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sabato 30 gennaio 2016

Terra Cava - Agharta tra leggende ed ipotesi

Viaggio al centro della terra, chi non ha mai sentito in vita sua le storie sorprendenti narrate da J. Verne nel suo famosissimo romanzo?
Sembrerebbe assurdo credere che possa esistere un mondo all'interno del nostro mondo, o meglio, un pianeta all'interno del nostro pianeta...
Forse non è così assurdo.

La terra è una sfera legermente chiacciata ai poli con una superficie di circa 510.100000 Km quadrati, il 70% della quale è ricoperta dalle acque.
Stando alla teoria più accreditata nel mondo accademico, il suo nucleo sarebbe composto da una sfera solida di ferro e nickel, rivestito da un mantello di ferro e nickel fusi (magma) e ricoperto da un ulteriore manto di roccia solida.
Secondo i teorizzatori della "Terra Cava", esisterebbe al centro della terra un mondo sotterraneo composto da oceani ed isole, accessibili tramite una complessa rete di gallerie o da un accesso più ampio posto sotto i poli, al centro stesso dei poli, da sempre calato per motivi attualmente ignoti ma che in qualche modo potremmo collegare alle teorie del complotto.

Gia Platone citava, in alcuni suoi scritti, gallerie sia strette che larche in grado di condurre ad enormi corsi di acqua sotterranei, affermando che: "Dio siede al centro, sull'ombellico della terra".
Riferimenti questi che ricorrono anche nell'Antico Testamento:
Libro di Giobbe:" Egli (Dio) si stende a Nord sopra lo spazio vuoto e sostiene la terra sul nulla"
Certo ciò potrebbe essere interpretato in vari modi e dunque non possiamo certo basarci su tale frase per avvalorare la tesi sulla Terra cava, certo questi ed altri riferimenti bibblici sono però da tenere almeno in considerazione in tal'ambito.

Molto più chiara e con riferimenti diretti è l'antichissima teosofia buddista.
Questa cita un mondo chiamato Agharta, una specie di paradiso sotterraneo governato dal Dio onniscente Rigdan-jyepo ed "abitato" da migliaia di persone, un po' come il mondo che tutti noi conosciamo.
Anche in questo caso si citerebbero collegamenti tra i "due mondi" tramite cunicoli sotterranei.

In Europa i conquistadores spagnoli riportarono dell'esistenza di un favoloso continente ricco d'oro, dalla straordinaria vegetazione lussureggiante, che gli indigeni sudamericani chiamavano Eldorado ed al quale si accedeva attraverso grotte e cuniculi segreti, che sia un altro riferimento alla misteriosa Agharta?
Anche alcune popolazioni dell'Amazzonia conoscerebbero l'esistenza di una terra all'interno del pianeta. I Macuxí membri di una di queste popolazioni, avrebbero raccontato a due esploratori inglesi che, attraverso una caverna che occorreva percorrere per circa 15 giorni, era possibile accedere all'interno del pianeta. Durante il cammino si giungerebbe in un punto in cui il peso si annullerebbe e tutto parrebbe volare, poi il peso si riacqusterebbe man mano così come lo si era perso. Dall'altro lato del mondo il sole sarebbe rosso e non tramonterebbe mai. Gli abitanti sarebbro molto alti e benevoli con chi rispetterebbe le loro precise direttive.
Questa storia risalirebbe d una confessione rilasciata agli esploratori agli inizi del 900 ma della quale, come del resto per le altre presunte testimonianze, non vi è alcuna certezza della fonte.

Nel 1692 il Dott. Edmund Halley, colui che nominò l'ormai famosissima cometa e, ai tempi, reale astronomo inglese, dichiarò la sua convinzione nell'esistenza della Terra Cava in un discorso alla Royal Society di Londra.
Il dottore avrebbe affermato che sotto la crosta terrestre esisterebbero 3 pianeti dalle dimensioni di Marte, Venere e Mercurio.
Nel corso dei secoli e con idee simili ma divergenti per alcuni punti, altri illustri professori sembrarono voler avvalorare la tesi di Halley.
Leonardo Eulerio (matematico svizzero) prima e Sir John Leslie (matematico scozzese) dopo, furono propensi a valutare come plausibile l'ipotesi di una terra cava il cui sole interno era dato da una particolare radiazione fornita da un "Sole interno" (due Soli inteni per Leslie).

