Il mito del Diluvio Universale e l'Arca di Noè

Una delle storie più affascinanti ed inquietanti della Bibbia è, senza ombra di dubbio, il mito del “Diluvio universale”.
Da sempre appassionati ricercatori da tutto il mondo hanno cercato le prove che potessero avvalorare la tesi secondo la quale questo cataclisma sia realmente avvenuto, dunque per trasportare la leggenda nei libri di storia ufficiali, per quanto io personalmente continuo a ritenere questa storia solo la punta dall'iceberg.

1949 un aereo americano da ricognizione sorvola la Turchia per tener sotto controllo i confini con l'Unione Sovietica, nel pieno della famosa “guerra fredda”.
Sorvolando il monte Ararat ci si accorse di una sorprendente “anomalia”, un oggetto insolito che attirò l'attenzione dei militari e che venne subito fotografato e analizzato perché "troppo lineare per essere naturale. Non ci volle troppo tempo perché si iniziasse ad ipotizzare che si trattasse dell'arca di Noè, il mitico vascello costruito su indicazione di Dio e che fu il mezzo grazie al quale l'essere umano sopravvisse, con gli animali, al diluvio universale.
Sei foto del 1949 furono declassificate nel 1995 grazie al Freedom of information Act, quindi inviate a Porcher Taylor, professore della University of Richmond, presso il Center for Strategic and International Studies di Washington. Si tratta di un'istituzione specializzata nello studio delle informazioni ottenute via satellite quindi altamente qualificata per poter studiare lo strano e specifico caso.
In breve tempo il Prof. Porcher Taylor divenne uno dei più accaniti sostenitori della teoria secondo la quale, l'oggetto delle fotografie, sarebbe potuto essere l'Arca di Noè citata nella Bibbia.
La zona interessata, sul monte Ararat, è però di pertinenza militare ergo ogni tentativo di studio è stato ostacolato se non impedito per ovvie ragioni di riservatezza, questo non ha fatto altro che alimentare il mito unendo quella che sarebbe dovuta essere una classica leggenda alle ben più contorte “teorie del complotto”.

Genesi 8; 1-5
[1]Dio si ricordò di Noè, di tutte le fiere e di tutti gli animali domestici che erano con lui nell'arca. Dio fece passare un vento sulla terra e le acque si abbassarono. [2]Le fonti dell'abisso e le cateratte del cielo furono chiuse e fu trattenuta la pioggia dal cielo; [3]le acque andarono via via ritirandosi dalla terra e calarono dopo centocinquanta giorni. [4]Nel settimo mese, il diciassette del mese, l'arca si posò sui monti dell'Ararat. [5]

A mio parere qui occorre valutare due ipotesi:
  • La prima e più semplice è quella di recepire il testo sacro quale verità assoluta ed ergo, per logica, sostenere coloro che appoggiano la tesi del ritrovamento dell'Arca sul monte Ararat.
  • La seconda è quella di credere alla macchinazione atta ad una distrazione dal reale, ossia al voler fornire una prova che potesse spingere l'uomo a ripensare al testo sacro con mente differente. Visto che il racconto fornisce il nome esatto di un monte (che poi vorrei capire come fu identificato nel biblico racconto in assenza di mappe geografiche e punti di riferimento in un territorio completamente trasformato dal cataclisma divino) è logico supporre che qualcuno abbia fornito l'equazione partendo dal risultato, ossia che qualcuno abbia voluto il ritrovamento proprio li dove sarebbe dovuto avvenire.

Questo ritrovamento, o presunto tale, sembra però contrastare con altre leggende di natura religiosa.
Una di queste è di origine Armena ed è legata ad un monaco che tentò per molti mesi di scalare il monte Ararat alla ricerca dell'Arca:
  • Il monaco Giacobbe, lasciato il suo monastero, si mise a scalare il monte convinto di poter ritrovare la preziosa reliquia che avrebbe confermato il racconto biblico.
    La leggenda narrava che Dio avesse impedito agli uomini di scalare il monte sacro e che l'arca apparisse solo per volere divino a pochi prescelti. Giacobbe però incurante dell'avvertimento tentò la scalata affrontando il gelo ed i mille pericoli della montagna, privo di mezzi idonei al compimento dell'impresa. Dio allora gli mandò un Angelo per convincerlo a desistere ma il monaco, lodando il suo Dio, non volle arrendersi. Così Dio fece in modo che ogni qual volta il monaco si fosse addormentato si sarebbe risvegliato ai piedi dell'Ararat. Giacobbe non si arrese e continuò a tentare fino a conquistare Dio che volle premiare la sua cocciutaggine inviandogli un Angelo con l'incarico di donargli un pezzo di legno dell'arca.
    Il monaco questa volta ringraziò Dio e portò il legno in quello che oggi è uno dei più grandi monasteri del luogo.

