Il folletto del folklore italiano, la sua probabile origine romana. Breve sintesi.


I Lari (dal latino lar(es), "focolare", derivato dall'etrusco lar, "padre") sono figure della mitologia romana che rappresentano gli spiriti degli antenati defunti, protettori della casa ed impegnati a
vegliare sul buon andamento della famiglia.

Agostino di Ippona nella sua opera “La città di Dio”, li identifica come anime buone, o meglio, cita Apuleio che li descrive nel seguente modo:

“Apuleio afferma inoltre che anche l'anima umana è un demone e che gli uomini divengono Lari se hanno fatto del bene, fantasmi o spettri se hanno fatto del male e che sono considerati dèi Mani se è incerta la loro qualificazione.”

Esisteva una specie di classificazione di questi esseri, di norma si distinguevano: 

- Lares familiares: Lo spirito dell'antenato che veniva raffigurato con una statuetta, solitamente di terracotta o legno, chiamata sigillum (da signum, "segno", "effigie","immagine").
All'interno della domus (abitazione), queste statuette venivano collocate nella nicchia di un'apposita edicola detta larario e, in particolari occasioni o ricorrenze, onorate con l'accensione di una fiammella. Si chiedeva spesso l'aiuto ai Lari, per vari avvenimenti, ad esempio nascite, matrimoni, viaggi, erano dunque tenuti in grandissima considerazione.
Servio scrisse che il culto dei Lari derivava con molta probabilità dall'antica tradizione di seppellire in casa i propri cari defunti. Questi spiriti erano rappresentati iconograficamente in differenti modi, secondo Plauto venivano rappresentati come cani e le loro immagini venivano posizionate nei pressi della porta di casa, oppure come ragazzini di bassa statura con grandi calzali (probabilmente questa descrizione li avvicina molto all'odierna concezione del folletto). 
Così come oggi si celebra la festa dei defunti, a quei tempi, il 17 Dicembre, si svolgeva la festa dei Saturnali, durante la quale i parenti si scambiavano in dono i sigilla (statuine del Lari).

- Lares Pubblici: Che a loro volta si ripartivano in:
1. Lares Compitales: Lari degli incroci stradali;
2. Lares Permarini: Protettori della navigazione;
3. Lares Praestites: Di solito accompagnati da un cane e considerati protettori dei confini della città.
4. Lares Augusti: Lari della famiglia imperiale, in quanto protettori dell'Imperatore, erano ritenute divinità benefiche anche in tutto l'impero e venerate da tutti i sudditi.

Il termine Lario – Lares ben si accosta soprattutto al nome del folletto Pugliese per eccellenza: il Lauro.
Occorre anche considerare che un po' in tutto il meridione, ma soprattutto in Puglia e  specificatamente nel Salento, è ancora costume posizionare le fotografie ritraenti i cari defunti
(pagelline) su appositi altari, illuminati da lumini, a protezione della casa e della famiglia.

Nell'Impero Romano, oltre i Lari, erano note altre figure ben accomunabili al folletto, era conosciuto il culto del Genius Cucullatus ( cucullus indica il cappuccio), descritto come un adolescente con un berretto sul capo, conosciuto anche con il nome di Telesphorus.

Petronio nel Satyricon cita gli Incubones, geni dal cappuccio magico che renderebbero ricco colui
che riuscissero a rubargli il cappello:

“Quam Incuboni pilleum rapuissent, et thesaurum invenit, Petronio, Satyricon”.

I Geni erano per i romani protettori di natura benigna che, all'occorrenza, potevano divenire volubili e dispettosi, un po' come i folletti descritti nel folklore italiano.

Alla luce di quanto appena detto, sembra poter trovare giustificazione la mia precedente affermazione a proposito di una derivazione dell'immagine del folletto, risalente alla cultura romana.

Mario Contino
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