Qualcuno tanto ostinato da arrivare a dichiarare che all'interno della nostra terra esisterebbero ben 5 sfere concentriche (o sottopianeti se vogliamo) aventi il centro in comune, fu l'americano Capitano di fanteria "John Claves Symmes" che nel Maggio del 1818 cercò di ottenere l'approvazione degli uomini più importanti di allora al fine di poter organizzare una vera e propria spedizione di ricerca.
Purtroppo non ebbe mai l'appoggio politico adeguato per poter accedere a finanziamenti pubblici, nè finanziatori privati vollero rischiare in quella che dovette sembrare una folle e spericolata impresa in grado di portare enormi vantaggi o ridurre in miseria.
Nonostante i molti convegni in giro per l'America e la pubblicazione di un libro nel 1826 (Theory of Concentric Spheres) Symmes non affrontò mai la sua spedizione e morì nel 1828.

Sebbene il già citato J. Verne è senzaltro l'autore di uno dei romanzi più conosciuti al mondo ed inerenti la teoria della Terra Cava, occorre citare doverosamente lo scrittore inglese Edward George Bulwer Lytton, autore del volume "The Coming Race, testo di fantasia a detta dello stesso autore che narra le vicende di un ragazzo capitato per caso nella "Terra Cava" durante l'esplorazione di una grotta.
Nel romanzo, che oggi definiremmo forse Fantasy senza leggere tra le righe, si descrivono gli abitanti del mondo sotterraneo, i Vril-ya, dotati di poteri e conoscenze pressochè sbalorditivi se relazionati ai comuni esseri umani.

Secondo alcuni studiosi della materia, anche il regime nazista era ossessionato dalla ricerca dell'ingresso, o gli ingressi, alla terra cava, tanto da aver addirittura avviato una campagna di ricerca in varie miniere al fine di individuare il mondo descritto da Lytton e gli altri autori.
Senza contare che gli uomini (o super uomini) citati da Lytton, sarebbero stati descritti come possessori di poteri "paranormali" e desiderosi di "conquistare" il mondo di superficie, il che in qualche modo si intrecciava con i desideri del regime nazista.
Sembrerebbe che Adolf Hitler fosse tanto convinto della veridicità delle leggende in merito alla Terra Cava, da finanziare una spedizione di ricerca in Antartide, la quale si concluse con un insuccesso, almeno ufficialmente e stando a quanto riferisce l'ammiraglio Donitz durante il processo di Norimberga.

Tutte teorie, più o meno affascinanti, proposte da scienziati, filosofi, militari e scrittori forse vicini a società iniziatiche di varia natura ma nulla di provato.

Nel 1906 William Reed pubblicò il suo lavoro dal titolo: Phantom of the Poles, che offriva diverse prove scientifiche derivanti dall'esperienza degli esploratori artici.
Egli sosteneva che i poli fossero "forati" e che all'interno la terra era cava, con continenti interi, oceani ed altre meraviglie.
Qualche anno più tardi fù invece Marshal B. Garden, nel 1913, a riportare alle cronache la teoria della Terra Cava con un libro dal titolo "A Journes to the Earth's Interior; or Have the Poles Really Been Discovered?".
Questo autore, concordando in linea di massima con William Reed, sosteneva che il mondo sotto la nostra superficie era illuminato e riscaldato da un Sole, responsabile anche delle aurore boreali.
Secondo Marshal le aperture ai poli avevano diametro di circa 2240 Km e le acque degli oceani aderirebbero alla crosta passando dalle aperture per via della forza gravitazionale, così che una nave che arrivasse all'ingresso potrebbe continuare a veleggiare ritrovando situazioni analoghe a quelle in superficie.
Ancora solo teorie che l'autore, o il ricercatore, sperava venissero avvalorate in un suo prossimo futuro da splorazioni aeree o sottomarine.

