in un romanzo fantasy.
Non dimentichiamoci che l'immaginazione, certamente alla base dell'opera di Tolkien, in occultismo e molto importante poiché è uno dei poteri plastici dell’Anima superiore; ed è anche la memoria delle precedenti incarnazioni.
Per quanto scritto e perchè la lettura del libro mi ha entusiasmato e divertito, risultando semplice nella sua complessità, "Il fuoco Segreto di Gandalf" è un libro che consiglio vivamente.

Recensione a cura di Mario Contino
Presidente de: Associazione Italiana Ricercatori del Mistero

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martedì 13 ottobre 2015

La predisposizione percettiva umana ed la manifestazione spiritica

In altre occasioni ho toccato solo superficialmente il tema della percezione della presunta "manifestazione spiritica"in relazione al fattore "Percezione personale", oggi vorrei cercare di approfondire questo tema, conscio che questo articolo sarà una ricerca personale, certamente utile anche al sottoscritto che quindi si pone, come è giusto che sia, dalla parte dell'allievo.
Per portare avanti questo impegno, se pur piacevole, devo far riferimenti a temi già trattati, limitandomi a quanto basta per non entrare in confusione ed uscire fuori tema.

Poniamo alcuni punti fermi che, al fine dello studio, dobbiamo considerare veri.

  1. Esistono diverse forme spiritiche (intese come esseri incorporei di differente specie con differenti caratteristiche)
  2. Esistono diverse dimensioni da intendersi come “cronotopo” (sulla scia della teoria delle super stringhe)
  3. Esiste un limite naturale alla percezione umana della realtà, basato sui nostri 5 sensi.
  4. Lo spirito potrebbe essere percepito, naturalmente (ossia percezione non strumentale), solo se operante nella nostra stessa dimensione;

Partendo da questi presupposti ed analizzando varie testimonianze di presunti avvistamenti spiritici, passatemi l'impropria definizione del fenomeno, è lecito pensare che non soltanto le condizioni biofisiche del sito ove si rende palese la manifestazione, giocano un ruolo fondamentale, altrettanto importante è la percezione personale del fenomeno.

Esempio:
In un abitazione X, 2 testimoni assistono ad una manifestazione spiritica, uno dei due (testimone A) afferma di aver visto una condensazione biancastra percorrere la stanza e sparire attraverso un muro. L'altro testimone (Testimone B) afferma di aver assistito alla medesima manifestazione con un eccezione, la condensazione vaporosa per lui assumeva una colorazione nera.

Entrambi hanno assistito al medesimo fenomeno ma perché questa differenza cromatica nella percezione dello stesso?
È chiaro che in circostanze simili il loro senso della vista si comporta in maniera anomala in quanto potrebbe trovarsi di fronte a radiazione luminosa di lunghezza d'onda non standard ergo la percezione del fenomeno assume una variazione inerente al tipo di costruzione mentale che, la mente, produce in relazione ad un “dato” non standard.

Per meglio comprendere ciò si potrebbe paragonare l'evento al Daltonismo ed alla Pareidolia.

Il daltonismo consiste in una cecità ai colori, ovvero nell'incapacità a percepire i colori (del tutto o in parte). Solitamente è un difetto di natura genetica.
Si definisce daltonica la persona che non riesce a distinguere luci di diversa lunghezza d'onda, ergo
se, ad esempio, si mostrasse a un daltonico un disegno con un triangolo rosso su uno sfondo verde questi potrebbe non distinguere la figura in quanto geneticamente non predisposto alla visione della lunghezza d'onda del colore rosso.

Nel caso della manifestazione spiritica, a mio avviso, ci si trova in una situazione analoga, l'occhio umano percepisce una lunghezza d'onda non standard, ergo pur “vedendo” la manifestazione non la percepisce in maniera univoca in quanto naturalmente non evoluto per farlo.

