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martedì 10 febbraio 2015

Vita, morte ed oltre. Se volete una risposta ricercatela da voi ma con serietà

Vita e morte, l'eterno mistero che da sempre affascina l'uomo,si ricollegano in modo indissolubile agli studi atti a stabilire la reale esistenza di “esseri” definiti spiritici.
Oggi sono molti i ragazzi che cercano di scoprire da se quanto di vero possa esserci nelle centinaia di leggende facenti riferimento ai famosi, ed al quanto incompresi, “fantasmi”.
Alcuni di loro ricercano spinti da vera curiosità, voglia di conoscere e sapere, altri solo perché hanno visto un business dietro all'interesse che taluni argomenti suscitano nella collettività.

Le brevi considerazioni che seguiranno, spero possano essere di supporto ai primi, perché evitino come la peste i secondi, consci che non occorre una Laurea in Fisica o Biologia per essere un ricercatore, ma non si può abusare di tale termine comportandosi da perfetto ignorante e screditando anche chi cerca di porsi in modo serio in un campo di ricerca che già gode di non poco pregiudizio da parte del mondo accademico.

Cosa è la vita?
Cosa è la morte?

Dal dizionario di Italiano:
  • Vita: stato di attività naturale di un organismo, il quale può spontaneamente conservarsi, accrescersi e riprodursi; Spazio compreso tra la nascita e la morte; l'esistenza di un individuo, come svolgimento e come insieme di fatti e di esperienze che l'hanno caratterizzata”
  • Morte: “Cessazione irreversibile delle funzioni vitali negli organismi viventi; nell'uomo e negli animali si verifica in assenza di respiro e di battito cardiaco spontanei ; Morte clinica o celebrale è cessazione delle funzioni cerebrali documentata dalla perdita di tutti i riflessi e dell'attività elettrica encefalica (coma irreversibile).”
Da entrambe le definizioni si evince la chiara intenzione di impostare il pensiero su vita quale punto di partenza e morte quale traguardo ultimo o cessazione del percorso intrapreso con la nascita.
Sarà proprio esatta questa definizione o tale concezione rappresenta uno dei più impervi ostacoli che blocca l'umana comprensione?

Sin dagli arbori della storia, l'uomo ha creduto in una continuazione della vita dopo la morte, concezione mutevole in relazione alle diverse filosofie e teosofie nelle quali veniva formulata di volta in volta l'ipotesi.
Nella Cultura Greco-Romana, ad esempio, Dopo la morte fisica, l'anima del trapassato finiva nel Regno di Ade, un vero e proprio luogo fisico al quale anche alcuni eroi ancora in vita potevano accedere, tramite passaggi segreti e dopo aver superato non pochi ostacoli.
Accedervi significava, superare prima Cerbero, attraversare l'Acheronte (Il grande fiume degli inferi) versando un obolo al terribile Caronte (traghettatore), raggiungendo così i tre giudici Minosse, Eaco e Radamanto i quali poi dovevano emettere il loro verdetto.
Senza scendere nei dettagli, le anime venivano indirizzate in diversi luoghi in relazione al loro comportamento da mortali, quindi luoghi di pace o di punizione.
Ciò che a noi interessa è l'idea di continuazione di vita al di la della morte fisica, stessa idea espressa in religioni antichissime come L'Egiziana o relativamente giovani come la Cristiana.

Osservando teosofie di questo tipo, potremmo prendere come esempio la Religione Cristiana, a tutti nota nelle ideologie, possiamo notare un limite, qualcosa di non totalmente logico, forse dovuto a errata interpretazione delle antiche scritture stesse, forse ad altri aspetti che per il momento esulano dalla nostra ricerca.
La domanda che mi sorge spontanea è:
Se c'è un dopo che è totalmente indipendente dal periodo temporale chiamato normalmente “vita”, che senso ha nascere e morire?
Perché un incarnazione dell'energia o della sostanza comunemente chiamata Anima?

Le filosofie orientali sembrerebbero aver trovato risposte logiche a queste domande, li dove è concepita l'idea di reincarnazione dell'anima al fine di evoluzione e purificazione.

Ecco dunque che il tutto si complica ed assume l'aspetto di un caotico insieme di nozioni tra le quali raccogliere possibili verità in piccole dosi.