In effetti fu il Contrammiraglio Richard E. Byrd della Marina degli Stati Uniti che in due missioni nel 1947 e nel 1956 atte all'attraversata dei poli, avrebbe segnalato ampie zone prive di ghiacci non presenti sulle mappe.
Stando ad alcune teorie egli scoprì proprio gli ingressi alla "Terra Cava" ma gli fù proibito di parlarne ed il tutto divenne segreto militare e di Stato, ergo ancora una volta si ricade nelle più classiche delle teorie del complotto.
Richard Byrd è senza dubbio la persona di maggior spicco che ha potuto riportare una testimonianza diretta riguardo all'esistenza di questo continente interno. Come già accennato in vita non poté mai rivelare ufficialmente ciò che aveva visto ma riuscì a trasmetterci la sua esperienza, grazie alle pagine del suo diario lasciato al Centro di Ricerche Polare Byrd (Università di Stato di Columbus - Oiho).

"Devo scrivere questo diario di nascosto e in assoluta segretezza riguardo il mio volo antartico del 19 Febbraio 1947. Verrà un tempo in cui la razionalità degli uomini dovrà dissolversi nel nulla e si dovrà allora accettare l'ineluttabilità della verità. Io non ho la libertà di diffondere la documentazione che segue forse non verrà mai alla luce ma devo comunque fare il mio dovere e riportarla qui, con la speranza che un giorno tutti possano leggerla, in un mondo in cui l'egoismo e l'avidità di certi uomini non potranno più sopprimere la verità."
L'aereo di Byrd si era infatti imbattuto in una sorta di area paradisiaca, con animali, laghi ed una flora lussureggiante, nascosta tra i ghiacci antartici. Ad un certo punto si accorse anche di essere seguito da due mezzi volanti sconosciuti che avvicinandosi presero il comando del suo velivolo, pur avendo i comandi che non gli rispondevano più Byrd si sentiva stranamente al sicuro. Ricevuto un messaggio di benvenuto mediante la radio, dopo sette lunghissimi minuti il suo aereo venne fatto atterrare. Grazie ad una sorta di piattaforma volante Byrd venne condotto in una città scintillante al cospetto di un Maestro.
"L'abbiamo lasciata entrare qui perché lei è di nobile carattere e ben conosciuto sul mondo di superficie ammiraglio" - "Il nostro interessamento cominciò esattamente subito dopo l'esplosione delle prime bombe atomiche, da parte della vostra razza, su Hiroshima e Nagasaki, in Giappone. Fu in quel momento importante che spedimmo sul vostro mondo di superficie i nostri mezzi volanti. Noi non abbiamo mai interferito prima d'ora nelle guerre e nelle barbarie della vostra razza, ma ora dobbiamo farlo in quanto voi avete imparato a manipolare un tipo di energia, quella atomica, che non è affatto per l'uomo. I nostri emissari hanno già consegnato dei messaggi alle potenze del vostro mondo e tuttavia esse non se ne curano. Ora voi siete stato scelto per essere testimone qui, che il nostro mondo esiste, non ci sarà difesa nelle vostre armi, non ci sarà certezza nella vostra scienza".

Diario dell'Ammiraglio Byrd - data 11 Marzo 1947: "Ho appena avuto un incontro di stato maggiore al pentagono ho riportato interamente la mia scoperta e il messaggio del Maestro. E' stato tutto doverosamente registrato, il presidente ne è stato messo al corrente. Vengo trattenuto per diverse ore, 6 ore e 38 minuti per l'esattezza. Sono accuratamente interrogato dal Top Secret Forces e da un équipe medica, è un travaglio! Vengo posto sotto stretto controllo attraverso i mezzi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti d'America . Mi viene ordinato di tacere su quanto appreso, per il bene dell'umanità. E' incredibile. Mi viene rammentato che sono un militare e che quindi devo obbedire agli ordini."