A ciò si associa, immediatamente, un fenomeno simile alla Pareidolia già discussa in altre occasioni.
La mente umana percepisce questa informazione già di per se non coerente con gli standard mentali, poniamola in questi termini, si sforza affinché tale dato assuma una forma comprensibile e la compara ad immagini già note, ergo il colore muta, la forma diviene simile a quella di una semplice nuvola o di uno gnomo, o di una dama con capelli folti e lunghi ecc...
Anche lo stato d'animo subisce notevoli influenze dovute alla predisposizione umana al recepimento della manifestazione.
Ecco dunque che per un medesimo evento possono esserci testimoni che provano una sgradevole sensazione di paura, altri che si sentono protetti, altri ancora che restano del tutto estranei sentimentalmente alla manifestazione.
Un Cristiano fermamente convinto di ideologia religiosa potrebbe percepire una figura morfologicamente simile ad un angelo o ad un demone, o per meglio dire, all'immagine standard che la sua concezione religiosa ha fornito sugli angeli o sui demoni.
Un altro potrebbe vederci un satiro, un altro ancora percepire quella stessa immagine come un “alieno Grigio” ecc.. ecc..

Spero, con questo breve intervento, di aver fatto capire come la percezione umana, unita al limite percettivo, possa creare di per se centinaia di manifestazioni differenti relative, magari, alla manifestazione di una singola forma spiritica, il che rende questa ricerca, per quanto affascinante, abbastanza complicata ed inutile se portata avanti senza cognizione di causa e basandosi su supposizioni standard (il fantasma, il demone, l'angelo, l'alieno ecc...) lo standard è umano, qui si ricerca in un campo differente, gli standard non sono i nostri, a mio personale giudizio.

Articolo di Mario Contino
Copyright, vietata ogni riproduzione non autorizzata

sabato 3 ottobre 2015

Può un laico compiere un esorcismo? Secondo religione Cattolica no... o forse si?

Sull'esorcismo son stati scritti numerosi trattati e dunque non è mia intenzione approfondire questa tematica dal punto di vista “tecnico”, sinceramente credo siano pochi gli studiosi in grado di affrontare, ad oggi, un così arduo impegno ed io, in tutta onestà, non ho ancora le giuste conoscenze per poter rientrare tra questi.
Affronterò solo superficialmente l'argomento tecnico, termine improprio ma necessario, per spostare l'attenzione di questo mio intervento su un “problema” riscontrato più volte in dibattiti che ho avuto con “uomini di chiesa”:
Perché solo un sacerdote ordinato dal Vescovo può portare avanti un rito di esorcismo?
Per poter discutere del nocciolo della questione è necessario definire il termine “esorcismo”, ergo:
L'esorcismo è una pratica rituale ritenuta efficacie per liberare una persona, un luogo, un animale, dall'influenza di uno spirito ritenuto “demoniaco” o comunque maligno
Non è solo la Religione Cristiana a ritenere plausibile la possibile possessione di un essere naturale (uomo o animale) da parte di un essere “sovrannaturale” (spirito).
Al di la dell'assoluta inadeguatezza dell'aggettivo sovrannaturale, non riesco proprio a vedere cosa di sia di fuori dal naturale nella realtà spiritica, riporterò alcuni brevi esempi di atteggiamento che varie teosofie adottano nel rapportarsi con questo problema, comunque ritenuto sempre reale e lesivo.
