Riflessioni sulla Reincarnazione

Chi studia il fenomeno “manifestazioni spiritiche” si imbatte prima o poi un un vero dilemma che esporrò di seguito e tenterò di “capire” con qualche considerazione che, lungi dal voler essere una qualche forma di verità, spero possa essere un buon punto di partenza tramite il quale giungere ad una migliore comprensione dell'aspra” questione.
Prima di procedere occorrono alcune considerazioni.
Il tema che tratterò è la probabile, o meno, capacità di reincarnazione dell'Anima” umana.
Ovvio che per far ciò occorre accettare l'idea di un' aspetto “immateriale” (alcuni direbbero energetico) presente nell'essere “umano” quale completamento della sua forma corporea (corpo-anima) , una coscienza che, al di la delle diverse definizioni che vedremo, – anche definire “anima” non è semplice come da me espresso in tale contesto - avrebbe una sorte X al momento in cui la vita dell'uomo giunge al termine.

C'è vita dopo la morte?
Questa domanda se la son posta migliaia di esseri umani in ogni era storica, continuano a porsela e, forse, lo faranno ancora per molti, si spera, anni a venire.
Nel corso dei secoli il pensiero è mutato molte volte, teosofie di vario genere hanno decretato varie possibilità per il “post-morte” dell'uomo, la cosa che più mi fa riflettere è l'idea in essere, a mio avviso dettata da una specie di autodifesa psichica inconscia, di sopravvivenza alla morte.
Spiegherò meglio quanto appena detto in seguito, per ora vorrei analizzare antologicamente le principali teorie in merito a tale certo evento che è parte integrale della vita umana, chi nasce deve morire, è una certezza da accettare.

Sappiamo tutti che per la civiltà Greco- Romana lo spirito umano distaccatosi dal corpo giungeva in un luogo ad egli destinato, inutile stare a ripetere la solita filastrocca, ciò che mi interessa ricordare è il fatto in essere, la convinzione di una continuità sotto altra forma.
Un po' più complicato il discorso per gli Egizi ma il succo non cambia, anche per questa interessante, antica civiltà, l'anima umana sopravvivrebbe alla morte corporale migrando in altra dimensione.
Discorso simile lo ritroviamo nelle religioni di derivazione ebraica, ergo: Ebraica, Islamica, Cristiana.
Cito queste tre che pur hanno il fermo dogma della migrazione dello spirito umano in una dimensione alternativa ove continuerebbe la sua vita sotto altra natura, differente dall'umana.

Spostandoci in Giappone, dove tradizioni e misteri certamente non mancano, cito la cosmologia Ainu. La loro religione è di tipo animista e quindi credono che ogni oggetto ed essere vivente sia dotato di uno spirito, per loro esisterebbero ben 6 “mondi” popolati da Divinità e /o da demoni a seconda dell'elevazione del piano divino in questione.
Senza dilungarci troppo, sarebbe fuori tema, possiamo affermare che anche per loro l'anima umana proseguirebbe il suo percorso “vivendo” in dimensioni differenti.

Vivere in una dimensione alternativa senza possibilità di ritornare su questo pianeta, in un corpo “umano”.
Questo affermano molte religioni, questo afferma soprattutto il Cristianesimo che però va oltre, non solo lo spirito vagherebbe in una differente dimensione ma anche il corpo che, nel “giorno del giudizio” sarebbe risuscitato, ergo ricomposto, e verrebbe destinato alla dimensione Paradiso, al Purgatorio o all'Inferno.
Per tale religione ogni possibilità di “ritorno” in un corpo sarebbe impossibile, ergo è inutile cercare di parlare di reincarnazione con un Prete...
Credetemi ci ho provato diverse volte inutilmente, se poi provate a citare possibili mal interpretazioni dei testi sacri è la fine, il già difficile dialogo cesserebbe all'istante.

L'ultima affermazione potrebbe riferirsi a molti culti, l'interpretazione mistico-esoterica delle sacre scritture mostrerebbe spesso possibili realtà alternative che preferisco, in questo contesto, evitare di trattare.
Andiamo dunque oltre.