La teoria della Terra Cava, ripresa da studiosi e scrittori, da ricercatori indipendenti e complottisti, conosciuta ormai in lungo ed in largo sul nostro pianeta, venne poi ripresa nel 1959 da Ray Palmer, direttore della rivista Flying Saucer, che nell'ambito delle teorie ufologiche cercò di trovare un nesso tra il fenomeno dei "Dischi Volanti" ed il mondo sotto la superficie.
Che i dischi volanti provenissero non dallo spazio ma da sotto i nostri piedi?
Che provenissero dalla famosa Agharta?
Queste le domande che certamente attanagliarono Palmer e che, francamente, trovo molto sensate.

Nel 1974 Brinsley Le Poer Trench, allora uno dei massimi esperti in fatto di UFO, pubblicò un libro dal titolo "Secret of The Ages: UFO from Inside the Earth", nel quale si ritiene che il mondo interno (ritenendo quindi certa l'esistenza della Terra Cava) possa essere stato colonizzato dagli abitanti di Atlantide sfuggiti all'immenso cataclisma causa dell'estinzione della loro progredita civiltà.
Si ipotizza che siano proprio questi ultimi i "costruttori" dei Dischi Volanti che di norma si attribuiscono a civiltà Extra Terrestri e non Intra-Terrestri.

Per quanto riguarda l'aspetto degli ipotetici abitanti di questo mondo sotterraneo, alcuni li definirebbero simili all'uomo, altri come esseri piccolissimi, altri ancora come creature dall'aspetto mostruoso, non di rado come giganti.
Esistono poi, come già accennato, coloro che ritengono questi "esseri" discendenti di abitanti di civiltà antiche e tecnologicamente e spiritualmente molto più avanzate della nostra, Atlantide, Lemurie ed altre ancora misteriose e sconosciute.
Esseri molto simili all'uomo ma dotati di capacità fisiche ed intellettive molto più sorprendenti.
Parrebbe che le loro donne abbiano un aspetto a dir poco stupendo e che di tanto in tanto ci siano state unioni tra queste e gli uomini della nostra specie (l'essere umano di superficie) dalle quali si siano generati "Super-uomini" che avrebbeo sempre ricoperto, se pur mescolandosi con il genere umano, ruoli di spicco nella società, spesso autori di scoperte e ricerche che avrebbero contribuito al progredire della razza umana.

In India vi è una antica credenza che narra di una stirpe di esseri rettiliani (uomini serpente) che vivrebbero nelle città sotterranee di Patala e Bhogavati. Tale popolo sarebbe in guerra con il regno di Agharta. "I Naga", questo il nome degli esseri citati, secondo quanto asserito da W.M. Mott nel saggio The Deep Dwellers, sarebbero una specie tecnologicamente molto avanzata, mossa da un estremo disprezzo nei confronti degli esseri umani.

Ergo un mondo sotterraneo abitato da civiltà differenti ed addirittura in contrasto tra loro?
Alieni, Antiche civiltà, Esseri dalle sembianze umanoidi ma tanto somiglianti ai giganti biblici o agli gnomi folkloristico...
roppa confusione, quanto dovrebbe essere popolato l'interno della terra?

Molto più plausibile è l'ipotesi che grazie a particolari campi magnetici e condizioni fisiche generali, all'interno del nostro pianeta si generino passaggi interdimensionali in grado di collegare il nostro pianeta, la nostra dimensione, con dimensioni X.
Ergo diverse dimensioni per diverse specie, diversi esseri con comportamenti e sembianze differenti.
Ovviamente quest'ultima è una mia personalissima ipotesi ma tendenzialmente credo esista troppa confusione in merito ad agharta e l'idea della "porta" interdimensionale ordinerebbe un po le cose facendo incastrare diversi tasselli nel puzzle.

Per adesso, ritengo che questa sia una delle teorie, delle leggende, che maggiormente meriterebbero attenzione.