Nella cultura e nella Religione Islamica vi è il concetto di Jjinn, spiriti ritenuti in grado di possedere un uomo, un po' come i Demoni Cristiani anche se con questi, a livello teosofico-culturale, nulla avrebbero a che fare.
Un Jinn potrebbe acquisire il controllo sul corpo di un uomo solo se questo non fosse in grazia di Dio.
Discutendo con un amico Musulmano sui fenomeni legati all'eventuale azione dei Jinn, questi mi ha spiegato come i sintomi della possessione variano molto in base alla tipologia di spirito, in linea di massima quando uno di questi “esseri” entrerebbe nella persona lo farebbe parlare con parole incomprensibili, potrebbero manifestarsi sintomi come febbre, convulsioni ed altri malanni non giustificabili razionalmente ed inguaribili con la medicina tradizionale.
Mi ha spiegato come la lettura del Corano sia talvolta già sufficiente ad esorcizzare i Jinn e liberare il posseduto e come, in base a questa religione, le anime dei defunti non abbiano il “potere” di possedere un uomo.
In base alla Cabala Ebraica, Dybbuk sarebbe l'anima della persona trapassata e fuggita dalla Gaenna che si muterebbe in uno spirito maligno e potrebbe rendersi responsabile della possessione di un uomo, per liberare il posseduto occorrerebbe un formale esorcismo.
Sia chiaro che sia per l'Islam che per la religione Ebraica non esiste il concetto di “uomo ordinato dal superiore al fine di esercitare il ruolo di esorcista”, ciò in quanto non esiste una vera gerarchia religiosa ed ogni vero credente, se adeguatamente istruito a tal fine, può ricoprire tale ruolo.
Il mio amico Jibrail, studente Islamico a Medina, mi narrava di come alcuni suoi “fratelli” avessero liberato un terzo ragazzo dall'azione di un Jinn che gli procurava febbre alta ed inspiegabile, guarigione avvenuta dopo la lettura di alcuni versi del Corano che, per giunta, causarono al “posseduto” una serie di spasmi violenti.
Ritorniamo un attimo al fulcro del discorso e dunque alla visione Cristiana del fenomeno.
La Chiesa Cattolica reputa il Sacramento del Battesimo un esorcismo che ogni prete può impartire a differenza dell'esorcismo ufficiale che invece spetta, come già accennato, ad un sacerdote ordinato dal Vescovo.
Qualcosa non torna, se il Battesimo è un esorcismo non dovrebbe forse sottostare alle stesse norme previste per il “grande esorcismo”?
Assolutamente si, quindi i casi sono 2, o il Battesimo non è da considerarsi un esorcismo o l'esorcismo, qual tale in ogni sua forma, può essere da tutti praticato, come già avviene per l'Islam e la religione Ebraica.
Il Battesimo è il primo Sacramento imposto al Cristiano, con questo rito non solo si diviene membri della Chiesa, si viene mondati dal peccato originale commesso da Adamo e dunque liberati dall'azione del demonio e dei suoi seguaci.
Sembrerebbe un esorcismo vero e proprio in quanto, secondo questa ideologia, ogni uomo non battezzato sarebbe di per se soggetto all'azione del male.
Nella credenza popolare un bambino non battezzato non dovrebbe guardarsi allo specchio in quanto potrebbe essere posseduto dal demonio, se l'infante dovesse morire senza aver ricevuto il Sacramento non potrebbe raggiungere il Paradiso.
La cosa che mi stupisce è che per tale Sacramento ilCatechismo prevede condizioni in cui neanche i Preti sono necessari:

Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1256:

I ministri ordinari del Battesimo sono il vescovo e il presbitero, e, nella Chiesa latina, anche il diacono [Cf Codice di Diritto Canonico, 861, 1; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 677, 1].

In caso di necessità, chiunque, anche un non battezzato, purché abbia l'intenzione richiesta, può battezzare utilizzando la formula battesimale trinitaria. L'intenzione richiesta è di voler fare ciò che fa la Chiesa quando battezza. La Chiesa trova la motivazione di questa possibilità nella volontà salvifica universale di Dio [Cf 1Tm 2,4 ] e nella necessità del Battesimo per la salvezza [Cf Mc 16,16; Concilio di Firenze: Denz. -Schönm., 1315; Nicolò I, Risposta Ad consulta vestra: ibid., 646; Codice di Diritto Canonico, 861, 2].”

Concentriamoci però sull'esorcismo da tutti riconosciuto, culturalmente, qual tale, ossia quello cui la collettività fa riferimento nel momento in cui si discute di “possessione demoniaca” (sulla possessione in essere servirebbero intere pubblicazioni per dissipare la confusione creatasi nel corso dei secoli).
A differenza di un tempo, oggi la Chiesa Cattolica pone molta attenzione nel determinare ogni singolo caso, prima di dichiarare la presenza di un azione demoniaca occorre infatti accertarsi che lo sfortunato credente non sia affetto da disturbi psicofisici, malattie come la schizofrenia causano spesso sintomi che un tempo erano automaticamente ricondotti all'azione del maligno.
Il sacramentale dell'esorcismo è disciplinato da un apposito rituale, “De exorcismis et supplicationibus quibusdam” adottato nel 1998 in sostituzione del precedente datato (1614).
Il sacerdote esorcista deve indagare sulla storia del suo “paziente”, soprattutto sul momento in cui sono iniziati i sintomi della possessione. La prassi investigativa potrebbe essere riassunta nei tre punti di seguito riportati:
Interrogatorio iniziale della persone e dei famigliari;
Studio degli esami medici e, se nel caso, nuovi approfondimenti clinici per escludere patologie;
Preghiere di guarigione e di liberazione.
Secondo la Chiesa cattolica ogni Vescovo può conferire, in conformità al canone 1172, il ministero in modo permanente o temporaneo ad un sacerdote riconosciuto, per qualità morali e spirituali, degno di tale ruolo, ai laici non sarebbe neppure concesso di usare la formula dell'esorcismo contro satana e gli angeli ribelli.
Quanta confusione in questa religione, o forse dovrei dire “nelle leggi di questo Stato”...
In Realtà il Cristo avrebbe lasciato ad ogni suo discepolo il potere di guarire dalle malattie ed allontanare gli spiriti maligni con particolari preghiere (esorcismi) e l'imposizione delle mani.
Ovviamente a tal proposito sarebbe stata necessaria una fede oltre misura che avrebbe innescato i meccanismi alla base della buona riuscita dell'esorcismo o del miracolo.
Tali presupposti di fede potrebbero essere espressi nei due comandamenti che Gesù Cristo avrebbe fornito ai discepoli:

- "Tu amerai il signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutti i tuoi pensieri, e con tutte le tue forze"
- "Tu amerai il prossimo tuo come te stesso"

Sono molti i teologi che in passato, all'interno dei loro studi, non hanno affatto escluso per i laici tali possibilità operative.
Brognoli, professore di teologia presso Bergamo, nel suo libro Manuale Exorcizorum pubblicato nel 1951 scrive quanto segue:

- "Ogni Cristiano che ha la fede può esorcizzare. Voler impedire ai laici di esercitare questa funzione e sottometterli a certe condizioni esorbiterebbe dal potere episcopale".

In Marco 16, 16-20 possiamo leggere quanto segue:

- "Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano”.

Il messaggio mi pare chiaro, il Cristo si riferisce esplicitamente e senza lasciare spazio ad interpretazioni ad ogni Cristiano (suo seguace) che sia stato Battezzato e che abbia fede, non fa alcun riferimento ad una gerarchia ecclesiastica con potere di decidere chi o come debba esercitare la funzione di esorcista, ne tanto meno fa riferimento al sacerdozio quale sacramento indispensabile a tal fine.Esistono poi altre pratiche che contribuiscono alla confusione generale sull'esorcismo, l'esorcismo breve di Papa Leone XIII rappresenta un esempio più che valido di quanto appena detto.
Pur essendo autorizzato al fedele in sola forma di preghiera privata, in realtà si tratta di un un esorcismo a tutti gli effetti creato dal Papa a seguito di una visione nella quale Gesù concedeva a Satana un periodo di maggiore attività.
Personalmente ritengo valida l'osservazione di quanti sono propensi a credere che ogni fedele degno di tale appellativo possa cimentarsi con la pratica esorcistica, restano però da valutare altri 5 punti indispensabili al fine di avere un più ampio quadro sulla delicata questione:
  1. Occorre determinare concettualmente cosa si debba intendere con il termine “FEDE”
  2. Occorre capire che gli esorcismi non sono così come li si vede/ascolta nei film
  3. Occorre comprendere, se pur con tutti i limiti del caso, che uno spirito non agisce solo sul piano materiale ma anche su quello spirituale, li dove l'uomo comune non ha tante difese.
  4. Occorre determinare la tipologia di spirito e non fare di tutta l'erba un fascio
  5. Occorre assumersi piena responsabilità delle proprie azioni
Andrò a discutere questi punti separatamente in articoli differenti, superficialmente posso accennare che:
Punto 1) La fede non è solo un concetto astratto basato sulla credenza religiosa sulla figura di Gesù Cristo. In realtà potremmo definire il concetto di fede come massima espressione di una volontà profonda in grado di sprigionare energie inimmaginabili ed aprire canali tra l'uomo e la divinità.
In Matteo 17, 20 leggiamo:
- “Ed egli rispose: Per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile.”
Probabilmente è questa la fede qui si dovrebbe sempre far riferimento, il potere di cambiare la realtà, di spostare le montagne, di elevarsi dall'attuale status di uomo o, forse, di viverlo pienamente.