Recenti spedizioni scientifiche hanno avuto l'obiettivo di cercare traccia del Diluvio Universale nei fondali del Mar Nero, analizzando il suolo al di sotto di questo.
Tantissimi secoli fa il mediterraneo ed il mar nero si trovavano a livelli differenti, il primo era ad un livello superiore, separato dal secondo da una catena montuosa che potremmo immaginare come una diga naturale costretta a sopportare un immensa pressione (il Bosforo). Alla fine la “diga” dovette cedere e si scatenò uno dei cataclismi più violenti della storia del pianeta.
Questo mare, termine quasi improprio, riceve una notevole quantità di acqua dolce dai tantissimi fiumi che in esso si riversano, tanto che la sua salinità è nettamente inferiore a quella del Mar Mediterraneo, eppure da alcuni carotaggi si è scoperto che in alcune epoche si depositarono sui suoi fondali molluschi la cui vita sarebbe legata agli oceani o i mari salati, ergo una prova in più a sostegno dell'immane cataclisma sopra descritto.
La leggenda di Noè non è certo un mito esclusivo della Bibbia, anzi quasi certamente in essa convogliarono leggende antiche appartenenti a differenti culture.
Molti sostenitori dell'impossibilità umana del realizzare, all'epoca, un'arca come quella descritta nella Bibbia, affondano le loro ragioni principalmente su 2 fattori:
  1. la mancanza di tecnologia adatta
  2. la carenza strutturale, asseriscono anche che moderne imbarcazioni forse non avrebbero potuto resistere alla furia di un cataclisma come quello narrato dal biblico racconto.

A tal proposito si effettuò uno studio con modelli ridotti in scala in vasche appositamente create per riprodurre le eventuali condizioni marine nel momento dell'ipotetico diluvio. A differenza di ciò che tutti ipotizzavano, l'arca si dimostro eccezionalmente utile allo scopo, in condizioni simulate di onde alte anche 600 m (in scala) l'arca si dimostrò inaffondabile e stabile, capace di ritornare in posizione ottimale anche a seguito di inclinature di 90°.

L'arca era lunga 115 m, larga 22 m, alta 13 m, un'imbarcazione colossale.

Nel 1902 si diffuse un'altra storia che sembrava essere particolarmente interessante al fine dello studio sull'arca in relazione al monte Ararat.
Un bambino armeno di 8 anni dichiarò di aver non solo visto l'arca in condizioni climatiche favorevoli ma, insieme a suo zio, di esserci salito sopra scalandola grazie ad una scala provvisoria costruita utilizzando le rocce circostanti (dato questo a mio avviso molto al limite del credibile)
Arrivato in cima avrebbe potuto notare un foro ed aperture simili a finestre ma non sarebbe riuscito a vedere nulla della struttura interna poiché troppo buia.
Non si potrebbe certo provare la veridicità di questa testimonianza ma secondo alcuni esperti è possibile che un prolungato periodo di siccità avesse potuto causare anche lo scioglimento delle nevi che normalmente nascondono l'imbarcazione alla vista dell'uomo.

Abbiamo citato altre culture contemplanti il mito del diluvio e dell'arca, bene, tra queste la più sorprendente è a mio avviso quella Sumera.
Il mito sumero dell'epopea di Gilgamesh narra di un antico Re di nome Utnapishtim che fu invitato dal suo Dio (Enki) a costruire un battello servendosi del materiale del quale era edificata la sua casa, in questa “arca” avrebbe potuto salvarsi dal diluvio. Di questa antica storia esistono diverse versioni, anche se tutte molto simili tra loro.
Volendo analizzare un racconto teoricamente più vicino, a livello teosofico, a quello Bibblico ebraico, citerò il mito narrato nel Corano, quindi appartenente alla religione islamica.
Il Corano racconta una storia simile a quella ebraico-cristiana nella quale le maggiori differenze sono nel fatto che Noè entrò nell'arca con pochi suoi seguaci, mentre suo figlio (uno dei quattro) e sua moglie rifiutarono di entrare credendo di poter affrontare il diluvio. L'altra differenza è sul punto geografico nel quale l'arca si sarebbe poi fermata, ossia sul monte Judi, identificato con una montagna vicino Mossul.

In Cina, patria di un antichissimo popolo, esistono differenti leggende sul diluvio, tutte però concordano nel definire le acque alte a tal punto da toccare il cielo.

Inutile citare tutti i miti sul diluvio poiché ritengo che possano essere descrittivi di situazioni differenti, alcuni potrebbero descrivere inondazioni avvenute in aree geografiche al ridosso delle coste o dei grandi fiumi, che avrebbero potuto interessare il mondo allora conosciuto e non l'intero pianeta come invece si è creduto.

Il diluvio potrebbe essere stato necessario, al nostro creatore ma forse sarebbe opportuno parlare di creatori al plurale, per porre fine ad un progetto umano fallito, ossia non sfociato nel risultato sperato o desiderato.
In tale ottica potrei citare non solo un diluvio ma diversi, messi in atto in ere differenti e per differenti razze umane intese quali creazioni specifiche, esemplari in un enorme laboratorio di studio.
Se così fosse non è da escludere che un evento simile possa ripetersi, non posso ipotizzare quale potesse essere lo scopo dell'eventuale esperimento uomo iniziale, né l'aspettativa dei creatori, però dubito sia inerente con l'attuale condizione umana che potrebbe invece essere l'ennesimo fallimento da “terminare”....

§Il mito del diluvio e dell'arca non è da sottovalutare, non è neanche da venerare, è invece da capire, sviscerare nei minimi dettagli, giungere il più vicino possibile a scoprire la genesi di una leggenda che potrebbe aiutarci a comprendere gli errori che forse, per l'ennesima volta, non saremo in grado di evitare.

Mario Contino

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