Articolo di Mario Contino
Copyright, vietata ogni riproduzione non autorizzata

martedì 26 gennaio 2016

Recensione libro "Manifestazioni Spiritiche" Testimonianze - Studi - Ipotesi

Recensione libro "Manifestazioni Spiritiche" Testimonianze - Studi - Ipotesi
a cura di:
Dott.ssa Debora Avola
per il forum: 
Home Base The Box

Recensione


Manifestazioni spiritiche

Testimonianze - Studi - Ipotesi

di Mario Contino
Risveglio Edizioni

Scheda libro al seguente link:
 


La più completa tra le ricerche di Mario Contino, “Manifestazioni Spiritiche” è una raccolta di considerazioni, testimonianze ed interviste gravitanti attorno al tema portante dell’opera. Sicuramente, questo libro offre al ricercatore newbie o all’indipendente che vuole proseguire al meglio il campo del paranormale alcune linee guida, se non il criterio più corretto possibile con cui affrontare gli studi nel campo delle anomalie concernenti il mondo invisibile. Quello che risalta dalle prime trentatre pagine, è il tentativo di considerare differenti ambiti in un unicuum teorico; questo, il passo avanti dell’autore dopo anni di tentativi e marce indietro se non cambi di rotta, risultanti dai modi e dai riscontri ottenuti tra le varie indagini, a differenza di coloro che si improvvisano dichiarandosi professionisti del settore. E’ un invito allo sviluppo di un approccio atto a selezionare e sviluppare parametri di riferimento entro cui costruire un ragionamento di base, offrendo una gamma di spunti entro cui approfondire la ricerca distanziandosi o avvicinandosi a tutto o in parte secondo il proprio criterio, con la libertà assoluta che un ricercatore indipendente che ha ottenuto qualcosa dai propri sforzi, sente di consegnare all’umanità e alla ricerca. Ritengo che questo libro faccia un po’ da ouverture alla voglia di cimentarsi meglio nel campo delle anomalie, senza soffermarsi soltanto alle mode, e alle altrettanto mode delle attrezzature che vengono comunemente condivise per affrontare le varie indagini. Sono elencate moltissime testimonianze, proprio tra quelle che ogni uomo che ha avuto occasione di conoscere preferisce custodire intimamente, intuendo di essere dinanzi a qualcosa di insolito e altrettanto prezioso, ossia, alla possibilità di riuscire ad avere una fortuita esperienza con “l’aldilà”, di cui tutti, bene o male, sanno di essere certi - a prescindere dall’ammetterlo o meno , pubblicamente - . Interessanti le interazioni dell’autore attraverso i medium che si sono offerti di collaborare alla realizzazione delle ricerche. Molto utili le interviste delle personalità che sono state selezionate dall’autore, toccando le diverse voci di coloro che orbitano nel campo, dai ricercatori, a coloro che si espongono tra religioni e versanti opposti. Il tutto con un approccio acritico e incondizionato, lasciando ai lettori la piena ed assoluta libertà di elaborare il proprio punto di vista a stimolo individuale nel prosieguo delle ricerche nel campo del paranormale.


Debora Avola -
Supernova82
per Home Base - The Box

 

venerdì 22 gennaio 2016

Anomalia nel bosco - associazione A.I.R.M. 2015

Le immagini fanno riferimento ad un indagine svolta il 31 Ottobre 2015 dall'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (A.I.R.M.)
Località: Riservata
Orario: 23,00 circa
Umidità: 70% circa
Temperatura 18/20°C
 
Le foto sono state scattate con Fotocamere Full Spectrum modificate ed il luogo era illuminato con fari IR ed UV.
L'alone rossastro che si vede e da noi ricondotto ad "Anomalia" di probabile origine paranormale.
Condizionale d'obbligo.
Le immagini di seguito sono protette da Copyright.






























www.associazioneairm.it
Copyright, vietata ogni riproduzione anche parziale.

mercoledì 20 gennaio 2016

Entità spiritiche e specchi - Ipotesi e folklore

Da secoli il folklore di ogni parte del mondo cita gli specchi quali “mezzi” per contattare o osservare il regni spiritico.
Quanto c'è di vero in tutto ciò?
Perché?