Una delle filosofie che più mi affascinano e che tratterò con un pizzico in più di attenzione, cercando di non perdere il tema centrale di questa mia ricerca, è quella degli Indiani d'America secondo i quali esisterebbero 7 universi quali luoghi in cui abiterebbero differenti entità “viventi” ed un mondo ultraterreno nel quale dimorerebbe il Dio supremo “Grande Spirito”, concetto da me espresso in modo molto spicciolo ma spero ben comprensibile.
Il nostro specifico mondo sarebbe popolato di spiriti di varia natura che avrebbero differenti compiti, soprattutto sarebbero predisposti al controllo delle diverse forze della natura, ergo l'uomo e questi spiriti condividerebbero la stessa realtà in questa vita.
Il carattere attribuito a questi ultimi è pressoché neutro, potrebbero premiare o punire gli uomini a seconda del loro comportamento.
Gli esseri umani sarebbero dotati di uno spirito che “usa” il corpo quale rivestimento, in poche parole corpo da intendersi come mezzo dello spirito, che dunque riveste un importanza primaria già in fase di vita dell'individuo.
Ogni uomo sarebbe tenuto a curare il suo spirito in modo tale da prepararlo al momento in cui, alla morte, questo possa raggiungere il mondo del Dio principale attraversando il territorio degli spiriti.

A queste idee di vita in dimensione alternativa, ergo di una “evoluzione” spiritica lineare in cui uno spirito non ritorna mai su questo stesso pianeta in altre forme viventi, si contrappongono quelle filosofie che fanno riferimento al concetto di reincarnazione, queste ultime sono sicuramente (a mio modesto parere) più logiche in relazione ai concetti di uguaglianza di opportunità ed infinità giustizia che le varie religioni attribuiscono al Dio o agli Dei.
(Anche la logica è soggetta alla relatività, ergo la logica potrebbe essere illogica a volte)
Al di la del mio personale parere, che lascia il tempo che trova, tenterò di essere quanto più possibile neutrale in questa analisi, citerò quindi alcune delle principali idee relative alla reincarnazione in differenti religioni.

Per gli indiani Ojibwa del Canada gli esseri viventi sarebbero composti da un corpo fisico, un "ombra" e un'anima. L'ombra è legata sia al corpo che all'anima ed assiste quest'ultima nella percezione e nella conoscenza terrena.
Devo dire che questa concezione è interessante, come potremmo giudicare questa “ombra”?
Potremmo paragonarla a ciò che altre teosofie chiamano spirito, oppure è da considerare quale entità separata all'umano ma contribuente alla vita dell'uomo completo di corpo ed anima?
Per ora questo interessantissimo aspetto lo tralasceremo.
Per gli Ojibwa dopo la morte l'anima si separerebbe dal corpo e giungerebbe presso il paese delle anime dove attenderebbe di reincarnarsi di nuovo sulla terra.
Certamente una “corrente di pensiero” molto interessante, se pur da me trattato in maniera molto superficiale.

Nel Buddismo tale questione è trattata in maniera singolare, citerò l'indispensabile.
Verrebbe quasi spontaneo, in relazione al concetto di reincarnazione, far riferimento a questa teosofia, eppure non sarebbe propriamente corretto in quanto questa “corrente di pensiero” non contempla ciò che comunemente è definibile “anima” quale “SE” individuale.
Più corretto sarebbe parlare di “rinascita” e ciclo delle rinascite (Samsāra), regolate dalla famosa legge di causa ed effetto (Karma), tale percorso avrebbe quale fine ultimo il raggiungimento del “Nirvana”.
A mio avviso è interessante l'aspetto definibile come “lotta interna” grazie alla quale l'uomo vivrebbe soprattutto per conoscere il dolore.
Quanto appena detto è un mio personale parere e tale va considerato, però trovo sorprendente come tale filosofia reputi, indirettamente, la vita quale sofferenza, ciò deducibile dal traguardo del Non-Dolore rappresentato dal Nirvana.
Una vita quale prova da superare in cui l'ostacolo maggiore, sempre a mio avviso, è da individuare proprio nella presa di coscienza dell'illusoria felicità e del concetto stesso di “Dolore”.