Punto 2) La formula dell'esorcismo prevede, per logica, un dialogo diretto tra l'uomo e lo spirito. Importante è anche la lingua utilizzata a tal fine, alcune lingue ormai definite “morte”, quale l'Aramaico ad esempio, potrebbero essere più valide in quanto lingue “insegnate” all'uomo e dotate, se vogliamo, di autorità. Il latino è una lingua di derivazione, così come il greco antico, lingue invece come l'antico Ebraico potrebbero essere, per energia vibratoria dovuta a particolare sonorità e, probabilmente alla presenza di suoni subliminali all'interno della cadenza, giocare un ruolo chiave al fine esorcistico-rituale.
Citando un antica leggenda folkloristica:
- “Ai tempi in cui esistevano Draghi e cacciatori di draghi, questi ultimi avevano il grande dono di saper capire e parlare il linguaggio delle leggendarie bestie. Il drago non poteva che assecondare ed ascoltare colui che gli si rivolgeva utilizzando la sua stessa lingua.

Punto 3) Durante un rituale esorcistico, ma non solo, ci si trova a confrontarsi con un eventuale spirito su un piano spirituale oltre che fisico.
Pongo un esempio chiarificatore: Se prendessi uno squalo e lo ponessi su un peschereccio, avrei un pericolo limitato in quanto esso sarebbe nel mio territorio naturale, se invece dovessi lottare con l'animane in mare aperto, nell'acqua intento, sarà certamente sopraffatto ammenochè non avessi un addestramento e strumenti tali da permettermi un simile duello ad armi pari, o quasi.
L'esorcista vero, chi intende confrontarsi con il mondo spiritico conscio di doversi confrontare anche su un piano spirituale, deve possedere le giuste conoscenze per poterlo fare con rischi ridotti, mai inesistenti.

Punto 4) Non esistono solo Angeli, Demoni e spiriti dei defunti. In realtà l'uomo medio, me compreso, non ha la minima idea del numero delle specie di “essere spiritico” che potrebbero esistere, stilare una precisa classificazione sarebbe pressoché impossibile. L'occultismo potrebbe fornirci un valido aiuto ma anche qui ci sarebbe da dibattere sul sapere “commerciale2 e non sul sapere “effettivo2 da apprendere su testi antichi o comunque traduzioni non alla portata di tutti. Lo studio del folklore, se attento, può divenire essenziale per avere un idea generale sulle possibili forme spiritiche e sulla loro eventuale natura. Sempre il mio amico Jibrail mi narrava come, secondo la cultura islamica, i Jinn avrebbero una vita simile a quella umana, avrebbero la loro religione, le loro famiglie, le loro discendenze, un argomento troppo vasto per esser trattato in questo contesto.

Punto 5) Colui che, per un qualsiasi motivo, decide di intraprendere un rapporto con il “mondo spiritico” di qualsiasi natura, deve assumersi piena responsabilità di questa sua decisione, accettarne le conseguenze.
Non giocate a fare gli spiritisti, gli esorcisti, gli stregoni o come altro vogliate definirvi.
Se si apre un portone non è detto che si sia in grado di chiuderlo, quindi non apritelo se non sentite in voi un desiderio ardente e profondo, serio, valido. Un esorcista deve essere perfettamente consapevole di tutto ciò.
Ho voluto discutere questi 5 punti perché, se pur convinto che tutti abbiano il potenziale per portare avanti un rito esorcistico, sono altrettanto conscio della rarità di uomini pronti fisicamente, psicologicamente e culturalmente per tale attività.

Dunque, potrei dedurre, anzi voglio convincermi, che la scelta della Chiesa cattolica sia dovuta proprio a questo fattore, alla consapevolezza che la società, i fedeli, buona parte dei preti e company, non siano affatto pronti per cimentarsi con la realtà spiritica.
Questo mio articolo intende solo essere alla base di ulteriori riflessioni e studi, esula dal voler offendere qualcuno o imporre una qualunque opinione.
Spero possa esservi utile.

Articolo di Mario Contino
Copyright, vietata ogni riproduzione non autorizzata