Ci ritroviamo con diversi datti da poter o dover esaminare, tra i quali:
  • Esistenza di una forma cosciente che si stacca dal corpo fisico e sopravvive conservando la sua individualità.
  • Esistenza di un piano di realtà differente da quello comunemente abitato dai vivi ma allo stesso tempo coincidente e collegato.
  • Esistenza di esseri con caratteristiche simili a ciò che comunemente è definita “anima” ma differenti dall'umano
  • Possibilità di un ritorno di un anima in un corpo fisico al fine di un evoluzione differente dall'evoluzione umana in essere.

Alle molteplicità di filosofie di carattere Religioso, si uniscono le leggende popolari sempre attente nel descrivere esseri spiritici di varia natura, carattere e forma.
Un archivio Mondiale, spesso tramandato oralmente, derivante da milioni di osservazioni del fenomeno o dei fenomeni, in parti del mondo differenti ed in differenti periodi storici.
Osservazioni genitrici di leggende descriventi esseri simili, formulate da popoli che spesso mai vennero in contatto tra loro.

Fantasmi?
No, questo termine è assolutamente improprio per descrivere la molteplicità dei fenomeni e le ipotetiche differenti ed innumerevoli cause degli stessi.

Cosa leggiamo su un qualsiasi dizionario di Italiano alla voce “Fantasma”?

Fantasma: Ombra, figura visibile di persona defunta che appare in allucinazioni ai sopravvissuti; Immagine irreale creata dalla mente, allucinazione”

Il termine fantasma viene dunque utilizzato dapprima per identificare lo spirito di una persona defunta, poi viene classificata tale visione come allucinazione, frutto di costrutto mentale o immaginazione.

Come è possibile tutto ciò?
Secoli di osservazioni sarebbero solo il frutto di “inganno mentale”?
I migliori filosofi avrebbero perso il loro prezioso tempo a filosofare sul nulla?
Le religioni più importanti del mondo si fonderebbero sulla mera fantasia?
E se pur tali ipotesi fossero esatte, possibile che la vita umana sia solo fine a se stessa, pura vita materiale?

A mio avviso no, ciò non è assolutamente possibile, per questo è necessario che l'uomo intraprenda un percorso di ricerca atto a metter fine ad uno dei dubbi più antichi della sua stessa esistenza, forse molto più antichi dell'uomo stesso e semplicemente ereditato, ma questo concetto per adesso esula dall'articolo.

La scienza, sempre pronta ad intraprendere nuove e sensazionali ricerche, sembrerebbe contrastare le idee di esistenza di un anima immortale, o di qualsiasi altro essere ritenuto “Spiritico”.
Perché?

Da Dizionario:
Scienza: “Attività speculativa intesa ad analizzare, definire e interpretare la realtà sulla base di criteri rigorosi e coerenti”
In pratica seguendo un metodo definito “metodo scientifico” che potremmo così definire brevemente:
  • La procedura attraverso la quale, dopo aver osservato un fenomeno ed effettuato misure e rilevazioni in ambienti controllati, viene formulata un'ipotesi per spiegare i meccanismi alla base dell'evento stesso.”

Da questa basilare definizione si evince la difficoltà della scienza nell'approcciarsi allo studio di fenomeni riconducibili all'eventuale azione di entità spiritiche, non si comprende però la totale chiusura di un ramo consistente di essa alla possibilità che tali fenomeni possano avere un fondo di verità e dunque essere in qualche modo studiati.

La domanda che mi pongo è la seguente:
Come potrebbe la scienza studiare fenomeni definiti impropriamente “Paranormali”, sfuggevoli e che sembrerebbero spesso violare le leggi fisiche più note?
Quali teorie potrebbero in qualche modo portare a conclusioni veritiere?

A mio avviso l'unica strada percorribile sarebbe quella di una ricerca multidisciplinare, una ricerca che dovrebbe unire lo studio e la comprensione delle antiche teosofie e concezioni, trattando le stesse come un enorme fonte di osservazione da cui trarre considerazioni.

