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venerdì 3 giugno 2016

Esiste realmente la vita?

Esiste realmente la vita?

Certamente la maggior parte delle persone su questo pianeta risponderebbero con un netto “si”, guardandomi anche con sguardo sospetto per aver posto una domanda dalla risposta, a detta loro, ovvia e scontata.
Be!! Chiamatemi pure “pazzo” ma personalmente credo che la questione sia molto più complessa del previsto e la risposta affatto scontata.

Vediamo adesso cosa ci suggeriscono, in linea di massima, i dizionari alla voce “Vita”.

  1. Forza attiva propria degli esseri animali e vegetali, in virtù della quale essi sono in grado di muoversi, reagire agli stimoli ambientali, conservare e reintegrare la propria forma e costituzione e riprodurla in nuovi organismi simili a sé.
  1. Ciclo di durata, caratteristico di ogni specie animale o vegetale, in cui si svolgono i processi descritti: la v. è breve; aver lunga v.; di qui la determinazione temporale commisurata a tale durata.
Certamente queste definizioni possono essere ritenute corrette, ma non complete, non esplicative dell'intera idea di “Vita” da secoli oggetto di dibattito delle menti più brillanti mai apparse su questo pianeta, da filosofi a scienziati.
Principalmente la scienza ritiene che la vita sia un intricato meccanismo per il quale l'organismo “vive” grazie a particolari processi bio-chimici che ne determinano la “vitalità”.
Ergo a tali meccanismi sarebbero ricollegati tutti gli aspetti che distinguono un essere animato da un organismo inanimato, compresa la distinzione vita – morte
A mio avviso questa è una concezione troppo materialista della realtà, o per meglio dire, troppo arretrata, priva di risposte concrete a tante domande che invece naturalmente sorgono nella mente di quanti, anche per dubbio personale, si trovano a riflettere sulla questione.

Doveroso è quindi citare il “Vitalismo”, che in parte potrebbe rappresentare un buon punto di partenza verso quella verità da tutti ricercata ma da tutti sempre fuggita, rifiutata, forse per la sua caratteristica fondamentale di essere assoluta e non relativa, un dato di fatto che spaventa l'uomo da secoli, inerme contro una probabile realtà avversa al suo comune pensiero.

Il vitalismo è una corrente di pensiero che esalta la vita intesa principalmente come forza vitale energetica e fenomeno spirituale, prendendo le distanze dal mero concetto di “vita biologica materiale” sopra descritto, senza però ripudiarlo del tutto.
Secondo questo pensiero la vita sulla terra ha avuto un'origine divina e non solo da un'evoluzione materiale risalente a circa 3800 milioni di anni fa.
Il vitalismo si è sviluppato come sistema teorico tra il 700 e l'800, riprendendo idee ereditate in gran parte dal neoplatonismo. Il cosmo, in quest'ottica, risulta animato da un principio intelligente, veicolato in esso da una comune e universale Anima del mondo.

Ci troviamo dunque al concetto, a mio avviso fondamentale, di anima del mondo, da alcuni studiosi interpretata come “forza vitale” che tende a “strutturare la materia” al fine di determinarne la presa di coscienza.
Ma se questo sarebbe il fine ultimo, ossia l'autocoscienza di se stessa, da parte della materia intesa in senso largo, è lecito supporre che la vita stessa sia l'autocoscienza non individuale ma addirittura eterea, del tutto cosmico o, come qualcuno suppone, del Dio Alfa e Omega.
Quell'energia primordiale con infinite possibilità creazionistiche, in quanto contenente ogni principio, che per autodefinirsi ed esistere deve essere definita da terze parti ed auto espandere il suo sapere con milioni di miliardi di nuove nozioni ogni istante.

Gli Egizi, antico e sapiente popolo, avevano una visione simile della vita.
Essi però si limitavano al principio creazionistico avente come fine ultimo la creazione in se e non l'auto creazione.
Per loro esistette un Dio inteso come materia primordiale, dal quale si auto generò un secondo Dio che riconobbe il primo, creandolo nello stesso istante come essere definito.
Bene, ritorniamo dunque alla domanda che più volte ho posto a coloro che hanno partecipato a miei convegni:
L'uomo crea Dio o Dio crea l'uomo?
É chiaro che entrambi sono elementi complementari, ma occorre espandere questa osservazione in quanto limitata ad una sola specie che per troppo tempo si è creduta unica intelligente forma di vita del creato.
Quindi Dio (Tutto cosmico – Pan – vibrazione o suono primordiale che tutto plasma) crea coscienti forme di vita, tra le quali anche l'uomo (in modo diretto o indiretto, questo poco conta) al fine di auto distinguersi in ciò che potremmo definire “il nulla”, ben distante dal concetto di vuoto che oggi ha la fisica e che potrebbe invece essere uno stato della materia ancora inesplorato, del resto se il vuoto fosse il nulla come spiegheremo la radiazione elettromagnetica nel vuoto in assenza di materia conduttrice della stessa radiazione?

Esiste realmente la vita?

Così come intesa, a mio parere, non esiste, e non esiste per logica neanche la morte visto che sarebbe la fine di qualcosa che mai sarebbe iniziata.

Questo Io individuale, ciò che credo essere un mio pensiero profondo, proprio, personale, altro non sarebbe che un frammento della coscienza collettiva da intendere in maniera tanto ampia da scavalcare in un solo istante ogni coscienza collettiva umana, forma pensiero ed idea fin ora attribuita a tale concezione di “coscienza allargata”.
Un fiume in piena, un oceano di conoscenza dal quale poche gocce giungono ad ordinare la materia di cui siamo composti e sfruttarla per apprendere nozioni utili all'auto miglioramento in questa specifica dimensione.
L'uomo dunque non deve pensare alla vita come personale ma collettiva, espandendo lo stesso concetto di collettività.

Il principale problema è l'idea, forse sorta per un errore costitutivo legato all'evoluzione stessa, di uomo come unico individuo, completamente materiale e privo di spiritualità.
Allontanandosi dal mondo degli spiriti, archetipi di forze vitali esterne ma concettualmente simili e probabilmente più evolute, ha determinato un blocco evoluzionistico in se stesso, e a cosa mai potrebbe servire un “mezzo” rotto?
A nulla, ergo sarebbe più utile, al suo utilizzatore, liberarsi del danno prima che faccia danni, scusate il gioco di parole.

La vita non ci appartiene, ne ci è stata donata, semplicemente ne siamo parte.

Copyright, vietata ogni riproduzione non autorizzata 
Mario Contino

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