Potrei continuare a citare Religioni e filosofie varie in merito al concetto di Reincarnazione o proseguimento di vita ultraterrena in altra dimensione ma sarebbe inutile, il succo del discorso non cambierebbe.
La cosa evidente è che una buona parte della popolazione mondiale, credeva e continua a credere nell'esistenza ultraterrena, o forse sarebbe meglio dire alla non cessazione della vita con l'atto della morte, che in entrambi i casi accomuna le differenti teosofie assumendo il ruolo di “trasformatore”.
Con la morte non solo il corpo si decompone, l'anima( forse termine improprio ma qui opportuno) si libera e si “trasforma”... In cosa?
Forse in ciò che dovrebbe essere?
Pur avendone l'aspetto, non è una domanda fuori luogo quella che ho posto, il mio dubbio, uno dei miei dubbi a dire il vero, è che l'anima nel corpo umano sia qualcosa di non naturale, qualcosa messa li per “errore” in un essere non pronto per ricevere tale “frequenza”.

Cosa centra ciò con la reincarnazione o la vita in altra dimensione?
Entrambi i concetti potrebbero essere errati ma custodire un fondo di verità che mescolatosi, nel corso degli anni, con varie interpretazioni ha originato tali teosofie.

Cosa potrebbe esserci dopo la morte?
Quanto fin ora ricercato non è certo materiale sufficiente a rispondere, o per meglio dire a tentare di rispondere, a simile quesito.
Cercherò dunque di reperire ulteriori informazioni da fonti alternative, le testimonianze di chi ha vissuto un esperienza di “pre-morte” potrebbero essermi d'aiuto.

Mi riferisco alle famose NDE (Near Death Experience ) nelle quali il soggetto interessato si risveglia da uno stato di coma o da una condizione di arresto circolatorio dovuto a differenti fattori.
La cosa che più mi sorprende è la descrizione che questi “sfortunati-fortunati” testimoni darebbero del loro temporaneo stato di post-morte.
Indipendentemente da età, condizioni sociali e culturali, religione ecc., tutti i loro racconti presentano elementi comuni, citerò i più noti:
  • Abbandono del proprio corpo (con possibilità di potersi osservare dall'alto e spesso di assistere ad eventuali manovre mediche)
  • Sensazione di pace interiore (descritta come uno stato di tale serenità che mai sarebbe stato provato in vita)
  • Difficoltà nel descrivere la realtà vissuta (Colori, immagini e sensazioni sarebbero vissuti come totalmente nuovi ergo sconosciuti e di difficile comprensione)
  • Attraversamento del famoso tunnel
  • Visione di esseri spiritici e di parenti defunti (La cosa curiosa è che sarebbero descritti con l'aspetto che avrebbero avuto in età media, ergo 25/30 anni. Questo aspetto lo si riscontra proprio nella cosmologia degli Indiani d'America, secondo la quale gli spiriti nell'aldilà avrebbero tutti la medesima età senza distinzioni)
  • Il ricordo di ogni istante di vita vissuta (Come la visione di un film che ritrae la propria vita attimo per attimo)
Potrei continuare ma mi fermo ai punti sopra indicati in quanto li ritengo validi al mio studio.

L'abbandono del proprio corpo indica una consapevolezza dell'atto di ABBANDONARE, ergo una coscienza che è cosciente di se stessa e dei fattori spazio-tempo se pur con differente interpretazione.
Questa forma cosciente valuta la distanza ed è consapevole della separazione dal corpo, interessante è il fatto che durante la vita non è sempre scontato aver coscienza di un “anima” unita al corpo materiale.
La pace descritta potrebbe essere considerata l'assenza dalla cognizione puramente sensoriale relativa alla permanenza in un corpo materiale.
La realtà vissuta viene ricordata perfettamente, la difficoltà starebbe nel descriverla.
Ciò mi porta ad ipotizzare una forma di memoria che, al momento della “memorizzazione” avrebbe lavorato con meccanismi differenti da quelli comunemente utilizzati dalla “mente umana”.
La visione di altri esseri spiritici mi lascia perplesso, anzi l'atto stesso di “vedere” è da ritenersi incredibile in quanto al di la della comune concezione che lega questa azione all'organo visivo “occhio”.
Come si “percepirebbero” tali immagini ?
Input diretti da coscienza a coscienza, forse, mentre differente dovrebbe essere la famosa visione della propria vita.
Sembrerebbe una cosa scontata avere il ricordo della propria vita ma il termine spesso utilizzato non è “Ricordare” ma “visionare”, come se in quel preciso istante avvenisse un Download dalla memoria installata nel corpo all'Hard Disk Virtuale che sapremmo utilizzare in quello stato.