Un esempio basilare dello studio scientifico-filosofico che dovrebbe delinearsi per meglio comprendere alcuni fenomeni e forse la nostra vera essenza, possiamo ritrovarlo nella comparazione tra la concezione religiosa secondo la quale l'uomo sarebbe composto da un corpo materiale ed un “anima” immortale e la teoria scientifica secondo la quale l'energia non si crea ne si distrugge, si trasforma.

Le religioni ci indicano posti visitabili solo successivamente alla morte, chiamandoli in modi spesso differenti: Paradiso, Inferno Inferi ecc..
Il tutto sembrerebbe anticipare di centinaia le più recenti teorie scientifiche sull'esistenza di universi paralleli.

Ergo il clima di totale chiusura non ha senso, ciò che noi chiamiamo anima cosciente potrebbe essere solo un diverso stato della vita?
Materia strutturata in modo tale da risultare impercettibile ai nostri limitati 5 sensi?
E se esistessero sul serio esseri “spiritici” su piani di realtà differenti dal nostro, sarebbe possibile studiarli dalla nostra attuale posizione?

Se le reincarnazioni fossero realmente un fenomeno accertato, come sembrerebbe ad esempio dagli studi del Dot. Ian Stevenson”, professore di psichiatria presso l’Università della Virginia che molto tempo ha dedicato a tali studi, sarebbero da considerare in base a quali criteri?
La vita quindi sarebbe da considerare solo il segmento che ha origine dalla nascita e termina nella morte o come una linea di cui si ignora, in vita stessa, sia origine che fine?

Cerchiamo di dare breve risposta a tali quesiti, breve e relativa, in quanto sono veramente tante le teorie che potrebbero entrare in gioco e non basterebbero intere pubblicazioni per ogni interrogazione sopra espressa.

  • Materia strutturata in modo tale da risultare impercettibile ai nostri limitati 5 sensi?
Ogni entità sembrerebbe in grado di rendersi a noi invisibile, o forse sarebbe opportuno dire che ogni entità definita spiritica sia a noi impercettibile tranne che in rare occasione, ove viene avvertita per brevi istanti ed in differenti maniere.
La realtà da noi percepita raggiunge solo il 5% circa della realtà totale ipotizzata, questo 5% deriva dal modello che la nostra mente “crea” in relazione alle informazioni ottenute dall'esterno attraverso i nostri 5 sensi.
In ambito scientifico si è più volte avvertita la necessità di scrutare oltre, di ampliare questa percezione limitata attraverso l'uso di sofisticate apparecchiature, ecco dunque che la nuova realtà, chiamiamola volgarmente “strumentale”, ha raggiunto una percentuale vicina al 30% dell'effettiva ipotizzata.
Questo comporta l'esistenza di un 70% di realtà a noi assolutamente preclusa, a noi ignota e sconosciuta, ma non inesistente.
É logico dunque ipotizzare che il nostro corpo non sia strutturato in modo tale da poter percepire facilmente queste presunte, lasciamo il beneficio del dubbio, entità spiritiche. Potremmo però avvalerci di strumentazioni scientifiche che ampliando le nostre limitate percezioni possano aiutarci a provare la loro reale esistenza.
Questo dovrebbe essere il primo passo, provare l'esistenza del fenomeno constatando i fatti, cercando di controllare al meglio l'ambiente e tarare di volta in volta gli strumenti in modo tale da avere sempre risultati più concreti.
Impercettibile e non inesistente, questo è il nocciolo della questione.

  • Se esistessero sul serio esseri “spiritici” su piani di realtà differenti dal nostro, sarebbe possibile studiarli dalla nostra attuale posizione?
A mio avviso no fin quanto essi si trovano dall'altra parte, utilizziamo un espressione un po' colorita ma che ben esprime il concetto.
Se però uno spirito è in grado di causare eventi e manifestazioni nel mio piano di realtà, in qualche modo, per l'arco temporale in cui opera l'azione, dovrebbe trovarsi nella mia medesima “dimensione” e sottoposto alle mie medesime leggi fisiche, per quanto relative.
In questi momenti potrei, con giusta tecnologia, riuscire a catturare una sua immagine, un suo suono, a registrare strumentalmente la sua presenza, l'importante è capire: come, quando e perché.

