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mercoledì 20 gennaio 2016

Entità spiritiche e specchi - Ipotesi e folklore

Da secoli il folklore di ogni parte del mondo cita gli specchi quali “mezzi” per contattare o osservare il regni spiritico.
Quanto c'è di vero in tutto ciò?
Perché?

Nelle società primitive lo specchio è tutt'oggi considerato uno strumento diabolico in grado di catturare l’anima ed imprigionarla per l’eternità, in molte parti del mondo era visto come creazione del diavolo in persona, un oggetto da evitare.
Oggi in Italia il folklore conserva riminiscenze di queste antiche credenze e soprattutto al Sud è possibile osservare come, durante un funerale, gli specchi posti nella camera ardente vengano rimossi o coperti per evitare che l'anima del “Caro defunto” resti imprigionata.
Meno frequentemente, ma ancora presente in alcuni borghi più rupestri, è l'usanza in base alla quale l'anima del defunto sfrutterebbe gli specchi per attirare l'ignara vittima a specchiarsi.
Coloro che si specchierebbero, in una camera ardente, sarebbero destinati a morire nell'arco di qualche mese, o di qualche anno.

Altre leggende vedrebbero gli specchi come passaggi “dimensionali” tra la nostra realtà e la dimensione degli spiriti, quindi veri e propri strumenti utili allo scopo.

Secondo una diceria folkloristica molto diffusa, si potrebbero contattare gli spiriti nel seguente modo:
Occorrerebbe un grande specchio posto in una stanza resa buia chiudendo porte e finestre.
Durante una notte di luna piena, a mezzanotte esatta, occorrerebbe accendere una candela di fronte allo specchio e chiamare (evocare) lo spirito X, oppure semplicemente attendere che un qualunque essere spiritico faccia la sua comparsa.
Risulta chiaro che lo specchio in questione venga interpretato come una porta e la candela funga da guida per gli spiriti che, secondo la stessa tradizione folkloristica, vivrebbero nel buio.

Anche in Giappone è possibile rintracciare una credenza simile ma nella stanza, oltre allo specchio, servirebbero ben 100 candele da accendere tutte.
I partecipanti dovrebbero raccontare, a turno, un racconto a tema horror o leggende legate agli spiriti.
Dopo ogni racconto il narratore spegne una candela e quando si giunge all'ultima, nello specchio, dovrebbe apparire uno spirito.

Volendo vedere il tutto come costrutto mentale, possiamo ipotizzare che il fissare lo specchio alla luce tremula della candela possa indurre stati di coscienza alterati alla base di molte visioni.
Lasciando quindi un attimo da parte le leggende popolari, che pur dovrebbero derivare da osservazioni reali alle quali è stata data una giustificazione spesso troppo romanzata, occorre valutare le centinaia di segnalazioni in base alle quali il presunto essere spiritico sarebbe apparso proprio in uno specchio o altra superficie riflettente.
Grazie all'avvento di Internet e dei social network, lo scambio di informazioni è divenuto celere e di ampio raggio, così è stato possibile reperire una grande quantità di materiale video-fotografico facente riferimento proprio all'apparizione spiritica attraverso il riflesso visivo.
Certamente il 90% di questo materiale è dovuto a falsificazione grafica o pareidolia ma reputo che almeno il 10% sia da considerarsi veritiero e degno di osservazione.

Se il folklore cita lo specchio quale mezzo per un contatto spiritico, se parte del materiale video-fotografico farebbe riferimento ad una manifestazione legata ad una superficie riflettente, io mi pongo la fatidica domanda: Perché?

Gli specchi sono comunemente composti da uno strato metallico molto sottile, ad esempio argento o alluminio, che viene fissato sul retro di una lastra di cristallo liscia e riflettente.
Quando la luce colpisce uno specchio, essa viene riflessa e l’occhio umano può percepirla.
Un’altra particolarità degna di nota è la caratteristica capacità dello specchio di invertire “avanti” e “dietro” nella direzione dell’immagine e mantenere invariati: “sinistra - destra” e “sotto – sopra”.
O per meglio dire, di far percepire questo al nostro cervello.