Non sarebbe però descritto, in tale fase, il concetto di reincarnazione, in poche parole molti descriverebbero una realtà alternativa così meravigliosamente bella da far quasi rimpiangere la vita.
Uno stato di beatitudine che si interromperebbe bruscamente nel momento in cui si ha il “ritorno nel corpo”, accompagnato da rimpianto, dolore e sofferenza, a maggior accrescimento delle mie convinzioni di Vita = Dolore, per altro espresse proprio nel Buddismo.

Dunque la reincarnazione sarebbe pura utopia?
In base a tali esperienze, molte delle quali testimonierebbero anche l'incontro con l'essere di pura luce paragonato a Dio e descritto come fonte di ogni beatitudine, sembrerebbe che le teorie di vita ultraterrena in dimensioni alternative ad esclusione della reincarnazione siano veritiere, ma a mio avviso i conti non tornano ancora.

A supporto delle ipotesi sulle reincarnazioni, in periodo relativamente recente, si pone la filosofia “spiritista”.
Come già descritto in altre occasioni, in base a tale filosofia che trarrebbe le fonti informative dagli stessi “spiriti” comunicanti con gli esseri umani in vario modo, la reincarnazione non sarebbe solo una realtà ma una vera e propria possibilità da bramare con tutte le forze al fine di una completa redenzione e di un evoluzione spirituale.
Lo spirito umano si incarnerebbe molte volte e su diversi “mondi”, man mano più evoluti in relazione all'evoluzione stessa dello spirito.
Quest'ultimo aspetto lo si ritrova in altre teosofie, compresa quella da me citata in precedenza e relativa agli Indiani d'America, ciò non è certo prova di autenticità dell'affermazione ma certamente un punto in favore di tale possibilità, magari da reinterpretare.

Studi a favore della reincarnazione, a livello medico-scientifico, sono stati svolti diverse volte, i più interessanti sono quelli effettuati da Jim B. Tucker, direttore della clinica di psichiatria infantile della Università della Virginia.
Il Professore ha effettuato uno studio in particolare sui bambini che affermano di ricordare vite precedenti, bambini provenienti da ogni zona del mondo di età non superiore ai 7 anni, periodo dopo il quale tali memorie verrebbero “perdute”.
Alcuni bambini avrebbero ricordato nomi ed indirizzi di parenti (o ex parenti) residenti in città lontane migliaia di chilometri dal luogo ove il bambino risiederebbe, spesso in Nazioni differenti.

Questi studi sembrerebbero dar per scontata la realtà della reincarnazione ma, sempre a mio avviso, qualcosa continua a sfuggire a tale scenario.

Da quanto in precedenza detto e da mie riflessioni in merito a tale tematica potrei ipotizzare quanto segue, utilizzando sempre e solo il “condizionale” quale forma verbale più idonea a tale personale pensiero.

La reincarnazione potrebbe non esistere così come ipotizzata, potrebbe essere una realtà derivante da illusoria percezione avuta in passato proprio a seguito di NDE.
L'errore sarebbe poi aggravato dall'interpretazione del “messaggio” che i vari medium avrebbero ottenuto tramite sedute spiritiche o altri mezzi.
Perché ipotizzo ciò?
Credo che ciò che chiamiamo “Anima” sia una “radiazione”, una “frequenza energetica” in grado di “apportare” coscienza ad un corpo.
Tale fonte di informazione sarebbe si limitata ma illimitata in relazione alla capacità umana di adoperarla e prima ancora percepirla.
Non mi riferisco a cattiva volontà ma a limiti strutturali del corpo umano.
Un esempio banale potrebbe essere quello del ricevitore TV, la classica antenna.
Il segnale è meglio ricevuto quanto più avanzata è la tecnologia ricevente, maggiore segnale equivale a migliore ricezione dei canali televisivi standard ma non solo, significa anche la possibilità di sintonizzarsi di canali a frequenze differenti.
Ecco, alla stesso modo il corpo umano “standard” potrebbe essere creato in modo tale da poter ricevere un tot percentuale di segnale “Animico”.
L'esperienza e la necessità di ricevere maggiore segnale potrebbe apportare un evoluzione fisica tale da trasformare l'uomo in qualcosa di differente, una specie di “Homo 2.0” per intenderci.
Tale possibilità accrescerebbe in una civiltà socialmente evoluta per “ascoltare” questi segnali dell'anima e desiderarne una “dose maggiore”, evidentemente non è un esigenza che l'odierno essere umano avverte, non in misura tale da dare il via a quello straordinario processo evolutivo poc'anzi ipotizzato.