  • Sulle reincarnazioni
Partiamo dal presupposto che nessuno è a conoscenza di cosa potrebbe essere un Anima, per adesso occorre solo ipotizzare la sua esistenza e, per via di comparazioni tra testimonianze e dichiarazioni religiose, ipotizzare che sia una forma cosciente in grado di ritornare ad agire nella nostra realtà per questo o quel motivo.
Premettiamo che è impensabile che ogni manifestazione spiritica sia da considerare frutto di un anima cosciente.
Secondo alcune teorie legate a teosofie varie, l'anima sarebbe un entità spiritica (li dove occorrerebbe poi definire il termine “spirito”) che apporta la coscienza al corpo animale, che si riveste di materia e vive la vita da noi tutti conosciuta per sperimentare varie esperienze, al fine di acquisire diverse nozioni che gli permetteranno di evolvere.
Non è tutto, questa coscienza sarebbe veramente limitata durante il periodo dell'incarnazione, a tal punto che i ricordi di tutte le precedenti vite passate sarebbero assenti o presenti solo nella primissima fase della vita, rintracciabili solo tramite ipnosi regressive che, in fin dei conti, non possono essere considerate vere prove inconfutabili.
Esisterebbe poi una forma di coscienza superiore, definita collettiva, ed una definita universale estranea alla natura umana, una sorta di archivio in cui sono catalogati eventi passati e futuri.
Definire cosa sia un anima si complica sempre di più e sempre più difficoltoso sembrerebbe accostarsi all'idea di reincarnazione nei modi in cui comunemente viene intesa.
Meglio, in questa prima fase di ricerca, capire se l'essere con sembianze umane del “caro defunto” sia ciò che gergalmente definiamo anima o qualcosa di differente, il tutto dopo aver ottenuto una prova tangibile della sua esistenza.

In conclusione, se si intende svolgere una ricerca seria, si deve iniziare a ragionare sotto ottiche diverse, abbandonare i pregiudizi, avere l'umiltà di accettare i propri limiti e l'eventuale limitatezza dell'attuale conoscenza scientifica.
Sforzarsi di guardare oltre il proprio naso ed avere il coraggio di affermare: “Io non ci ho capito ancora nulla”.

Se sentite in voi il forte desiderio di scoprire cosa c'è dietro agli eventi definiti “paranormali”, se siete convinti dell'esistenza di una realtà nettamente superiore a quella che concepite, allora ricercate, studiate, non seguite le masse come le pecore che seguono il gregge.
Chi afferma “Nulla esiste” lo fa senza cognizione di causa, spinto solo da un insano pregiudizio che contribuirà più ad un involuzione del sapere che all'evoluzione della scienza.
Se al contrario saprete dimostrare umiltà e serietà negli intenti, riuscirete senza dubbio a trovare l'aiuto di figure professionali, di quel più ridotto ramo della scienza che, per fortuna, non da ogni cosa per scontata, disposti ad aiutarvi e consigliarvi per giungere ad una più ampia conoscenza.

Articolo di Mario Contino
Copyright, vietata ogni riproduzione non autorizzata

venerdì 6 febbraio 2015

Il culto dei morti in Puglia, tra sacro e profano.

La morte, quella umana, fisica, sentita e temuta da tutti, ha da sempre suscitato nell'uomo quel senso di rispetto che da sempre si associa ai signori, ai sovrani, agli dei stessi, a qualcosa che non si può fuggire, inesorabile tappa per ogni vita umana. Nascono così in Puglia, tra un popolo contadino ma istruito di antiche nozioni tramandate spesso oralmente ed adattate ai tempi, usanze che ancora oggi, soprattutto tra gli anziani, sembrerebbero essere considerate leggi indiscutibili, gesti da ripetere per non mancare di rispetto ai “cari defunti”.

Rispetto per la morte, rispetto per il defunto, a mio avviso una credenza che ha radici profonde; del resto il defunto viene visto come colui che ha affrontato la morte, l'ultima tappa, che ha varcato la soglia ed ha finalmente scoperto quella verità che tutti ipotizzano in mille modi ma di cui nessuno ha certezza, che ha superato l'agonia della vita con un atto di estremo coraggio.