Nelle società primitive lo specchio è tutt'oggi considerato uno strumento diabolico in grado di catturare l’anima ed imprigionarla per l’eternità, in molte parti del mondo era visto come creazione del diavolo in persona, un oggetto da evitare.
Oggi in Italia il folklore conserva riminiscenze di queste antiche credenze e soprattutto al Sud è possibile osservare come, durante un funerale, gli specchi posti nella camera ardente vengano rimossi o coperti per evitare che l'anima del “Caro defunto” resti imprigionata.
Meno frequentemente, ma ancora presente in alcuni borghi più rupestri, è l'usanza in base alla quale l'anima del defunto sfrutterebbe gli specchi per attirare l'ignara vittima a specchiarsi.
Coloro che si specchierebbero, in una camera ardente, sarebbero destinati a morire nell'arco di qualche mese, o di qualche anno.

Altre leggende vedrebbero gli specchi come passaggi “dimensionali” tra la nostra realtà e la dimensione degli spiriti, quindi veri e propri strumenti utili allo scopo.

Secondo una diceria folkloristica molto diffusa, si potrebbero contattare gli spiriti nel seguente modo:
Occorrerebbe un grande specchio posto in una stanza resa buia chiudendo porte e finestre.
Durante una notte di luna piena, a mezzanotte esatta, occorrerebbe accendere una candela di fronte allo specchio e chiamare (evocare) lo spirito X, oppure semplicemente attendere che un qualunque essere spiritico faccia la sua comparsa.
Risulta chiaro che lo specchio in questione venga interpretato come una porta e la candela funga da guida per gli spiriti che, secondo la stessa tradizione folkloristica, vivrebbero nel buio.

Anche in Giappone è possibile rintracciare una credenza simile ma nella stanza, oltre allo specchio, servirebbero ben 100 candele da accendere tutte.
I partecipanti dovrebbero raccontare, a turno, un racconto a tema horror o leggende legate agli spiriti.
Dopo ogni racconto il narratore spegne una candela e quando si giunge all'ultima, nello specchio, dovrebbe apparire uno spirito.

Volendo vedere il tutto come costrutto mentale, possiamo ipotizzare che il fissare lo specchio alla luce tremula della candela possa indurre stati di coscienza alterati alla base di molte visioni.
Lasciando quindi un attimo da parte le leggende popolari, che pur dovrebbero derivare da osservazioni reali alle quali è stata data una giustificazione spesso troppo romanzata, occorre valutare le centinaia di segnalazioni in base alle quali il presunto essere spiritico sarebbe apparso proprio in uno specchio o altra superficie riflettente.
Grazie all'avvento di Internet e dei social network, lo scambio di informazioni è divenuto celere e di ampio raggio, così è stato possibile reperire una grande quantità di materiale video-fotografico facente riferimento proprio all'apparizione spiritica attraverso il riflesso visivo.
Certamente il 90% di questo materiale è dovuto a falsificazione grafica o pareidolia ma reputo che almeno il 10% sia da considerarsi veritiero e degno di osservazione.

Se il folklore cita lo specchio quale mezzo per un contatto spiritico, se parte del materiale video-fotografico farebbe riferimento ad una manifestazione legata ad una superficie riflettente, io mi pongo la fatidica domanda: Perché?

Gli specchi sono comunemente composti da uno strato metallico molto sottile, ad esempio argento o alluminio, che viene fissato sul retro di una lastra di cristallo liscia e riflettente.
Quando la luce colpisce uno specchio, essa viene riflessa e l’occhio umano può percepirla.
Un’altra particolarità degna di nota è la caratteristica capacità dello specchio di invertire “avanti” e “dietro” nella direzione dell’immagine e mantenere invariati: “sinistra - destra” e “sotto – sopra”.
O per meglio dire, di far percepire questo al nostro cervello.

È dunque possibile che in determinate circostanze e con un po’ di fortuna, lo specchio possa riflettere radiazioni luminose difficilmente rilevabili ed inviarle a sensori elettronici capaci, involontariamente, di creare un immagine normalmente invisibile all’occhio umano?
Credo di si, come è anche ipotizzabile che in particolari condizioni ambientali e con particolari angolazioni tra lo specchio e il dispositivo di acquisizione dell'immagine, si verifichi una curvatura nella rifrazione luminosa tale da mostrarci qualcosa di assolutamente unico, una dimensione alternativa.