L'anima non fungerebbe solo da trasmettitore ma anche da canale comunicativo in grado di assimilare nuove informazioni ed auto migliorarsi, una tecnologia che definirei “Divina”.

Alla morte dell'uomo l'anima si staccherebbe dal corpo, spesso in maniera brusca e non programmata, in tale atto alcune informazioni si perderebbero nell'etere continuando ad esistere come frequenza isolata.
Queste informazioni potrebbero essere in seguito captate da persone più sensibili che, a volte, le confonderebbero con i propri ricordi.
L'atto di morte violenta sarebbe spesso l'unica cosa ricordata dai bambini intervistati dal Prof. Tuker che, forse, in quella fascia di età sarebbero più sensibili (o percettivi, del resto è nota a tutti la teoria secondo la quale i bambini vedrebbero gli Angeli).

Stesso discorso potrebbe essere fatto in merito alle comunicazioni medianiche.
Il Medium entrerebbe in contatto con cosa?
Con lo spirito umano inteso nel comune modo o con una traccia di memoria che, sfruttando la mente del medium stesso, apporterebbe informazioni di “Tizio e Caio” già presenti in un immensa ed invisibile memoria virtuale?

A mio avviso la reincarnazione potrebbe essere possibile proprio come forma di “riesecuzione” di una traccia di memoria in un “hardware” (corpo) differente e tramite un “software” (mente) differente.
Reincarnazione di parte della coscienza, quanto basta per avere un errata percezione alla base della nascita di molte teosofie, a mio modesto parere.
Questa mia personale interpretazione potrebbe spiegare il motivo per cui l'anima umana si reincarnerebbe solo in esseri umani, e non in animali come affermano diverse teosofie.
In parole povere il corpo e la mente dell'uomo rappresentano un hardware adatto a tale scopo.

Spiegata la reincarnazione dunque?
Forse... Certamente non posso pretendere che tale ipotesi rappresenti una qualche verità, certo è che lo stesso meccanismo potrebbe spiegare anche le convinzioni delle religioni non inclini alla possibilità di reincarnazione dell'anima.
L'anima staccatasi dal corpo, il segnale non ricevuto fonte di coscienza, andrebbe via da questo mondo, o meglio, sarebbe da interpretare come tornante alla fonte (l'anima torna a Dio).

Certamente questo è un argomento molto delicato e di non facile comprensione.
Cercando di definire il fenomeno “post-morte” si intaccano religioni, credenze, filosofie varie e spesso molto antiche, l'importante è non pretendere di possedere verità alcuna e porsi in maniera tale da poter svolgere la propria ricerca in serenità.

Qualcuno adesso si starà chiedendo: Se la tesi di questo autore avesse un minimo fondo di verità, perché le entità richiamate dai medium hanno citato più volte la reincarnazione quale mezzo evolutivo?

Tale domanda, potrebbe trovar risposta in un altra realtà: La probabile esistenza di molte altre entità in grado di manifestarsi come coscienza individuale del “caro defunto”, ciò traendo informazioni proprio da quell'immenso archivio precedentemente ipotizzato, sede anche dell'informazione strutturale del corpo fisico (una specie di schema per riprodurre l'immagine del corpo umano così come noi la ricordiamo).

Altra ipotesi da tenere in considerazione è legata al richiamo inconscio.
La nostra mente, involontariamente o volontariamente (ciò più di rado), potrebbe richiamare tali informazioni e addirittura dar origine alla formazione di un corpo temporaneo strutturato di elementi fisici alternativi e più “volatili”, termine improprio ma credo utile alla descrizione.
Tale evenienza potrebbe essere alla base di molte manifestazioni in cui i testimoni affermerebbero di aver visto “un fantasma”.

La reincarnazione possibile dunque, a mio avviso, ma con caratteristiche un po' differenti da quelle comunemente ipotizzate.

Articolo di Mario Contino
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