Eccoci dunque catapultati in un mondo di gesti e parole che creano uno scenario d'altri tempi, tra sacro e profano. Nel Salento soprattutto, si ha l'usanza di farsi il segno della croce prima di iniziare a pranzare e pronunciare: “Lecu Materna” a Tizio e Caio; in questo modo si crede che lo spirito del defunto sia gratificato e che lo stesso possa trovare sollievo. Il termine dialettale “Lecu Materna” è traducibile con: ”Con affetto materno”. Lo stesso gesto si ripete quando, indipendentemente dall'occasione, si sta mangiando una pietanza che era molto gradita al caro defunto quando era ancora in vita. Il tutto è senza dubbio un modo per ricordare, nel corso degli anni, qualcuno che non è più presente e che continua a vivere nei ricordi.

Un altra usanza è quella di creare, in ogni casa, un angolo destinato a quello che potrebbe essere definito senza dubbio alcuno un “culto dei morti”, di chiara derivazione romana, quindi pagana, successivamente inglobato nella “cristianità quotidiana”. Nello specifico è molto comune trovare in ogni casa pugliese un angolo, che sia una mensola o uno specifico mobiletto, sul quale vi sono sistemate diverse fotografie ritraenti alcuni amici o parenti passati a miglior vita (pagelline).
Queste sono esposte con un lumino ed un mazzo di fiori che regolarmente viene curato e sostituito.
Molto importante è la benedizione delle pagelline; in caso contrario potrebbero essere origine di sventura, sempre secondo tradizione. Questo vero e proprio rituale, che prevede il farsi il segno ella croce ogni qual volta si passi nei paraggi “dell'altarino”, servirebbe ad aggraziarsi gli spiriti dei defunti al fine di ottenere protezione per la casa. Un chiaro esempio di come antichi riti appartenenti a religioni “lontane” siano sopravvissuti fino ai nostri giorni.
Era usanza presso l'impero romano, allestire degli altari con delle statuine in ricordo dei defunti (antenati), i Lares Familiares”, al fine di ottenere i loro favori e la loro protezione. La statuette, in terracotta o legno, che raffiguravno  gli antenati, ere chiamata “Sigillum” e venivno poste all'interno della “Domus, in un' apposita nicchia detta “Larario”

Continuando con le antiche usanze pugliesi sulla morte, non possiamo non citare le più superstiziose, come ad esempio il divieto assoluto di esporre specchi li dove è allestita la “camera ardente”: l'anima del defunto potrebbe rimanere imprigionata nello specchio e condannata alla dannazione.
Senza contare che la casa in cui quello stesso specchio dovesse venire esposto, potrebbe essere bersaglio di demoni ed altre entità soprannaturali definite malvagie dalla comune concezione.

In alcuni paesi, almeno fino agli anni '50, ora questa usanza sembrerebbe essersi estinta anche tra gli anziani, era di moda porre sugli occhi e nella bocca del defunto alcune monete. Secondo i più materialisti, queste servivano a tenere chiuse le palpebre nelle prime ore successive al decesso. Questa soluzione non giustifica le monete in bocca, chiaro riferimento al culto greco-romano, il famoso “obolo” che l'anima avrebbe dovuto pagare a Caronte, il traghettatore degli inferi.

Curiosa è invece l'usanza, questa ancora molto sentita, di porre nella tomba del defunto, prima del funerale, scarpe, bottiglie di vino o altri oggetti che, in base a sogni premonitori, servirebbero ad un altra anima già trapassata in precedenza. Ricordo ancora un mio vecchio parente che dichiarò di aver sognato suo padre e gli avrebbe detto di essere rimasto scalzo, gli avrebbe poi suggerito di inviargli delle scarpe nuove tramite Tizio e Caio, morto realmente pochi giorni dopo il sogno che assume così le caratteristiche di premonitore.

L'antica Puglia ha molto da raccontare, storie aride come le le terre da cui prende il suo nome, vecchie come le pietre che aguzze ferirono le mani dei tanti contadini che con fatica e sudore hanno saputo tramandarci insegnamenti importanti, usanze che sempre mi impegnerò a tenere in vita.

Articolo di Mario Contino
Copyright, vietata ogni riproduzione non autorizzata
Articolo scritto per il "Giornale di Puglia"