Per ciò che riguarda l'acquisizione di radiazioni luminose non standard, ipotizzata poc'anzi, questa mia personale teoria, che a molti potrebbe sembrare fantasiosa, è in realtà molto simile a ciò che avviene per l’osservazione astronomica in cui si utilizza il principio dell’incidenza radente (nota anche come riflessione totale), una tecnica che permette di catturare radiazioni luminose a noi invisibili e mostrarci un immagine dell’universo totalmente diversa da quella concessaci da madre natura.

In relazione alla seconda ipotesi invece, ossia dell'osservazione di differenti dimensioni spazio temporali, ammetto che la questione non è tanto chiara neppure al sottoscritto e di seguito tenterò di riportare alcune informazioni utili a fare un po' di luce sul presupposto, presupponendo che tale studio sarà comunque soggetto ai limiti scientifici dell'odierna fisica, a mio parere troppo ignorante sulla questione “fotoni” e “rifrazione”.

Secondo una teoria popolare, posizionando 2 specchi l'uno di fronte all'altro, si otterrebbe un immagine infinita di “specchi riflessi” e facendo molta attenzione si potrebbe scorgere una realtà alternativa ed esseri spesso riconducibili ad altre dimensioni.
Personalmente ho tentato varie volte questo esperimento ma ritengo che non sia utile allo scopo per diversi fattori, i principali dei quali sono:
A) gli specchi normalmente in commercio non rifletterebbero mai il 100% della luce.
B) La riflessione totale, anche disponendo di superfici ultra riflettenti, avverrebbe esclusivamente posizionando i due “specchi” in maniera perfettamente perpendicolare tra loro. Questo sarebbe quasi impossibile da realizzare anche in laboratorio, figuriamoci in un ambiente standard. Senza contare che con tale procedura non riesco ad ipotizzare un qualsivoglia motivo in grado di mostrarmi dimensioni alternative.

Più che la riflessione, credo dovremmo concentrarci sulla rifrazione che è cosa ben diversa e forse, in qualche modo, riconducibile alle mie bizzarre ipotesi.
Di seguito proporrò anche ipotesi che molti potrebbero definire pura fantascienza ma che, stranamente, io sento più reali di quanto si possa immaginare, per tali illazioni chiedo venia ai ricercatori, ai professori che si troveranno a leggere questo mio articolo.

La riflessione e la rifrazione della luce si possono spiegare supponendo che la luce si propaghi sotto forma di raggi rettilinei. Quando un raggio di luce che viaggia attraverso l'aria (mezzo trasparente) incontra una superficie di separazione in un altro mezzo trasparente (l'acqua ad esempio), si divide normalmente in due raggi (A) e (B)
Il raggio (A) viene riflesso dalla superficie.
Il raggio (B) entra nel secondo mezzo e varia la sua direzione di propagazione, ossia viene rifratto.

Ovviamente esistono interi manuali sulla rifrazione e le sue leggi, certamente sarebbe per me impossibile riassumere il tutto in poche righe e relazionarlo al tema di questo articolo.
Ciò che penso è che potrebbe esistere un rapporto tra la rifrazione luminosa e la percezione dell'immagine rifratta.
Potrebbe giungere, al nostro nervo ottico o ad un apparecchio ricevente appositamente creato, un immagine di una dimensione X che si trova “””dietro un ipotetico angolo” è non visibile in maniera standard?
Potrebbe la luce deviare e voltare quell'ipotetico angolo per poi tornare da me e mostrarmi “l'altra parte” o una porzione di essa?

Be!!
Io qui devo arrendermi ai miei limiti, certo potrei ipotizzare e presupporre ma temo di essermi già spinto troppo oltre con l'immaginazione.
Forse un giorno avrò un quadro più chiaro sulla questione, che potrebbe anche coincidere in parte con quanto appena ipotizzato.
Per adesso voglio lasciarvi con questi interrogativi irrisolti, sperando che i miei “perché” siano per voi fonte di nuovi interrogativi.

Mario Contino
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