È dunque possibile che in determinate circostanze e con un po’ di fortuna, lo specchio possa riflettere radiazioni luminose difficilmente rilevabili ed inviarle a sensori elettronici capaci, involontariamente, di creare un immagine normalmente invisibile all’occhio umano?
Credo di si, come è anche ipotizzabile che in particolari condizioni ambientali e con particolari angolazioni tra lo specchio e il dispositivo di acquisizione dell'immagine, si verifichi una curvatura nella rifrazione luminosa tale da mostrarci qualcosa di assolutamente unico, una dimensione alternativa.

Per ciò che riguarda l'acquisizione di radiazioni luminose non standard, ipotizzata poc'anzi, questa mia personale teoria, che a molti potrebbe sembrare fantasiosa, è in realtà molto simile a ciò che avviene per l’osservazione astronomica in cui si utilizza il principio dell’incidenza radente (nota anche come riflessione totale), una tecnica che permette di catturare radiazioni luminose a noi invisibili e mostrarci un immagine dell’universo totalmente diversa da quella concessaci da madre natura.

In relazione alla seconda ipotesi invece, ossia dell'osservazione di differenti dimensioni spazio temporali, ammetto che la questione non è tanto chiara neppure al sottoscritto e di seguito tenterò di riportare alcune informazioni utili a fare un po' di luce sul presupposto, presupponendo che tale studio sarà comunque soggetto ai limiti scientifici dell'odierna fisica, a mio parere troppo ignorante sulla questione “fotoni” e “rifrazione”.

Secondo una teoria popolare, posizionando 2 specchi l'uno di fronte all'altro, si otterrebbe un immagine infinita di “specchi riflessi” e facendo molta attenzione si potrebbe scorgere una realtà alternativa ed esseri spesso riconducibili ad altre dimensioni.
Personalmente ho tentato varie volte questo esperimento ma ritengo che non sia utile allo scopo per diversi fattori, i principali dei quali sono:
A) gli specchi normalmente in commercio non rifletterebbero mai il 100% della luce.
B) La riflessione totale, anche disponendo di superfici ultra riflettenti, avverrebbe esclusivamente posizionando i due “specchi” in maniera perfettamente perpendicolare tra loro. Questo sarebbe quasi impossibile da realizzare anche in laboratorio, figuriamoci in un ambiente standard. Senza contare che con tale procedura non riesco ad ipotizzare un qualsivoglia motivo in grado di mostrarmi dimensioni alternative.

Più che la riflessione, credo dovremmo concentrarci sulla rifrazione che è cosa ben diversa e forse, in qualche modo, riconducibile alle mie bizzarre ipotesi.
Di seguito proporrò anche ipotesi che molti potrebbero definire pura fantascienza ma che, stranamente, io sento più reali di quanto si possa immaginare, per tali illazioni chiedo venia ai ricercatori, ai professori che si troveranno a leggere questo mio articolo.

La riflessione e la rifrazione della luce si possono spiegare supponendo che la luce si propaghi sotto forma di raggi rettilinei. Quando un raggio di luce che viaggia attraverso l'aria (mezzo trasparente) incontra una superficie di separazione in un altro mezzo trasparente (l'acqua ad esempio), si divide normalmente in due raggi (A) e (B)
Il raggio (A) viene riflesso dalla superficie.
Il raggio (B) entra nel secondo mezzo e varia la sua direzione di propagazione, ossia viene rifratto.

Ovviamente esistono interi manuali sulla rifrazione e le sue leggi, certamente sarebbe per me impossibile riassumere il tutto in poche righe e relazionarlo al tema di questo articolo.
Ciò che penso è che potrebbe esistere un rapporto tra la rifrazione luminosa e la percezione dell'immagine rifratta.
Potrebbe giungere, al nostro nervo ottico o ad un apparecchio ricevente appositamente creato, un immagine di una dimensione X che si trova “””dietro un ipotetico angolo” è non visibile in maniera standard?
Potrebbe la luce deviare e voltare quell'ipotetico angolo per poi tornare da me e mostrarmi “l'altra parte” o una porzione di essa?

Be!!
Io qui devo arrendermi ai miei limiti, certo potrei ipotizzare e presupporre ma temo di essermi già spinto troppo oltre con l'immaginazione.
Forse un giorno avrò un quadro più chiaro sulla questione, che potrebbe anche coincidere in parte con quanto appena ipotizzato.
Per adesso voglio lasciarvi con questi interrogativi irrisolti, sperando che i miei “perché” siano per voi fonte di nuovi interrogativi.

Mario Contino
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